Se non ora, quando?: le mie sorelle.

Domattina scenderò in piazza. Ci sarò per gridare forte e chiaro che ogni mio fratello è degno di poter condividere la presenza su questo malato pianeta con ogni mia sorella. Ci sarò, e per farlo, lo farò con la mia ragazza e con la donna che mi ha donato la vita. Mille volte scusa a loro, quindi. Scusa per ogni volta che mi soffermo a guardare i programmi della D’Urso in Tv. Scusa per ogni volta che lo faccio con quelli della De Filippi. Per aver ancora sintonizzate sui miei Lcd le reti Rai-Set. Scusa per non aver preso in considerazione prima d’ora la possibilità di scender per strada e per averlo fatto solo ora che il Drama è all’atto finale. Scusatemi, quindi. Accanto alle scuse porgo un bel mazzo fatto con i fiori delle promesse migliori. Quelli che non appassiscono mai. Quelli dell’impegno a non lasciarle sole e, qualora questa frase puzzasse di patetico, mi impegno sin d’ora a porre in risalto, come da missione, quella parte caratterizzante la natura femminile. Quella del dare senza ricevere. Senza dimenticare di mostrare solidarietà a tutte quelle ragazzine che dovrebbero passare la propria età adolescenziale a vivere da adolescenti. Vorrei ci fossero mille “mia madre”. Vorrei che, oggi, si spostasse l’attenzione su chi, come lei, suda la fatica di una intera famiglia. Sveglia, lavoro in campagna, di corsa a cucinare, mezz’ora sul letto a riposare, poi di corsa a vestire i panni della donna delle pulizie per poi tornare a casa per preparare la cena e andare a letto imbottita di antidolorifici. E in tutto questo, poco ci manca, che se non le dessi una mano, dovremmo chiamarla noi una donna delle pulizie. Questa è la donna. Lavora così tanto e per così tante persone in questo paese che crea disoccupazione. Ne son convinto. Quell’essere fantastico che lavora il doppio per la metà, laddove c’è chi non lavora affatto, per la meta. Non toccatemi la donna, quindi. Mettetemi “Colpo Grosso” per Ministro, il Drago Presidente del Consiglio ma la donna, quella non si tocca. Er Mutanda mi fa un baffo e tu non sei Pappalardo. Ma, ilarità a parte, quel che vorrei è che possa veder riconosciuti i Loro infiniti meriti. Sparirebbero gli uomini dal parlamento. A Gasparri darebbero un Ministro di Sostegno e a Bondi un Tutor. Ne son sicuro. Sarà per il fatto che al Liceo ero l’unico maschietto in una classe con 30 ragazze, sarà che l’omosessualità latente che è in me, tanto latente, forse, non è. Sarà quel che sarà come Josè Feliciano resta il fatto che tutto il buono che è in me lo devo alle donne e con le donne, per le donne vorrei manifestare la Grandeur che le contraddistingue.

Tornando a domani, vorrei che fosse un abbraccio alle casalinghe di Voghera e uno strattone ai loro mariti. Quelli che per intenderci lavorano così duro da aver fatto del loro cuore un macigno. Quelli che le frustrazioni le sfogano sulla consorte che non può lavorare o non può avere una vita appagante per via della possessione. Quelli che nel nome del Nuovo Iran:”Lavoro io mentre tu a casa con i figli!”. Quelli che vorrebbero essere al posto di Re Carlo. I possessori di tutte le chiavi delle donzelle dell’impero. Quelli che se non è possibile mi ci masturbo all’idea che sia possibile tale aberrazione. Insomma, quelli che incontri per strada. I tuoi fratelli. Quelli che se avessero potuto studiare psicologia alle elementari non esisterebbe il PDL.


di Luigi De Michele

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