Parisi: "Il PD è un partito allo sbando"

 “Abbandonare le primarie significa riconoscere il fallimento del Partito Democratico”.
Arturo Parisi, che ha ideato l’Ulivo e le primarie, non è sfiorato dal dubbio che, come dice ormai il segretario Bersani, è meglio congelarle per un po’.
Un tagliando, un’aggiustatina forse ci vogliono, onorevole Parisi. Le primarie fanno male al PD?
“Quelle che fanno male al PD sono le primarie finte. Resta però la domanda. Può un partito, che si voleva un “partito nuovo” nato per cambiare la politica, abbandonare le primarie senza riconoscere in questo abbandono il suo fallimento? Personalmente ritengo di no. Il gruppo dirigente usa perifrasi sostitutive dell’abbandono: il congelamento, il sacrificio, l’aggiustatina. In questo modo ammette che le primarie si possono fare pure fuori, ma non si può dichiararlo. Ma per quanto si provi a fischiettare, anche “cojonare” i cittadini non è semplice. Se ne accorgono. Se non vogliamo farci del male dobbiamo farle e farle bene riconoscendo che le primarie ci chiedono di cambiare in radice il partito”.
Ma l’esperienza insegna: in Puglia il PD alle primarie ha avuto uno schiaffo da Nichi Vendola; a Firenze, Matteo Renzi l’ha spuntata contro la nomenclatura democratica; a Milano ora la meglio l’ha avuta il candidato di SEL, Giuliano Pisapia.
“Ripeto. O le primarie sono vere, cioè aperte e trasparenti, o illudersi di poter continuare con primarie con primarie finte, pensate come un plebiscito attorno al candidato che il gruppo dirigente del partito ha predestinato alla vittoria, fa male a noi e fa male alla democrazia. E’ per questo che le primarie che, sperimentando per la prima volta l’istituto conquistato da Prodi, videro vincere nel 2005 Vendola in Puglia, restano un punto di riferimento. Così come quelle sempre in Puglia nel 2010, un regalo straordinario che di certo D’Alema non voleva fare a Vendola, hanno rafforzato la convinzione tra gli elettori della necessità delle primarie. Penso che i dati di Ilvo Diamanti su Repubblica dimostrino senza incertezza il loro stabile radicamento tra gli elettori di centrosinistra”.
Il suo invito è quindi di rilanciare le primarie?
“Se invece di vantarci di aver promosso una gara nella quale qualsiasi vincitore poteva essere considerato il candidato di tutti, si arriva a dire che il PD ha perso a Milano o, addirittura a Firenze, solo perché non ha vinto la persona sulla cui testa il gruppo dirigente aveva messo il suo cappello, sta già in questo la spiegazione del nostro problema. Diamanti scrive che la passione per le primarie sembra in declino nel gruppo dirigente del partito. La verità è che la passione per le primarie è stata sempre molto bassa. Ora ho paura che si stia avvicinando allo zero. Ecco perché Repubblica ha fatto bene a chiedersi: dopo le primarie, c’è ancora il PD?”.
Dove va il PD?
“E’ proprio questo che non si sa. L’impressione è che il partito ha perso il bandolo, la bussola. Nell’arco di tre anni, abbiamo cambiato cinque schemi di gioco: l’Unione, poi la scelta di andare da solo “ma anche” con i radicali dentro e Di Pietro fuori, poi il centrosinistra come cartello di partiti, quindi il Nuovo Ulivo, e ora l’alleanza preferenziale con i centristi. Ma soprattutto c’è una spinta a tornare indietro, alle alleanze decise dopo le elezioni. Senza escludere neppure la possibilità di una Grosse Koalition. Siamo insomma allo sbando. Ecco perché per le primarie viene il dubbio: se è l’alleanza con i centristi a chiedere l’abbandono delle primarie o se viceversa si fa l’alleanza con i centristi proprio per abbandonare le primarie. E se, mentre ci si propone di andare oltre Berlusconi, non si pensi invece di tornare a prima di Berlusconi”.
Lei farà una corrente: vuole rifondare il PD?
“Corrente di che? Uscire da che cosa? La verità è che il partito come soggetto collettivo non esiste più: a destra c’è un insieme di persone che prende ordini da un capo; dalla nostra parte il partito è poco più di un campione nel quale ognuno si comporta in autonomia con libertà sempre più ampia. Continuare sulla strada della contestazione è logorante per tutti, è bene che ognuno di rimbocchi le maniche e operi in libertà, guidati dalla ragione, dalla coscienza e dal cuore”.







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