Mirafiori, Pomigliano e Melfi: Intervista a Vincenzo De Michele.

Vincenzo De Michele è un operaio metalmeccanico della FIAT di Melfi.
Per cinque giorni a settimana macina da Capurso (Bari) circa 300 chilometri al dì per poter pagare il suo mutuo e mandare avanti la propria famiglia.
Ho deciso di approfittare della sua esperienza di Rappresentante Sindacale dal 1999 al 2010 nella FIOM-CGIL per capirne di più su quello che accade a Melfi, Pomigliano e Mirafiori, partendo con una domanda dall’aspetto alquanto folkoristico.

Si parla tanto di questa fantomatica lettera dei 49 di Pomigliano inviata a Il Giornale. Che opinione ti sei fatto?
Beh! (risata generale), ritengo alquanto bislacco inviare una lettera al più grande produttore di fango dopo le terme Euganee.
Vorrei semplicemente leggere i nomi per sapere di chi si tratta realmente. Si tratta di operai o di quegli stessi impiegati, capi, quadri che hanno permesso la vittoria del Sì?
Sempre attualità, ma questa volta un attimo più seria. Arriviamo al dunque. Cosa ne pensi degli accordi di Pomigliano e Mirafiori?
Sono una vergogna. Lo pensano tutti i lavoratori, compresi quelli che hanno votato, ma hanno paura di perdere il posto di lavoro. Quello di Mirafiori, poi, è addirittura peggiorativo rispetto a quello di Pomigliano.
Sto ancora chiedendomi se la gente sia venuta a conoscenza del fatto che c’è un possibile aumento delle ore lavorative fino a un totale di 11 ore e che di riflesso impedisce nuove assunzioni. La gente sa che tutto questo debilita gravemente la condizione psico-fisica di chi lavora? Angeletti, Bonanni e Marchionne lo sanno che questo smentisce tutto quello che vogliono farci credere?
Qual’è l’aspetto più negativo per il lavoratore?
 Senz’altro l’esclusione dei delegati FIOM dalla NEWCO di Mirafiori in quanto non firmatari dell’accordo. In questo modo, infatti, corriamo il rischio che migliaia di iscritti alla FIOM possano veder negata la propria rappresentanza.
Un’assoluta ingiustizia.
C’è chi ritiene l’investimento da 1 Miliardo di Euro sia alquanto inutile. A tuo parere 1 Miliardo è abbastanza per raggiungere gli standard di produttività brasiliani?
Non è questa la vera questione. Il punto è la tecnologia, il prodotto messo in campo e la sua qualità. La domanda da porre sarebbe: per quale motivo un cittadino dovrebbe preferire l’acquisto di una FIAT Punto a una FORD Fiesta?
Per poter competere occorre presentare modelli altamente competitivi, molto più avanzati tecnologicamente e che vadano nella direzione opposta. La motoristica, per esempio, dove bisognerebbe puntare sulle possibilità che i nuovi carburanti offrono, dovrebbe mutare radicalmente in modo da inserirla in un mercato che vede la FIAT all’età della pietra. L’altra nota raccapricciante è la competizione interna alla fabbrica, che ci porta verso standard cinesi o dell’Europa dell’Est. Inseguire tali modelli significherebbe porre fine al processo Progressista che ha caratterizzato in questi decenni i paesi Occidentali e ritornare agli inizi del ‘900. Competere con chi ha più forza di te (leggasi Cina), usando le sue stesse armi, porta a sconfitta sicura e credo che per combattere la quantità bisognerebbe puntare sulla qualità.
Quali sono i segnali che Marchionne vuole dare? Qual è il suo obiettivo?
Marchionne fa suo l’obiettivo che accomuna tutti i grandi industriali che, consci dell’attuale situazione economica mondiale, mettono in atto, come è sempre stato in casi come questi, una politica fatta di ricatti tesi a tagliare i diritti e a diminuire possibilmente i salari.
Nulla di nuovo insomma.
Quanto la mancanza di una posizione unitaria da parte del PD può determinare una debolezza in quanto a motivazioni e unità tra i lavoratori a fronte delle proposte dell’Amministratore Delegato della FIAT?
Sì. E’ piuttosto grave che il primo partito del Centrosinistra italiano stia quasi giustificando e permettendo questo. Se devo dire la verità, leggendo le ultime dichiarazione degli esponenti del PD, mi sembra di assistere alle dichiarazioni dei membri di Confindustria e, in tutto questo, non vedo più una differenza, che sia una, tra il PD e il PDL.
Un motto del Labour britannico dice più o meno che, dove c’è una difficoltà sociale ci deve essere il Partito Laburista. Nel PD, in questo momento, sono chiusi nella stanza del potere con la nefasta illusione, o pretesa, che i problemi vadano a suonare al campanello del Loft.
Quanti italiani sanno che all’interno della Legge di Stabilità (Finanziaria) non vi è alcun provvedimento in favore dei ceti medio-bassi? E dei lavoratori? Lo sanno che hanno addirittura eliminato la ”utilissima” Social Card? E il PD dov’è?
A proposito di Labour, quali sono le differenze con l’Europa?
A differenza di Germania, Francia e Gran Bretagna tutte le sigle sindacali protestano aspramente contro questo tipo di provvedimenti in maniera unitaria ed, è altresì vero, che non esiste alcun industriale che abbia proposto cose del genere.
In Europa, a differenza dell’Italia, c’è quella unità sindacale che in Italia manca da qualche anno e così facendo il peso del disagio sociale, ricade sulle spalle della CGIL e del povero Napolitano.
Anche in questo l’Italia è un’anomalia.
Torniamo a Melfi. Qual’è la situazione attuale? Quali le prospettive?
Attualmente viviamo un periodo caratterizzato da 1-2 settimane di CIG al mese con le restanti 2 in cui si aumenta la produzione a scapito della salute dei lavoratori, dei conti dell’INPS e della tasca del cittadino. Quindi, se è vero che la situazione non è delle migliori, è altresì vero che non capiamo come mai a fronte delle 2 settimane di CIG si possa poi aumentare la produzione. Un controsenso in cui si potrebbe spalmare l’aumento di produzione nel periodo di Cassa Integrazione e permettere all’operaio di lavorare per più giorni al mese.
Proprio per questo motivo nacque la famosa protesta alla Linea 4, con lo sciopero indetto da TUTTE le sigle sindacali in virtù dell’impossibilità fisica di reggere determinanti ritmi e una così grande mole di lavoro.
In conclusione, cosa ne pensi dell’attuale scenario?
La situazione oggi, per i lavoratori, per usare un termine positivo, è quantomeno disastrosa.
Nonostante possa pur sforzarmi di comprendere le ragioni di tali scelte o prese di posizione, non ritengo comprensibile la posizione di CISL e UIL caratterizzata da un assoluto schiacciamento al volere della FIAT, manco fossero due protesi di Confindustria e che, così facendo, di fatti, abbandonano gli interessi del lavoratore italiano.
Il sindacalista, in quanto tale, pone da sempre al centro della propria attività il metodo della contrattazione, sempre e comunque, e non l’accettazione supina dei ricatti e delle imposizioni.
In Europa, dal dopoguerra, non è esiste alcun sindacato che si sia mai comportato in questa maniera.
E questa è un’altra anomalia tutta italiana.




Luigi De Michele
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