La campagna elettorale di B. si fa in tribunale

Silvio Berlusconi ha ufficialmente iniziato la sua campagna elettorale. Lo ha fatto fuori dal Palazzo di Giustizia di Milano. L’obiettivo temporale non è fissato e dipenderà molto dai sondaggi.

Non appena i suoi amati numeri dovessero restituirgli un trend costante a suo favore su un’ipotesi che gli permetta di vincere sia alla Camera che al Senato con la sola alleanza con la Lega (senza sottovalutare lo sporco ma pregiatissimo lavoro dei favolosi galoppini di governo ora noti come Responsabili) troverà un pretesto qualsiasi e si andrà verso una campagna elettorale lampo, con le opposizioni ancora alle prese con chi può governare, chi deve governare e con chi deve guidare la coalizione, improvvisamente calati in un contesto di guerra comunicativa e alle prese coi rimpianti del tempo perso ad aspettare gli esiti di un processo.

Nel frattempo, però, Berlusconi ha deciso che non potendo proprio evitare le aule di tribunale e avendo allo stesso tempo la certezza di un livello di attenzione massima da parte dei media italiani e internazionali a lui ostili, conveniva gestire la crisi e, come in un classico modello di marketing, si è cimentato nella trasformazione dei rischi in opportunità.

Berlusconi, come da copione, detta l’agenda. Oggi, unico italiano a cui è concesso, è andato in Tv due ore prima dell’udienza per dire la sua su un processo che lo riguarda. Poi è andato in Tribunale per una giornata assolutamente ininfluente dal punto di vista mediatico (l’udienza è infatti stata rinviata al 4 aprile, come ampiamente previsto) e senza alcun rischio per la sua immagine e ha trasformato il tutto in uno show. Di nuovo in piedi sul predellino, lì a snocciolare i soliti teoremi sulla giustizia con le bandiere del Pdl sullo sfondo.

Berlusconi oggi ha inaugurato un format di comunicazione (sì, come i reality show, però con la vita vera. Sai che ascolti!) che, a mio avviso, vedremo ripetuto sempre uguale nelle prossime settimane. Ad attenderlo, una claque composta in parte da sostenitori di Berlusconi (perché no?), in parte da italiani regolarmente retribuiti per svolgere questa attività che rispetta al 100% le prerogative di legge ma che, soprattutto, ha un valore comunicativo straordinario. Infatti bastano 100 comparse, due foto e delle riprese ben assortite per presentare una pietanza assai gustosa sul piatto degli italiani (Tg1 delle 20: 6 milioni di italiani, 25% di share + Tg5: 5.5 milioni di italiani, 20% di share). Nel frattempo i suoi oppositori non vengono considerati neanche portando centianaia di migliaia di persone in piazza (qualcuno sa niente della manifestazione referendaria di Roma di sabato scorso?)

La campagna elettorale che Berlusconi ha iniziato a impostare è totalmente a-politica. Le categorie concettuali che Berlusconi intende agitare sono esclusivamente psicologiche, se non addirittura psicoanalitiche. Identificazione, proiezione, negazione, rimozione sono le parole chiave di questa operazione freudiana.

Proiezione e identificazione: sul “vorrei essere come Berlusconi”, il premier ha costruito molte delle sue fortune politiche. Non è un caso che non abbia affatto smesso di ospitare giovani fanciulle a cena anche dopo gli scandali di Noemi Letizia e Patrizia D’Addario. Anzi, ha aumentato la posta in palio consapevole dei meccanismi psicologici che molti italiani hanno maturato nei suoi confronti. Gli elettori sono oramai divisi in viziosi, ipocriti e santi e Berlusconi parla direttamente alle prime due categorie che rappresentano una percentuale bulgara della popolazione. E da questo dialogo, in cambio, riceve identificazione nel vissuto del premier e anche la riflessione autonoma del cittadino che pensa, sempre più spesso: “Al posto suo io avrei fatto lo stesso”. L’identificazione è mobile ed è per tutte le stagioni: ora ci si identifica in Berlusconi, ora nelle Bunga-girls, ora in Scilipoti.

Negazione e rimozione: altri classici senza tempo. Quanti italiani negano l’evidenza sul Premier? E quante volte Berlusconi ha negato l’evidenza su se stesso? E, ancora, quanti cittadini, nostri amici o parenti, negano i loro misfatti anche se evidenti? Anche in questo caso, il processo di identificazione tra Berlusconi e gli italiani passa per una gigantesca attivazione psicoanalitica in cui l’attaccamento emotivo alla persona comporta meccanismi di difesa classici. Come, ad esempio, la rimozione: probabilmente esiste un’Italia che ha messo in fila tutte le magagne del premier e un’altra per cui basta dormirci su una notte per svegliarsi con Berlusconi in piena verginità morale e politica.

La politica si fa così? Sì, se il proprietario del potere politico coincide con il proprietario del potere mediatico. Bastano messaggi semplificati, distanti dalla razionalità, manichei e divisivi per ottenere il risultato. Il tribunale, nella sua simbologia rievocata nella storica presentazione della riforma della giustizia, è il luogo ideale per costruire frame di comunicazione comprensibili a tutti.

La giustizia è ingiusta in Italia -> La giustizia mi perseguita -> È ingiusto che io sia perseguitato.

In questo contesto simbolico difficilissimo da scardinare, Berlusconi sfilerà un altro argomento ai suoi oppositori (“Non va in tribunale”) e coglierà ogni occasione, dentro o fuori dall’aula, per parlare di tutt’altro, ad esempio delle promesse che farà agli italiani. Questa è la mia previsione: se la condividete, sarà il caso di farla arrivare ai capi dell’opposizione.

di Dino Amenduni


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