La Tv Violenta e i Bambini.

La TV è stata sempre considerata un mezzo per svagarsi, divertirsi e rilassarsi.
Questo modo di intenderla ci ha indotti a considerarla neutrale e innocua oltre che portatrice di una realtà incontestabile.
La TV in sé non può essere né buona né cattiva, trattandosi di un insieme di circuiti elettronici.
Diventa “cattiva” nel momento in cui i suoi programmi risultano di scarsa qualità, diseducativi e con aspetti nefasti, come ad esempio la violenza, la mercificazione del corpo femminile e l’inganno degli spot pubblicitari.
L’influenza deleteria della televisione è stata tuttavia messa in evidenza da numerosi studi.
Dopo tanti anni essa non è apparsa più soltanto come un mezzo tecnologico che permette di svagarsi, ma si è cominciati a percepirne la negatività e gli effetti nocivi sempre più dirompenti.
La TV esercita i suoi effetti negativi soprattutto sulle persone più deboli: i vecchi e i bambini.
Secondo Neil Postman la televisione può persino cancellare l’infanzia, sopprimendo il mondo creativo e spontaneo del bambino.
E’ ben noto che il bambino in età prescolare possiede capacità creative e immaginative ricchissime.
La possibilità di esprimere tali capacità è fondamentale affinché egli possa crescere socialmente, emotivamente e intellettualmente. La sua immaginazione deve correre libera, senza trovare limitazioni né blocchi dovuti a traumi psichici o ai programmi della televisione. Molti bambini di oggi trovano nella TV l’unica fonte di svago e di divertimento.
I fanciulli che vivono negli appartamenti non hanno modo di sperimentare un contatto stretto e frequente con la natura: non possono correre in un prato, non possono giocare con la terra, con i sassi, con le piante o con l’erba. Non possono dunque sperimentare quel contatto creativo con il mondo reale a cui appartengono.
Numerose ricerche americane hanno dimostrato che la TV inibisce la creatività ponendo limiti all’immaginazione. Sui bambini al di sotto dei cinque anni ha l’effetto di intralciare le capacità verbali.
La TV indebolisce la personalità del bambino in quanto lo pone all’interno di una realtà inesistente e lo allontana dall’ambiente reale in cui egli dovrebbe stabilire adeguate relazioni. I programmi si basano fondamentalmente sull’emotività e sulla percezione visiva. La TV stimola il coinvolgimento emotivo, e può spezzare l’equilibrio che il bambino cerca fra emotività e razionalità, provocando scompensi. Mentre la scuola lo fa essere attivo e pronto ad apprendere e a crescere, la televisione, al contrario, lo passivizza e lo spinge alla staticità, proponendogli programmi essenzialmente simili e ripetitivi nei contenuti. La dissonanza prodotta dalla TV fra mondo reale e mondo televisivo confonde il bambino e lo spinge a frenare la sua libera immaginazione.
I programmi televisivi intralciano nel bambino il normale sviluppo del senso di responsabilità. Essi pongono spesso situazioni difficili da risolvere, ma la soluzione è posta sempre all’esterno (poteri magici, armi, aiuti
da parte di amici, poteri tecnologici ecc.).
L’eroe non utilizza le sue potenzialità interiori per risolvere il problema e non lavora, non fatica, non
fa esperienza. È come se la vita offrisse sempre soluzioni senza bisogno di mettersi in gioco o lavorare.
Il ragazzo impara a credere che non sia importante l’abilità e la responsabilità personale, e che gli eventi
della vita non debbano essere gestiti con abilità e consapevolezza. Egli può giungere a ritenere di doverli subire passivamente o aspettare che qualcuno li modifichi a suo favore.
Il bambino teledipendente sviluppa una personalità meno critica e più passiva, e le responsabilità producono in lui una preoccupazione maggiore.
Secondo l’Osservatorio sui Diritti dei Minori, il bambino che guarda la TV per alcune ore al giorno vede almeno dieci casi di violenza, di cui tre si concludono con la morte. Egli vede sangue, cadaveri, botte e spari, e il suo inconscio ne sarà condizionato. Esistono casi accertati in cui i bambini hanno reagito a ciò che avevano visto. Ad esempio un bimbo di Genova, dopo aver visto la serie di cartoni animati “South Park”, ha cambiato comportamento iniziando ad insultare i genitori e i nonni.
Esistono altri casi assai più drammatici di bambini che si suicidano per imitare un personaggio televisivo, oppure aggrediscono o praticano il bullismo perché l’hanno visto fare dai personaggi dei loro programmi preferiti.
