La Puglia. Da Fitto a Vendola.


La Puglia è ritenuta la “prima” delle regioni del Sud Italia, la porta ad Oriente della penisola italiana, lo storico crocevia delle diverse culture e religioni mediterranee ed europee.
In virtù del suo passato rappresenta e incarna, nelle tradizioni quanto nei tratti somatici, un incontro pulsante di differenze che ne contraddistingue l’identità.
Terra dei fenici, greci, ebrei, arabi, turcomanni, normanni, slavi e, non per ultimi, latini ha sempre fatto delle proprie diversità una prerogativa indelebile, un punto di forza di fronte alla sfida dei flussi migratori odierni e della nuova globalizzazione.
Dall’Emirato di Bari all’appartenenza al Regno dei Borbone è possibile definire queste terre spettatrici attente dei mutamenti geopolitici che hanno contraddistinto l’Europa e il Vicino Oriente.
L’ultimo scoglio su un oceano immenso.
E’ proprio grazie a questa forma mentis e alla sua collocazione che l’intera regione preannuncia quelli che sono i cambiamenti in atto oltremare.
Cambiamenti culturali, sociali, economici e politici.
Parte giustappunto da questi presupposti la sfida che la Puglia si è data:
valorizzare se stessa, consapevole dei propri mezzi e della ricchezza che la propria identità porta con se, laddove “valorizzare” diventa parola chiave tanto da contraddistinguere gli ultimi anni della sua gestione politica.
Valorizzare è un pò il mantra con cui l’esponente politico della sinistra radicale barese Nichi Vendola si è presentato ai pugliesi, riuscendo per ben due volte a far breccia presentandosi dapprima alle primarie indette dalla sua coalizione e successivamente alle elezioni regionali del 2005 e del 2010.
Oggi la Puglia è una regione sotto-effetto Vendola e, a torto o ragione, si imputano a lui tutti i successi e tutte le disgrazie dell’intero territorio.
La verità, come sempre, sta nel mezzo e, se è vero che forte è la novità del leader di Sel, e chiari sono stati i successi durante la sua amministrazione, è anche vero che numerosi sono i punti d’ombra che hanno segnato i primi cinque anni del suo governatorato: dal caso Tedesco, al caso Frisullo, fino ad arrivare al piano di rientro imposto dal governo Berlusconi alla Regione Puglia e alla nota bivalenza del Presidente in quanto governatore e leader al tempo stesso di una forza politica.
Per quanto possa sforzarmi, ridurre a ciò il cambiamento in atto, sarebbe alquanto ingiusto e menzognero.
E’ pur vero, infatti, che aldilà dei risultati conseguiti con gli investimenti nelle energie rinnovabili, risulta chiaro il cambio di passo e/o l’invertimento di rotta rispetto alla linea del governo nazionale, nonché fruttuosa è la lettura di quei mutamenti che stanno caratterizzando l’approccio alla produzione energetica in Europa e nel Mondo.
Vendola, così come l’assessore alle politiche Ambientali Losappio prima e Nicastro dopo, ha posto sul piatto delle priorità la tutela dell’ambiente come tutela della ricchezza regionale, tutela e valorizzazione della vita, del territorio e quindi di un turismo sano che mai come oggi primeggia a livello nazionale tanto da riuscire a spostare l’attenzione dei turisti stranieri, consuetamente attratti dalle classiche mete italiane, verso altri lidi.
In virtù di questo credo è stato possibile avviare gli ormai famosi “circoli virtuosi” vendoliani,
rendendo cioè possibile la crescita della ricchezza e della forza lavoro legata a un turismo della natura, della cultura e delle tradizioni oltre che del divertimento.
Nel tentativo di arricchire una cultura del bello, dell’arte e del pensiero, notevoli sono stati i passi in avanti fatti in questa direzione tramite iniziative tese a far nascere nella regione un polo di riferimento nazionale per la cultura e per l’arte. Da Apulia Film Commission a quel processo che ha dato nuova vita al Petruzzelli, dalla rinascita del Teatro Margherita a Puglia Sounds passando per l’iniziativa l’Acqua in Testa e i numerosi finanziamenti per eventi artistici e popolari su tutto il territorio regionale.
