Hai mai pensato a un’Italia senza Berlusconi?


Hai mai pensato a un’Italia senza Berlusconi? Hai mai pensato a cosa comporterebbe una cosa del genere? Molto probabilmente pensi a nuovi Draghi pronti a prendere il suo posto e molto probabilmente non sbagli. Ma, hai mai pensato a un’Italia senza Silvio Berlusconi Presidente del Consiglio? Hai mai pensato a cosa inevitabilmente cambierebbe per via di quell’effetto domino che la sua uscita di scena innescherebbe? No? Soffermati sugli sporadici ricordi dell’Italia che fu, sugli aspetti che contraddistinguono le democrazie sane occidentali e sulle potenzialità umane in genere, tanto da arrivare ad ovvie ma mai scontate conclusioni, tra le quali: quella che si sta giocando è una battaglia che va molto aldilà della condanna di Berlusconi e della sua fine politica. Ora, hai mai pensato a un paese senza Gasparri, Cicchitto, Capezzone e la Santanchè? Hai mai pensato alla fine dell’era più culi che facce in TV? Hai mai pensato al fatto che potresti risparmiarti Umberto Smaila ai Beni Culturali? Hai mai pensato a una TV veramente plurale, a misura di bimbo, di studente e di anziano? E a quanti “Capra” ti risparmieresti? All’odio tra italiani divisi in fazioni c’hai mai pensato? Potrebbe finire, no? Potrebbe addirittura capitare che con la caduta del Nano possano cadere tutti gli altri. Non dirmi che non vien da sé che ci sarebbe un rinnovamento chiaro della classe dirigente. E della politica, che priva dei personalismi, dopo 20 anni, torna ad occuparsi della Politica? Sarebbe ancora un’utopia? Sarebbe utopistico pensare che si potrebbe tornare alla cultura come principale fonte d’intrattenimento? Non è che, zitti zitti, potremmo ritrovarci Luttazzi e i fratelli Guzzanti a re-intrattenere il pubblico italiano? E perché no Beppe Grillo? Non ti viene in mente la possibilità che potremmo finalmente uscire dal reality in cui siamo capitati per poter tornare alla realtà? E che dire della fine della macchina del fango? Quanti altri “Metodo Boffo” ci risparmieremmo? Potremmo addirittura tornare a parlare di meritocrazia sul lavoro, in politica, nell’arte, nello spettacolo e, perché no, nella vita di tutti i giorni. Le vie del Signore sono infinite indi per cui potremmo ritrovarci a festeggiare i 150 anni della Repubblica Italiana uniti da un solo obbiettivo. Quindi, quando potrebbe finire il fenomeno delle vere e proprie tifoserie per le strade, nelle piazze, nei posti di lavoro, all’università, se non ora? Quando? Non sarebbe il momento adatto in cui si potrebbero abbassare definitivamente i toni e si potrebbe tornare alla calma? Non è che alla fin fine ci riscopriamo più portati all’ascolto piuttosto che a parlare in maniera logorroica tanto da prevaricare il prossimo? E della fine dei privilegi dell’uomo più ricco d’Italia? La fine della mortificazione degli altri competitori? La fine delle mercificazione? Non sarebbe uno scenario primaverile in cui la neve, dopo aver lasciato gelatura, lascia spazio e vita ai colori dei fiori? Potrebbe essere il rinnovo di un vaccino che ha effetti per 70 anni. E nel frattempo? Avremmo meno paranoia e più fiducia negli altri. Potremmo riscoprire l’unità perduta e la morte delle divisioni nord-sud, comunisti-liberali, buoni-cattivi. Hai, in conclusione, mai pensato a quanti mea culpa ci sarebbero? Quelli che solo con la forza di un domani migliore potresti accettare? Sarebbe la tanto agognata fine dell’era delle ideologie a ben 22 anni di distanza dalla caduta del Muro di Berlino. Meno ideologie e più idee. Più idee e quindi più politica per passione. Passione, proprio quella. Una parola, il cui vero significato, potremmo impararlo solo dalle donne. Ora, sii sincero, hai mai pensato a un paese in cui esistono anche le donne?


di Luigi De Michele

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