Il Debito Pubblico del Giappone.

Quello del Giappone è un caso anomalo.
Presenta i classici tratti di disagio da interventi neo-liberisti connessi ad una gran capacità di risparmio da parte della sua gente.
Il Giappone è il primo paese al mondo in quanto a rapporto Debito/Pil (200%!!).
Alla radice del problema giapponese c’è una pressione fiscale bassissima, e quindi poco redditizia per le casse del stato, oltre che una ridicola imposta sui consumi che non supera il 5%.
Proprio in tal senso, arrivano, in questo periodo, e a più riprese, le proposte degli economisti del paese di portare l’aliquota quanto meno al 12% e di inasprire la tassazione indiretta, con relativo indirizzamento delle maggiori entrate, verso la sicurezza sociale.
In particolare dovrebbero essere raddoppiate le deduzioni verso i figli a carico con lo scopo di convergere le risorse maggiori verso il nucleo famigliare.
Va detto che, a peggiorare la situazione, già precaria di per se, è il livello bassissimo del rendimento dei Titoli di Stato Giapponesi che dal 1998 è inferiore al 2% e che, in contrasto con quanto la teoria economica prescriverebbe, il paese si ritrova ad essere, caso raro quanto stupefacente, l’unico tra quelli sviluppati con debito pubblico alto e rendimento dei Titoli Governativi molto basso.
Le ragioni di questo conundrum risiedono nell’elevato tasso di risparmio delle famiglie giapponesi (addirittura del 10% nel 1999) e nel forte “home bias”, con i governativi finanziati per il 94% da investitori nazionali che, per fortuna e per sfortuna, presentano un comportamento più lineare e stabile rispetto agli investitori stranieri.
Basti pensare che, la quota di risparmi investiti in liquidità e depositi a breve da parte delle famiglie è pari al 55% (USA 16%).
A rendere ancor più stabile (forse troppo) la faccenda è la solidità dei grandi investitori istituzionali come la Japan Post Bank, il Government Pension Investment Fund e i recenti flussi di risparmio di grandi dimensioni provenienti dal settore aziendale.
Oggi, il Giappone, si ritrova in un periodo di deflazione in cui l’export tiene in piedi la baracca, essendo la domanda interna estremamente bassa, nonostante la sua crescita negli ultimi mesi.
Per coprire parte del problema, dovrebbe ancor più aumentare le esportazioni e, in una situazione tanto avversa, dato il forte apprezzamento dello Yen nei confronti del Dollaro e dello Yuan ad esso agganciato, dovrebbe puntare testé alla svalutazione della moneta.
In parole povere, sull’economia giapponese, ha gravato un lungo periodo di deflazione oltre che il ridimensionamento dello stock di risparmio complessivo del paese, diminuito del 75% in soli 20 anni.
I classici disastri della Destra.
Compito del Partito Democratico Giapponese dovrà essere quello di far ripartire l’economia inducendo i cittadini a spendere dopo anni di tendenza al risparmio. Impresa ardua.
Ultima grande soluzione, univocamente accettata e caldamente consigliata da parte degli economisti mondiali, vista la particolare situazione, è quella che potrebbe vedere il Partito Democratico costretto alla monetizzazione, visto il lento ed inesorabile declino che attanaglia l’economia nipponica.
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