Nei telefilm appaiono spesso comportamenti asociali, propongono protagonisti capricciosi, egocentrici, nevrotici, egoisti e capaci di rimanere indifferenti alla sofferenza altrui.
Le ragazzine appaiono vanitose e preoccupate soprattutto del loro aspetto fisico, mentre i ragazzini sono bisognosi di avere potere sugli altri e sulla realtà.
Di rado c’è empatia e solidarietà fra i personaggi, che sono aiutati soltanto dai poteri magici.
Nelle produzioni televisive per ragazzi i protagonisti appaiono sempre più dominati dall’egoismo e talvolta anche dalla crudeltà.
Soltanto la magia, oppure le conoscenze tecnologiche, permettono loro di sentirsi potenti e di avere sicurezza
in se stessi.
Questi programmi non inducono il bambino ad alimentare la fiducia in se stesso, e a ritenere che la realtà dovrà essere affrontata con abilità e talvolta con coraggio, senza aspettarsi poteri magici o sovrumani.
Il problema più grave è che i bambini possono prestar fede a quello che la TV fa loro credere, conferendo un’autorevolezza che essa non ha.
Ciò che viene detto in televisione diventa una sorta di rivelazione oracolare.
I bambini che guardano molta TV possono poi apparire più maturi di quello che sono perché tendono a imitare il comportamento adulto. In realtà questi bambini stanno solo scimmiottando il mondo degli adulti tenendo nascosto il proprio mondo emotivo. Dentro di loro l’emotività può essere incistata oppure bloccata: il fanciullo, avendo visto più volte scene di violenza, crimine o sesso, fatica a elaborare emotivamente i contenuti a cui è stato sottoposto, e sceglie la strada più immediata di escludere l’emotività dal suo quotidiano.
In altre parole, il bambino che si comporta da adulto ha dentro di sé un groviglio emotivo da districare e percepisce la realtà, al contrario di ciò che appare, sulla base della sua fragile emotività.
Gli studiosi sostengono che “assistere alla violenza d’intrattenimento può indurre un aumento degli atteggiamenti, dei valori e dei comportamenti aggressivi, in particolar modo nei bambini”.
Oggi si comprende che la violenza, presente in moltissime produzioni per bambini e ragazzi, è devastante per l’immaginario e per l’evoluzione emotiva del fanciullo.
In molte produzioni televisive la violenza è presentata come un comportamento istintivo inevitabile.
Spesso chi uccide, ferisce o distrugge non subisce alcuna punizione, e talvolta le conseguenze dell’atto violento non vengono nemmeno mostrate, come fossero di poco conto.
Ciò diseduca il bambino e gli fa credere che si possa cedere ai comportamenti violenti perché non sono gravi e non implicano alcuna responsabilità.
È stato calcolato che a dieci anni il bambino ha già visto decine di migliaia di scene aggressive e violente (torture, stupri), migliaia di omicidi e sparatorie. Molti bambini rimangono traumatizzati e presentano disturbi del sonno. Altri vengono “desensibilizzati” a tal punto da ritenere la violenza come un comportamento emulabile.
L’assenza delle normali reazioni emotive di repulsione verso l’azione violenta favorirebbe l’impulso a metterla in atto.
Una ricerca dell’Università del Michigan ritiene che i copy crimes (crimini per imitazione) ogni anno negli Stati Uniti provocherebbero circa 10 mila omicidi, 70 mila stupri e 700 mila aggressioni.
Un’altra ricerca dell’Università di Washington ha dimostrato che almeno la metà dei crimini avviene per “imitazione o per conseguenza della visione di scene televisive”.
I programmi basati su trame di violenza e lotta inducono il bambino a ritenere che la violenza e l’aggressività siano necessarie per avere “giustizia”. L’eroe con cui il bambino si identifica è spesso un personaggio che uccide per far prevalere “il bene sul male”.
Secondo alcune ricerche di Huesmann nell’infanzia possono essere acquisiti dall’esterno comportamenti aggressivi, che poi saranno difficili da modificare. Il bambino che vede spesso scene violente e personaggi che lottano o si uccidono fra loro, tenderà ad attivare risposte aggressive nei rapporti sociali, convinto che gli altri siano nemici da fronteggiare.
