La Sassata: Il mio PIL e quello di Castelli

Ero lì, giovedì mattina, sorridente, col tricolore in mano, ad ascoltare l’inno nazionale, quando mi sono imbattuto nella dichiarazione del viceministro leghista ingegner Castelli. Il quale, con truce pragmatismo nordista, mi faceva notare che mentre io, insieme a tanti miei stolti connazionali, perdevo tempo a festeggiare, lui e i suoi amici leghisti stavano «in Padania a lavorare e a costruire PIL». Come un Adige esondante su una piantagione di radicchio, uno tsunami di senso di colpa ha travolto il mio fiero orgoglio nazionalista. I danni sembravano irreparabili e stavo per decidermi a chiedere lo stato di calamità, quando un caldo raggio di sole di questo anticipo di primavera pugliese mi ha ridato un barlume di lucidità. Allora ho provato a riflettere. Dunque, il teorema è che mentre io festeggio, Castelli costruisce PIL. Ma guardiamo la storia recente. Durante questo lungo e nebbioso ventennio di Lega, mentre io lavoravo e costruivo i miei piccoli pezzi di PIL che facevano l’ingegner Castelli e i suoi amici? 1) Si pulivano il sedere con la bandiera dello stesso Stato che alimenta le loro sostanziose buste paga 2) Versavano la sacra acqua di Eridanio in improbabili ampolle, vestiti da vichinghi 3) Assistevano in pompa magna a Barbarossa, uno dei film meno visti della storia della Padania (ma tra i più ministerialmente sovvenzionati della storia d’Italia) 4) Improvvisavano raid nei treni delle nigeriane disinfettandone i sedili 5) Importavano ‘ndrangheta ed esporavano liquami 6) Si dilettavano a cantare inni contro i napoletani «colerosi-terremotati-voi-col-sapone-non-vi-siete-mai-lavati». Caro Castelli, prima che lei possa costruire il PIL necessario a riparare i danni che la Lega ha fatto all’Italia, ci vogliono come minimo altri centocinquant’anni. Per cui, ha ragione, lei non ha tempo da perdere in festeggiamenti: và a lavurà, ché l’è mei!



di Giovanni Sasso

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