La moltiplicazione dei Pani

Il problema del caso-Pani è il sistema, non è lui. E non si risolve facendogli rinunciare alla retribuzione (cosa poi ridicola: come cacchio pretendi che una persona possa lavorare gratis per un settore delicato come quello della comunicazione istituzionale per un’Università? Si tratta di un lavoro serio, ed è giusto che sia pagato seriamente. Come ha scritto Raffaele Lorusso di Assostampa, la decisione aggrava ulteriormente la situazione).
Ora, però, spostiamo il problema da un’altra parte. Quanti altri Pani esistono all’Università di Bari? Ossia: quante altre persone stanno lavorando in questo momento grazie a bandi che sembrano – sembrano, eh – costruiti apposta? Il numero non lo so. Forse tante, forse nessuna. Di solito lo sappiamo in seguito a inchieste giornalistiche o a ricorsi al Tar o di proteste di associazioni. Ma evidentemente non basta.
Quante persone non si lamentano ogni giorno? Il rettore Corrado Petrocelli ha detto a Controradio una cosa giustissima: se è scoppiato tutto questo casino è perché l’Università ha fatto un bando pubblico, perché è stata trasparente. E allora bisogna continuare a essere trasparenti.
Lo scandalo è scoppiato perché il sindacato dei giornalisti ha alzato la voce. Ma negli altri casi? Forse non è mai successo qualcosa di strano negli altri casi, oppure forse non c’è stato alcun sindacato che ha protestato. Il sindacato dei partecipanti-a-concorsi-dove-è-inutile-partecipare-perché-si-sa-già-chi-sono-i-vincitori non è ancora molto attivo. E fin quando non sarà molto attivo, non si saprà bene quanti altri concorsi, o chiamate dirette, sono fatte con criteri  poco nobili.
La soluzione, quindi, non può che essere la trasparenza, perché la trasparenza vuol dire controllo. Magari bypassando anche quelle associazioni universitarie che spesso si riducono a sostituire la segreteria (con eccezioni). E qui c’è anche un grave errore: perché se l’associazione sostituisce una segreteria inefficiente per acquisire consenso, allora non avrà alcun interesse a protestare e migliorare per avere segreterie migliori: se lo facesse, perderebbe pacchetti di voti di studenti riconoscenti per avere aiutato in situazioni assurde. (Provate ad avere un problema burocratico all’Università e sarete pronti a dimagrire 5 chili – o ingrassare, dipende dai casi – per la frustrazione).
Dicevo, la soluzione – come ha scritto tempo fa per esempio LabBari –  sta nella trasparenza, nell’open government, nel controllo sistematico su tutto. Non bisogna fermarsi a Pani, non bisogna linciare Pani – che tra l’altro oggettivamente ha un curriculum notevole – ma bisogna moltiplicare i Pani. Bisogna controllare tutto. E il controllo può essere più efficace se si creano strumenti scientifici per il controllo dell’attività e dell’efficienza universitaria, strumenti che possano impedire fastidiose demagogie. Quali? Alcuni sono presenti anche sullo stesso sito dell’Università. Con quegli strumenti si può controllare l’operato dell’istituzione in modo completo. E chi trova qualcosa che non quadra, che fa? Può denunciarlo alla stampa o alle associazioni, o scriverlo su Facebook, o su un blog.
Nel suo libro Wikicrazia, l’economista e musicista Alberto Cottica ha scritto, citando un proverbio americano: La luce del sole è un ottimo disinfettante.



da Ludovisioni: Ludovico Fontana

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