Una ricerca longitudinale è stata condotta da Huesmann, Moise-Titus, Eron e Podolski nel periodo che va dal 1977 al 1992. I ricercatori hanno osservato 557 ragazzi nell’area di Chicago. I bambini sono stati osservati
nel 1977 e poi nel 1992. I dati raccolti hanno confermato che l’esposizione a programmi televisivi violenti nell’infanzia produce effetti che permangono nel tempo.
La tendenza ad avere comportamenti aggressivi persistenti nel tempo si è riscontrata nei bambini esposti alla violenza televisiva appartenenti a qualsiasi fascia socio-economica. Le differenze fra i sessi riguardavano
soltanto il modo in cui l’aggressività si manifestava (nelle bambine in modo più indiretto).
Alcune famiglie commettono l’errore di utilizzare la TV per riempire spazi in cui manca la conversazione.
Il bambino piccolo può percepire la televisione come una “persona”, cioè come un canale con cui stabilire un rapporto di dipendenza emotiva, proprio come un genitore.
Il fanciullo che non trascorre molto tempo con adulti e coetanei, può trovare nella TV un “sostituto sociale”, che gli dare un senso di compagnia e allevierà la sua solitudine.
La qualità scarsa e i contenuti diseducativi dei programmi per bambini, rendono questa dipendenza assai nociva e fonte di disagi e scompensi futuri.
Secondo le ricerche del Censis, negli ultimi anni i bambini sono sempre più bersagliati da condizionamenti che mirano a trasformarli in perfetti consumatori, e a sottometterli al sistema dominato dalle corporation. Migliaia di prodotti vengono creati apposta per i bambini e i ragazzini: basti pensare ai videogiochi e ai cibi e bevande spazzatura. Si moltiplicano anche i canalidedicati all’infanzia e all’adolescenza.
Paesi come Stati Uniti, Australia, Francia, Inghilterra e Germania, stanno pensando a una legislazione che tuteli i minori dallo strapotere mediatico delle corporation.
Nel dicembre del 2005, la Commissione della Comunità Europea ha presentato una serie di
proposte per modifi care la Direttiva dell’89 relativa ai servizi media-audio-visivi.
Si chiedono modifiche per tutelare il benessere morale e psicofisico dei minori contro la sempre più insistente pressione mediatica.
In Italia esiste il Codice di Autoregolamentazione sulla tutela dei minori in TV, sottoscritto dalle emittenti televisive pubbliche e private. Esso indica la necessità di “una programmazione adatta alla visione da parte delle famiglie su almeno una rete in prima serata” e di “una programmazione destinata
specificamente ai minori su almeno una rete nella fascia 16.00/19.00”.
Il Comitato di applicazione del Codice è intervenuto diverse volte a richiamare le emittenti televisive che durante la fascia oraria protetta hanno trasmesso volgarità di vario genere.
Il Codice si basa sull’idea che i minori dovrebbero avere la protezione necessaria per preservare la loro crescita naturale e la formazione libera della personalità.
Secondo Karl Popper la TV arriva ad assumere un importante ruolo educativo, che risulterà dirompente nella misura in cui i programmi sono di scarsa qualità e basati sulla violenza e sulla volgarità.
Egli esprime grande preoccupazione per lo strapotere della TV:
La televisione ha un ruolo enorme e molto pericoloso nel processo di adattamento
all’ambiente. In ciò consiste il suo immenso potere. Essa può distruggere
la civiltà. Che cos’è la civiltà? È la lotta contro la violenza. C’è progresso civile,
se c’è lotta alla violenza: per la pace tra le nazioni, per la pace all’interno delle
nazioni e specialmente per la pace nelle nostre case. La televisione costituisce una
minaccia per tutto questo. La minaccia, beninteso, sarebbe peggiore sotto una dittatura.
In questo caso ci sarebbe una vera manipolazione. Si possono manipolare
le persone allo scopo di far accettare loro la dittatura. E come ha mostrato George
Orwell, ciò può avvenire senza che la gente si renda conto di quello che sta succedendo.
Perciò non si deve soltanto rimettere in causa il potere della televisione
o interrogarsi sui modi per limitarlo. Bisogna piuttosto domandarsi, in rapporto
al potere attuale della televisione, se non sia mal impiegato. Io credo che questo
avvenga spesso, anzi che sia per lo più male impiegato, perché la mia esperienza
dell’ambiente televisivo mi insegna che i suoi professionisti non sanno quello che
fanno. Si pongono scopi del tipo “essere realista”, “essere avvincente”, “interessare”,
“eccitare”. Questi sono gli obiettivi che si pongono consapevolmente. Ciò che
misura l’arte, la tecnica di un uomo di televisione è realizzare tali obiettivi. Non
ha coscienza della sua funzione educativa, non ha coscienza del potere enorme che
esercita… una società da cui sia esclusa la violenza e in cui si possa attingere alle
fonti della violenza… [violenza] Ne abbiamo vista troppa, in particolare sotto i regimi
nazista e comunista. Milioni e milioni di gente ha sofferto nei modi più orribili
sotto il regno della violenza. Noi dobbiamo lavorare attivamente per contrastarlo.
