Silvio Berlusconi e la Persuasione

Persuasione. Tra le tante fortune di vivere in un paese come l’Italia, c’è un’occasione più unica che rara che permette alla gente del settore in questione di poter studiare quotidianamente una mole di dati eclatante: Silvio Berlusconi.
Silvio Berlusconi, checchesenedica, è il personaggio politico europeo più importante degli ultimi vent’anni. Né Blair, né Chirac o Schroeder hanno lasciato il segno che lascerà lui. Berlusconi, infatti, ha fatte sue tutte le sfere del sapere umano al sol fine di metterle a sua esclusiva disposizione. In parole povere, Berlusconi è il bambino viziatello con le Nike quando tutti hanno le Rutil, il neo patentato con la Mini che imbarca le fighe da paura quando tutti hanno la Seicento, quello con il Transatlantico quando tu sei costretto a racimolare un po’ di moneta per andare in crociera. Berlusconi, insomma, ha avuto tutto e quando dico tutto parlo della comunicazione. Ha fatto e continua a fare la sua fortuna grazie ad essa oltre che agli studi, ai mezzi e ai colpi di genio che, come plugin, fanno della comunicazione l’arma forse più devastante nelle mani di un essere umano. Ecco perché ho deciso di meditare cosa si cela dietro il suo personaggio tanto da porvi in elenco i punti che, a memoria, più hanno caratterizzato il suo successo:

       Propaganda Negativa. Un ruolo vitale nella storia del berlusconismo lo ha avuto la propaganda negativa. Essa ha lo scopo di indurre atteggiamenti inquadrati in senso negativo tali da rendere i propri elettori più resistenti agli attacchi provenienti dalla parte avversa. In poche parole, il lavoro messo in atto da Berlusconi con l’uso di equiparazioni spinte quali: sinistra=male, comunisti=coglioni, etero=giusto, Fli=1%. Tali equiparazioni non fanno altro che porre all’elettore di riferimento (ma insoddisfatto del suo operato), avvertimenti ben precisi come: “dopo di noi c’è il baratro”, “siamo i più cool”, “gli altri sono quattro gatti”.

       Ricorso alla paura. Questa del ricorso alla paura è una strategia ben più fine che presuppone appunto l’esistenza di un oggetto minaccioso e di un’autorità premurosa che veglia affinchè nulla di negativo accada. Va detto che l’uomo è motivato ad attuare comportamenti di protezione quando percepisce il problema come effettivamente è e, siccome è difficile (non impossibile) crearne di grandi, si cerca di amplificare un problema quasi inesistente o comunque strutturale. Il soggetto vive questa esperienza come effettivamente grave e premia chi si è preso cura di lui. Basti pensare, quindi, a Lampedusa e alla promessa delle 60 ore, a Napoli e alle promesse dei 3 e 10 giorni. Un caso distinto ma sulla stessa lunghezza d’onda è quello dell’effetto L’Aquila giunto fin dentro la trasmissione televisiva “Forum”. Quando i Media sono il megafono della paura.

       Effetto esperto ed effetto autorità/autorevole. Anche in questo caso ritroviamo tutta la sapienza dello staff del nostro Presidente del Consiglio. Alla base di questo effetto c’è la tendenza euristica degli uomini a prender per vero/attendibile tutti i messaggi del comunicatore confermati da una voce autorevole (istituzioni, aziende, personaggi famosi o importanti). A confermare ciò c’è “l’effetto Berlusconi al Congresso Usa”, “il sondaggio americano” o la tendenza a citare grandi personaggi del passato. In una sorta di favola che racconta al bimbo semi addormentato che ciò che dice, essendo avvallato dall’autorità, porterà sogni d’oro. Tutto nel nome della credibilità quindi.

E      Estetica nella comunicazione. Nella bacheca della persuasione c’è naturalmente l’estetica. Ben 16 anni fa, infatti, uno studio (Berry e McArthur) mise in evidenza come le persone adulte dal viso con caratteristiche da bambino vengano percepite come più oneste, gentili ed affidabili rispetto a persone adulte con il viso da persona matura. Vi ricorda qualcuno? E non parlo solo di Berlusconi.

       Somiglianza percepita. Questa è un’altra arma usata dal nostro Premier. Tentativo il suo, talmente esplicito e a tratti goffo, che viene altresì premiato proprio perché preparato ad arte grazie, molto probabilmente, alle sue esperienze giovanili e senili. In questo caso, il tentativo di Berlusconi, è quello di apparire come “uno di noi”. Tanto da far venire la sensazione che “fa le stesse cose che faccio io” ma, con l’aggravante che “lui è Silvio” e che “vorrei essere come lui” anche se “non ce la farò mai”. Tanto vicino, quanto irrangiungibile.

       Il ruolo facilitatore dell’umore. Che dire poi del suo sorriso stampato? E dei grigi sinistri? Beh, è del 1995 (Wegener e Petty) uno studio che dimostra come l’uomo sia predisposto a recepire maggiormente messaggi se il mittente appare di buonumore (notare l’anno dello studio).

       Comunicazione emotiva. La più pericolosa e sapete di cosa parlo. Quel che forse non sapete è che si tratta del tipo di persuasione che cambia più nel profondo e nel tempo gli atteggiamenti della persona che la introietta. E, quindi, difficile da smaltire






   di Luigi De Michele
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