Ai politici pugliesi: dopo la nausea, vogliamo l’open data nella Pubblica Amministrazione


Vi segnalo una nota apparsa su Facebook da parte di quel LabBari che tante gioie ha portato alla sinistra Barese prima e Pugliese dopo. Vi invito a leggerla con attenzione e con la passione che contraddistingue parte della Sinistra italiana:



La Puglia sta vivendo giornate difficili, inutile far finta di niente.
Ormai, al di là delle responsabilità penali dei vari protagonisti delle inchieste, sta tramontando la Primavera Pugliese. Da qualunque parte si voglia guardare questa storia, qualsiasi sia il nostro politico di riferimento, siamo giunti a un punto di non ritorno: Vendola ed Emiliano sono ai ferri corti ed è verosimile credere che non si ritroveranno mai più.
Insieme al loro tandem, forse il più forte della sinistra italiana degli ultimi vent’anni, se ne va un’idea di politica quasi pulita, in cui ci fosse spazio per un cambiamento, per un pensiero diverso.
Le intercettazioni, le indagini e i fatti di cui si discute sono accaduti proprio mentre molti di noi erano già dentro l’agone politico, già impegnati attivamente.
Questa però è anche la prova che il nostro lavoro non è servito a niente. È un’ammissione spiacevole, ma va fatta subito. Perché da qui si dovrebbe ripartire: dalla consapevolezza che non siamo riusciti
neanche a marcare una discontinuità.
L’opacità del potere pubblico è rimasta immutata e noi non siamo riusciti neanche a far provare un briciolo di vergogna a questa gente. Mentre in Germania un ministro si dimette per aver copiato una tesi di dottorato, in Italia siamo tutti costretti a dire che da noi non succederà mai. È il segnale di una resa che è prima di tutto sociale e a cui non vogliamo piegarci.
L’altra verità è che, dal nostro punto di vista, siete tutti conniventi. E che a prescindere da chi sia più coinvolto o meno: noi siamo diversi da chi ci governa attualmente, e vogliamo essere rappresentati da gente differente. 
Soprattutto non tolleriamo più i giri di parole attorno alle irregolarità: nascondersi dietro le rilevanze giudiziarie è un gioco denigratorio che non ci stordisce più. Sono 17 anni che siamo costretti a parlare di magistrati e non di etica, di pene e non di senso dello Stato. Non siate berlusconiani anche voi, se volete il nostro voto.
Il vostro comportamento ci ha reso il lavoro impossibile. Ci strozzate le parole in gola, non ci date argomenti per rispondere a fasce sempre più larghe della popolazione italiana che oramai vi liquida con “tanto siete tutti uguali”. In fondo, come dar loro torto?
Avete dato prova di non riconoscere la sacralità del lavoro. Siamo ancora costretti a sorbirci storie di raccomandazioni, di nomine spartite e di defenestrazioni. Ci costringete a fare spallucce sul racconto più umiliante della nostra generazione, quello che ci condanna ad un futuro senza diritti. Voi, con le vostre telefonate da furbetti del quartierino, e noi piegati dai vostri esercizi retorici sulla meritocrazia e la flessibilità.
Se siamo nauseati noi, figurarsi i delusi, gli scettici, gli scontenti, i poveri, gli affamati, i traditi. Avremmo una voglia pazza di mandarvi tutti al diavolo, ma così non porteremmo cambiamento vero
e soprattutto faremmo il gioco dei vostri oppositori politici, i quali sono certamente peggiori di voi che, se non altro, avete salvato un briciolo di decenza istituzionale.
Ora, smettetela di giocare allo scaricabarile, andate là fuori e dite che avete sbagliato, mostrando nei casi più eclatanti anche il coraggio delle dimissioni. Offrite ai cittadini delle garanzie oggettive a sostegno delle vostre parole. Aprite la politica ai sistemi di valutazione diretti, con l’accesso globale a tutti i documenti della pubblica amministrazione. In due parole: “open data”.
Fate in modo che la trasparenza non sia quel valore pre-elettorale da sacrificare sul tavolo delle spartizioni delle poltrone.
È l’unica carta che vi rimane per dimostrare il vostro desiderio di cambiamento e per non trasformare la primavera pugliese in un inverno da Prima Repubblica.
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