Chi passa l’estate in Puglia sa di cosa si sta parlando.
S’inseriscono in questa direzione il lungimirante quanto rischioso utilizzo dei fondi europei con lo scopo di fare impresa rivalutando al tempo stesso immobili di valore artistico ormai in disuso o fatiscenti (Laboratori Urbani, premiato come miglior progetto dalla UE in quanto a uso dei fondi) mentre, a metà tra il sostegno allo spirito d’impresa e all’associazionismo creativo, si inseriscono i numerosi finanziamenti a fondo perduto per i giovani del programma “Bollenti Spiriti”.
Altra iniziativa degna di nota è quella che prevede la presentazione di progetti con riferimento alla riconversione in chiave socio-imprenditoriale degli immobili confiscati alle mafie (Libera Il Bene).
Tuttavia, è fondamentale sottolineare quanto il senso di consapevolezza non punti a rispolverare “semplicemente” le proprie radici quanto a renderle vive per poter puntare a un nuovo modo di guardare alla terra e alle sue potenzialità.
Rafforzare la propria identità per migliorarla.
Tanti sono stati gli sforzi comuni fatti anche da prima del periodo Vendola, sforzi che questo ha forse saputo “solo” incanalare nella giusta direzione così da creare una migliore lettura delle prospettive future del territorio.
Oggi la Puglia, infatti, coniuga passato e futuro puntando sull’innovazione tecnologica tramite la ricerca universitaria e, rimarcabile è il ruolo chiave delle università pugliesi nella costruzione del più grande impianto fotovoltaico europeo a Brindisi, oltre che la presenza di oltre 5000 addetti nei tre grandi distretti tecnologici delle biotecnologie, dell’high tech e della meccatronica.
Forte è l’impatto dell’industria aerospaziale sul territorio con i suoi 4600 addetti e con le partnership incentivate dalla Regione tra piccole e medie imprese locali e le big del settore presenti sul territorio (Agusta, Avio e Alenia) con lo scopo di sollecitare l’internazionalizzazione dell’industria locale.
Ampi sforzi si sono fatti nel mondo del lavoro e più precisamente nella lotta al lavoro nero (21% del totale) dove, grazie alla Legge regionale 28/2006, si sono viste emergere 50.000 unità circa.
Il tasso di disoccupazione è passato dal 14,6% del 2005 all’11,2% del 2007 finendo con l’attestarsi, in periodo di crisi economica, al 12,6% del 2009.
Un trend, questo, tuttavia meno negativo rispetto alla media nazionale, e che acquisisce maggior valore dinanzi a un indice Gini migliore rispetto alla media del resto del paese, a un tasso di povertà relativa che abbandona gli standard meridionali e a un PIL, che dopo essere cresciuto in maniera impetuosa, ha visto un rallentamento strutturale per motivazioni facili da intuire.
La Puglia, per fortuna e purtroppo, resta una regione del Sud dell’Italia, quel Sud fatto di luci ed ombre, che paga dazio ogni qualvolta parliamo di politica e affari.
Essa resta una delle regioni italiane col maggior tasso di corruzione all’interno dell’apparato pubblico e proprio per questo, se la vecchia amministrazione di centrodestra, guidata dall’attuale ministro Fitto, ha avuto le sue brave gatte da pelare, quella odierna non se la passa o non se l’è passata certamente meglio.
Lungi dal sottoscritto il tentativo di difendere elementi prontamente sfiduciati da Vendola in primis, mi preme ricordare quanto di buono è stato fatto e quanto, Tremonti e Fitto permettendo, si vorrebbe fare nel campo della Sanità.
