Dal Fondamentalismo alla Pronoia: Riccardo Staglianò intervista Rob Brezsny


SAN FRANCISCO. Dice che la sua spiritualità è un misto di «tradizione esoterica occidentale, sufismo, tantrismo, “macho-femminismo” e certi aspetti di cristianesimo». Dice anche che la sua filosofia esistenziale è la pronoia, antidoto alla paranoia, per cui il mondo cospirerebbe – nonostante un certo numero di evidenze contrarie che sarebbe lungo qui elencare – per il nostro bene. E che «quel che ci succede è ciò che crediamo ci succederà», però non nella versione facilona e un po’ volgare della New Age. Ma soprattutto ha detto e ripete che «considerava gli oroscopi dei giornali un abominio. Erano, senza eccezione, scritti male e imperdonabilmente noiosi. Incoraggiavano la gente a essere superstiziosa e a tirare la sbagliatissima conclusione che l’astrologia predichi la predeterminazione e annulli il libero arbitrio». Così, almeno, sino a quando non è sceso in campo lui, Rob Brezsny. Che con milioni di persone che ogni settimana aspettano di abbeverarsi alla sua saggezza dalle oltre 130 riviste che lo pubblicano (in Italia Internazionale) o gratis in rete, è diventato il titolare di una delle rubriche in assoluto più lette al mondo. E, prima che sul volto del lettore fieramente razionalista si dipinga una smorfia di disgusto per il triste stato della credulità pubblica all’alba del XXI secolo, un consiglio: sospendete il giudizio. Perché, qualsiasi cosa sia, Free Will Astrology è tutta un’altra cosa. Rispetto almeno alle tante ricettine precotte che prescrivono la stessa sorte a moltitudine di incolpevoli solo perché nati, per dire, sotto il segno dei Pesci.
Restano in piedi, ovviamente, un paio di obiezioncine non trascurabili. Quella che la posizione dei pianeti non abbia la benché minima influenza sulle nostre vite. E, anche per chi è disposto a superarla, che gli oroscopi sui periodici siano vestiti taglia-unica che non possono stare bene indosso a tutti coloro che hanno in comune solo lo zodiaco. La differenza però è nella qualità della stoffa. Brezsny è colto, scrive molto bene e riempie le sue schede astrali di spunti di riflessione. Basterebbe forse non chiamarli oroscopi e nessuno, a quel punto, avrebbe da ridire su quella che lui stesso, dagli esordi di oltre trent’anni fa, definiva «poesia sotto mentite spoglie». Glielo chiedo nel suo studio, un bric à brac di croci, simboli sacri e pagani, un poster di Kandinsky e due enormi monitor di computer, oltre che una mini-stazione radio, al primo piano di una casa che guarda su un fiumiciattolo a circa tre quarti d’ora a nord di San Francisco (un dettaglio di più e si troverebbe i fan in pellegrinaggio sotto l’uscio). L’unica cosa su cui è laconico è l’età, «ancora cinquantenne», e non si capisce perché dal momento che è un uomo in gran forma, alto e dai movimenti fluidi di ragazzo, con una lunga criniera di riccioli bianchi e uno strano, lungo gilet bordeaux che lo fa sembrare un druido. Il suo nuovo libro, appena uscito in Italia da Rizzoli, si intitola Roboscopo (256 pag., 14,90 euro) ed è una collezione del meglio della sua produzione.

Allora, una buona volta, come dovremmo definirli questi oggetti non identificati che piacciono tanto ai professori universitari quanto alle parrucchiere?
«Sono stato musicista rock, ho studiato poesia all’università, ero appassionato di astrologia e come logica conseguenza stavo costantemente al verde. Così, quando nel ‘78 trovai l’annuncio del settimanale Good Times di Santa Cruz che offriva 15 dollari alla settimana per una rubrica di oroscopi non mi sembrò vero. Ero sconcertato che quelli che si leggevano su giornali considerassero solo la posizione del sole, ricavandone consigli superficiali e superstiziosi. Io ho fatto del mio meglio per non cadere in quella trappola e inventarmi un mio genere. Quindi le definirei delle lettere d’amore ai lettori piene di storie e metafore per rinvigorire la loro immaginazione».
Resta il dubbio che vadano bene un po’ per tutti indifferentemente: è così?