Perciò bisogna formare gli individui alla civiltà, influendo sulle loro aspettative.
Questo è il mio progetto educativo… C’è già abbastanza violenza nel mondo, non
c’è affatto bisogno di aggiungere delle violenze inventate per mostrarle a gente divenuta
gradatamente insensibile a qualsiasi tipo di violenza, che non sia quella fatta
a loro stessi. Ho lavorato per parecchi anni quando ero giovane come educatore di
bambini difficili. I più difficili erano quelli che avevano patito violenza nelle loro
famiglie. Possiedo una certa esperienza in merito. A volte portavo quei bambini
al cinema. A quel tempo la televisione non esisteva. Secondo la mia esperienza
i bambini hanno paura della violenza. Un bambino normale chiude gli occhi per
non vederla. Il fatto che la gente si abitui a vedere violenza, che essa diventi il suo
pane quotidiano distrugge la civiltà. Questa è la mia tesi. È una tesi assai semplice.
Coloro che lavorano per la televisione non hanno sufficiente coscienza di ciò che
fanno. Vogliono mostrare cose che impressionino, vogliono “essere realisti”. Non
si rendono conto dei guasti che fanno in questo modo… La televisione permette
oggi di diffondere la violenza e di fare della violenza una componente essenziale
dell’ambiente dei bambini. Essa li educa quindi e li precipita nella violenza. Agli
inizi della televisione, nessuno avrebbe immaginato questa involuzione e la situazione
peggiora di anno in anno.
Negli ultimi anni sono spariti diversi programmi istruttivi per i bambini, che non avevano al loro interno né violenza né volgarità. Ad esempio “L’albero della vita”, che spiegava attraverso un cartone animato il ciclo dellavita. Si trattava di un modo sano per spiegare anche la sessualità, come parte della realtà umana.
Uno dei rari programma istruttivi, in onda su Raitre, è la Melevisione. Il programma è curato da alcuni esperti pedagogisti che lo hanno creato per i bambini di età prescolare. L’ambiente è fiabesco, come i personaggi che si alternano sullo sfondo boschivo. Anche i nomi dei personaggi sono tipici dei racconti adatti ai bambini piccoli (Lampo, Linfa, Orcobruno, Rosarospaecc.). Il linguaggio è semplice e le situazioni sono buffe.
Ad esempio, la TV funziona alimentandola con le mele (da qui il nome Melevisione).
Il conduttore del programma pone anche situazioni reali, come ad esempio, il prendere l’influenza o il provare paura per qualcosa. Alla fine viene spiegata meglio la situazione posta, ponendo l’accento sulla rassicurazione e l’incoraggiamento necessari per superare il problema.
Questo tipo di programmi sono istruttivi perché, pur presentando una situazione ludica e divertente, fanno sì che il bambino conosca anche aspetti della realtà meno piacevoli, per poterli affrontare meglio.
La TV dunque attiva meccanismi di educazione alla violenza, alla sessualità precoce e non fondata sui rapporti umani, e provoca scompensi nella psiche e nell’organismo del bambino. Non educa alla semplicità, all’empatia fra gli esseri umani e all’altruismo ma, al contrario, cerca di annullare le capacità empatiche degli individui, facendo leva soltanto sulla stimolazione dei desideri più immediati (cibo, sesso, eccitazione, possesso, ecc.).
La televisione potrebbe, in teoria, essere diversa da quello che è, se i programmi fossero di qualità educativa, culturale e artistica, ma questi di fatto non lo sono.
Ciò avviene perché i canali sono a servizio delle corporation, che pagano cifre da capogiro per le inserzioni pubblicitarie. Alle imprese interessa vendere i prodotti. Non hanno alcun interesse a che il bambino sia sano e non consumi cibo spazzatura o non compri giocattoli inutili o diseducativi.
Di conseguenza la televisione educa al consumo e all’esistenza superficiale e dipendente dall’esterno, per rendere le persone soggette al sistema materialistico e consumistico.






FONTE
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