Laddove l’aver sforato il discusso Patto di Stabilità ha reso impossibile l’abrogazione del ticket farmaceutico per circa 2 milioni di pugliesi è stato altresì possibile stabilizzare 4.000 precari dipendenti del comparto con l’internalizzazione dei servizi gestiti un tempo da società e cooperative (20.000 complessivamente), ridurre del 50% la mortalità da infarto e da ricoveri inappropriati grazie al pioneristico progetto di telecardiologia, divenire la prima regione italiana per la gratuità degli screening preventivi, avviare l’ammodernamento della rete ospedaliera esistente (500 posti letto in più solo a Lecce) e la costruzione di importanti presidi quali l’oncologico “Ex Cotugno” e il polo materno-infantile a Bari oltre che il più grande ospedale oncologico per l’infanzia del mediteranneo in collaborazione con la fondazione San Raffaele di Milano a Taranto.
Ma siccome di luci ed ombre si parla occorre rimarcare le notevoli difficoltà che la Giunta sta incontrando nel tentativo di bonificare completamente la situazione debitoria.
E dove è vero che lo stop imposto dal governo nazionale costringe a una politica più rigida è anche vero che passi in avanti in questo senso si sarebbero potuti fare anche nei primi 5 anni vendoliani.
Una Puglia che punta a standard settentrionali dovrebbe far tesoro degli esempi di gestione della cosa pubblica da parte delle regioni virtuose partendo dal capitolo spese effettive il cui margine di copertura, nonostante corrisponda al 57,97% del totale e si riveli migliore rispetto alle altre regioni meridionali (49,49%) è ancora ben lontano dalle migliori realtà.
Non abbastanza, insomma.
Non abbastanza anche per la questione dell’esposizione debitoria in quanto il lavoro svolto finora è stato sì positivo, tanto da portare il debito residuo dalla esorbitante somma di 2.515.000.000 di euro del 2005 ad una elevatissima ma significativa soglia di 1.782.000.000 di euro, il rapporto Debito/Pil dal 3,88% al 2,83% (2005-2009) e il rating da A2 ad A1 (Moody’s), ma è altresì vero che ancor più incisivi dovrebbero essere gli interventi tesi ad abbattere gli sprechi e le clientele, a ridurre il numero di presidi ospedalieri favorendo il miglioramento della funzionalità da parte di quelli già esistenti e estendendo le partnership con gli enti privati.
Personalmente ritengo importantissima l’azione di critica aspra e perenne messa in atto, seppur tardivamente, da parte della opposizione di centrodestra, dell’ex candidato Palese e del consigliere Massimo Cassano in particolar modo, all’indomani della seconda sconfitta elettorale.
E’ infatti sorprendente il ruolo che questa si ritrova a svolgere dinnanzi alla questione Patto di Stabilità e del boom delle rinnovabili.
Il centrodestra pugliese, oggi, risulta ai più essere la voce della coscienza dell’esecutivo di centrosinistra, pronta a bacchettare Vendola una volta palesatasi l’eventualità di tagli ai servizi e pronta a contribuire attivamente sulla questione del difficile smaltimento degli impianti fotovoltaici.
Questo, uscito distrutto dalla competizione a tre del 2010, ha finalmente invertito rotta e ha preferito cambiare posizioni strategiche evitando di contrapporsi a politiche rivelatesi popolari, cercando di eleggersi a interlocutore attento e duro al tempo stesso, pronto ad approfittare dei passi falsi di Vendola e della sua Giunta e a rilanciare nel tentativo di porsi agli occhi dei pugliesi come coalizione del fare e della competenza.
In virtù di una realtà complessa e tuttavia migliore rispetto al passato, va dato il merito al leader di Sinistra Ecologia e Libertà di aver puntato su una nuova pugliesità, lontana dal lassismo e dall’assistenzialismo classico, ma ancorata alle potenzialità di una gente che, forte della propria eredità e del proprio bagaglio, può cantarla forte in quel del villaggio globale.
Lascia ben sperare l’atteggiamento assunto dai critici che sembrano aver immagazzinato le idee vincenti di Vendola facendo intendere, in caso di vittoria alla prossima tornata elettorale, una sorta di continuità con le parti migliori della sua opera e di alternativa affidabile su quei punti che sono costati la sconfitta negli ultimi cinque anni: i conti regionali e la valorizzazione dei pugliesi e del loro territorio.

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