In morte di Silvio Berlusconi



Premessa per i vari Capezzoni, Stracquadanii e Cicchitti: quando si sogna la morte di una persona, notoriamente le si allunga la vita. Quindi tranquilli, questa storia è tutt’altro che una iettatura. Insomma l’altro giorno, com’è e come non è, ho sognato che moriva Berlusconi. E mi sono apparsi i necrologi sui giornali del giorno dopo. Me li sono appuntati. 1) Il gruppo dei Responsabili partecipa al dolore della famiglia e approfitta dell’occasione per ricordare che, secondo le volontà del de cuius, cinque poltrone spettano ai componenti del suddetto gruppo. Il senatore Scilipoti, inconsolabilmente affranto, passerà a ritirarle dalla villa di Arcore con una Fiat Ducato, nel pomeriggio di domani. 2) Con agli occhi i lacrimoni / io ti piango, Berlusconi / più di tutti generoso / mio fratello, padre, sposo / tu mi volli alla cultura / ah che uomo, che statura / il tuo senno al cielo infondi / or mi taccio. Sandro Bondi. 3) Il vuoto che lasci dentro di noi, è immenso e incolmabile, quasi quanto che lasci nel nostro programma televisivo. Michele e Marco. 4) Caro Silvio, come concordato, oggi presenterò in Consiglio dei ministri quel disegno di legge progettato insieme, che rende nulli gli effetti della morte per tutti i parlamentari di nome Silvio, nati prima del 1940, che abbiano dichiarato redditi superiori a quaranta milioni annui. A presto. Tuo Nicolò. 5) Amico Silvio, porterò sempre con me il tuo sorriso, porterò sempre con me il tuo amore per la nostra terra lombarda, e porterò sempre con me la tua igienista dentale, almeno finché non si dimette dal Consiglio regionale. Roberto Formigoni (NB: su questo necrologio è in corso una perizia calligrafica poiché la firma sembrerebbe falsa). Poi c’è un fan, straziato, che scrive solo: «e adesso che faccio?». Ma il necrologio è anonimo. L’ammiratore si firma solo con le iniziali: P.D. (continua)






di Giovanni Sasso

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