«Chiunque può ricavarne qualcosa ma ognuno è pensato per il suo segno. Oltre al sole guardo la luna e le “case” in cui si trovano i pianeti. E dalla risultante di alcune caratteristiche archetipali dei segni e della posizione degli astri traggo le mie indicazioni. Sulla base di quelle avverto, che so, il Cancro che se ha “Plutone quadrato” allora quella settimana dovrà faticare di più per ottenere dei risultati, così lo sa e non si scoraggia».
Ecco, sembra non voler interferire nelle vite degli altri ma aiutarli a tirare fuori il meglio di sé. Ho letto che crede nelle «profezie che si autoavverano». Fino a che punto?
«Sono convinto che siamo ciò che pensiamo, questa è la mia accezione di self fulfilling prophecies. Che è diversa da quella materiale che sembra spacciare Il Segreto di Rhonda Byrne, un bestseller da 20 milioni di copie, quando parla delle “regole dell’attrazione” per cui basterebbe desiderare molto una cosa per ottenerla. Se vuoi diventare un pianista da concerto, ad esempio, il desiderio non basta. Tocca studiare almeno sei ore al giorno per un minimo di cinque anni, ascoltare tutti i migliori pianisti e, soprattutto, avere talento. Una cosa è l’immaginazione, altra l’illusione».
Però il pensiero positivo aiuta. Per questo ce l’ha con i giornalisti latori di cattive notizie. Dovremmo far finta che va tutto bene?
«No, certo, ma neppure inondare la gente solo di crimini e catastrofi. Sono un liberal, la mia rubrica è passata da 7 a 32 pubblicazioni nel ‘91 quando criticavo apertamente la prima guerra del Golfo. Non sottovaluto il male del mondo. Ora però esagerate. Esistono autorevoli studi che dimostrano che gli omicidi, ad esempio, sono calati ma voi fate finta di niente. Solo il sangue tira. Io propongo un riequilibrio. Non vogliamo fare 50 e 50, ok, ma almeno un quinto di buone notizie le vogliamo dare?».
E per compensare questa visione deprimente che si è inventato la pronoia?
«In qualche modo, sì. Penso che il mondo cospiri per il nostro bene. Se non dei singoli individui, del genere umano. Pensate al miracolo di risvegliarsi ogni mattina. Alla distanza del sole dalla terra: un po’ meno e bruceremmo, un po’ di più e ci congeleremmo. Bisogna potenziare questa linea di pensiero grato. Io, per esempio, mi chiedo ogni giorno come potrei amare meglio. Non solo mia moglie e mia figlia, ma tutti, compreso il lavoro che faccio».
Cos’altro fa per rendersi la vita meno amara?
«Meditazione. Sia rivisitando le cose accadute che contemplando l’idea della mia morte: è molto purificante. E poi ricavo molte indicazioni anche dai sogni. Da giovane, per avere accesso a questa specie di quarta dimensione, ho fatto uso di droghe ma è così infinitamente meglio arrivarci senza. L’immaginazione è stupefacente».
A questo proposito cita spesso William Blake che la considera la chiave al «regno dell’eternità». Quali altri scrittori, artisti e intellettuali l’hanno influenzata o ama?
«Carl Gustav Jung, per l’idea che ognuno debba affrontare la propria “ombra”, il lato oscuro, perché se si prova a non farci i conti viene poi fuori in forme peggiori. Rudolf Steiner, per gli insegnamenti sulla conoscenza soprasensibile. Poi amo Leonard Cohen per la sua spiritualità sempre lucidissima. E adoro il giovane Sufjan Stevens che nelle sue canzoni tratta temi drammatici, come il cancro, senza mai chiudere la porta alla speranza. Tra gli scrittori Don DeLillo e Salman Rushdie. Di recente, invece, sono andato poco al cinema».
Quanto alla sua spiritualità così meticcia, ci spiega almeno cosa intende con «femminismo macho»? E qual è il suo rapporto con la religione?
«Vuol dire riconoscere l’insostituibile contributo femminile ma da una prospettiva maschile. Capire che le donne sono molto più brave a mettersi in relazione con gli altri, capacità essenziale e rara, mentre il maschio è tendenzialmente autistico. Per quanto riguarda la religione, non ne possiedo il dono. Apprezzo quella degli altri a patto che non la vogliano imporre. E credo che la principale minaccia per la società siano i fondamentalisti, di ogni genere. Per difendersi propongo di non credere oltre all’80 per cento in ciò che si fa. Solo così resta un margine critico e si evitano pericolose derive assolutistiche».
Le sue rubriche sono piene di citazioni idiosincratiche. Da una recensione di Giuseppe II al Ratto del Serraglio («troppe note, caro Mozart!») per descrivere l’eclettismo di un segno a un’osservazione dell’opinionista L. M. Boyd sul fatto che se una mucca annusa l’aglio anche solo un minuto, il suo latte saprà di aglio, a riprova dell’ipersensibilità di un altro. Da dove vengono fuori tante suggestioni diverse?
«Sono un collezionista di fattoidi, un lettore onnivoro. Il più grande godimento, per me, resta l’imparare cose nuove. C’è una parte di preparazione più strutturata: la mattina New York Times, Cnn, una quantità di blog e di aggregatori, da Metafilter a Reddit a Digg. E poi vago, ancora tra i siti, non necessariamente di notizie, e fisicamente a giro per San Francisco o in qualche villaggio della baia lasciandomi guidare dalle suggestioni. E quando mi imbatto in una frase o situazione interessante mi viene subito in mente al caso di chi potrebbe fare».
Per quanto anomalo, resta pur sempre il più celebre oroscopista del mondo. Indizi per il 2011?
«C’è una configurazione molto interessante, verso aprile-maggio, con Giove in congiunzione con Urano in Ariete, che significa rinnovamento. Alcuni sintomi si vedono già, con WikiLeaks che ha gettato nel panico la diplomazia. Oppure novità sul fronte delle intelligenze extra-terrestri. Ma tutti avranno un forte potenziale di reinvenzione». Che è un po’ il senso del gioco, ma fa piacere che qualcuno ce lo ripeta con parole sempre nuove. A parte Luigi Tenco – e sappiamo com’è finita – chi vorrebbe cantare «domani sarà un giorno/uguale a ieri?»




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