Berlusconi è un morto che cammina


Il Berla è un morto che cammina. Non è più Er Ghepardo de ‘na vorta. Non tira più come in passato. Non sposta voti. Non smuove le coscienze e non ha più carte da giocare. L’età lo abbandona. Dietro l’intonaco della sua facciata da edificio restaurato non si nasconde altro che un Re Nudo che, all’età di 75 anni, non può ruggire con il miagolìo di un vecchio gatto in calore in una notte di mezza estate. Insomma, Berlusconi non vince, non convince e lo si evince.

¼ (leggasi un quarto) degli elettori della sua coalizione (il 40% del totale dei votanti) risponde picche ad ogni sorta di sondaggio. Non approva la sua linea sul nucleare, la sua linea contro la magistratura, non ha fiducia nel suo esecutivo e ancor meno in lui. ¼ dei suoi elettori, il 10% dei votanti italiani, non ne può più e, non passa in massa dall’altra parte della barricata, solo per le vistose mancanze di chi li si oppone, oltre che per effetto del regime mediatico. Come nella ei fu Berlino Est, in palazzi con le finestre che davano sulla Ovest murate, non è possibile per i cittadini fare una comparazione, un raffronto tra le due Berlino. Io, per esempio, che son pugliese, fossi venuto da Marte l’altro dì, guardando il Telegiornale Regionale della terza rete pubblica, non avrei mai potuto capire che il Governatore della Regione Puglia è in effetti Nichi Vendola e non Raffaele Fitto, tanta è la sovraesposizione mediatica di quest’ultimo nelle due edizioni giornaliere. In un rapporto, per quanto riguarda le comparsate, di 1 a 10. Tuttavia, per render onor al titolo del mio articolo, so che devo pur motivarvi il tutto e, per farlo, ho deciso di avvalermi, in via del tutto originale, di sette tra i tanti punti che motivano nello specifico ciò che sostengo.

Punto primo: Berlusconi racconta barzellette che non fanno più ridere anche se fanno ridere. I giovani alla sua ultima sull’italiano e il tedesco non hanno riso minimamente. Non il 60%. Non il 50%. Non il 40% e nemmeno il 30%. Non ha riso nessuno.

Punto secondo: nessuno crede alle sue promesse. I suoi hanno da tempo preso a guardarlo come un personaggio folkloristico. Questo vuol dire che non ha più credibilità nemmeno per la sua gente e, quando non ce l’hai, ti pregiudichi il presente e soprattutto il futuro. Chi potrà credergli tra due anni se ora vien visto come un pagliaccio in crisi esistenziale perché il circo è vuoto?

Punto terzo: in campagna elettorale dovrà render conto della sua azione di governo. Non degli ultimi tre anni ma degli ultimi 10 se non 17 anni. Da Gheddy alla disoccupazione giovanile al 30%, passando per un Pil che in 10 anni è stato superiore solo ad Haiti. L’inesorabile.

Punto quarto o punto di non ritorno: per la prima volta da quando è “sceso in campo” non è più il politico più amato del centrodestra e figuriamoci nel complesso. E’ addirittura un peso.

Punto quinto: siam tutti simili e diversi e, così come i sinistri hanno avvertito per primi la sua scomoda figura perché esageratamente onnipresente, così i destri iniziano a percepirla allo stesso modo. In una sorta di contrasto grottesco e stridente tra le gravissime condizioni in cui versa il nostro Paese e la sua figura, i suoi racconti, le sue gesta, la sua azione di governo. Berlusconi è fuori dal mondo e come tale viene percepito. E, se è possibile dettare l’agenda del reale con la pretesa che lo si segua in massa come allocchi, è altresì impossibile dettare un’agenda che vorrebbe avere la pretesa di portare un’intera popolazione all’interno di una fiction. Perché? Perché la pancia piange, l’auto non va ad acqua e il mutuo non lo paghiamo alle banche islamiche.

Punto sesto: è ripetitivo e logorroico e la gente che ha la forza di ascoltare chi è ripetitivo o logorroico o è apparentata al soggetto in questione o è iscritta all’Ordine dei Medici o è in comunione con il Signore.

Punto settimo: si è circondato di gente che non può aiutarlo in alcun modo proprio ora che il suo volto è sfigurato. Da un lato c’è una parte in seno al suo partito che ha un futuro da tutelare e non ha intenzione di pregiudicarselo mentre, dall’altro, ci sono i fedelissimi che, proprio in virtù della sua figura ormai scomoda, se non irritante, non possono più aver la presunzione di presentarsi in pubblico in maniera credibile visto il “brand” che li accompagna. 


Credete davvero che Minzolini, Ferrara, Sgarbi e Fede abbiano più credibilità di Berlusconi? E qualora rispondeste sì, potrebbe mai un elogio di Totò Riina servire a donare maggior credibilità a Matteo Messina Denaro?




di Luigi De Michele 
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