La Costituzione ha rotto le palle



Mentre gli italiani parlano con gli sms, ascoltano musica con l’i-Pod, si incontrano negli happy hour, lavorano in videochat, mangiano finger food, (non) leggono i giornali sull’i-Pad e trombano su Facebook, il centrosinistra che fa? Difende la Costituzione della Repubblica. Un libro vecchio e soporifero senza nemmeno una figura, un disegnino, una foto spinta. E hai voglia a dire «è la nostra storia». Ma quale storia? L’altro giorno ho letto le prime venti pagine e non ci ho capito una mazza. Dove sono i personaggi? Qual è la trama? Nemmeno una sparatoria, un po’ di cocaina, una scena di sesso. Una noia mortale. Ma dico, vi fate chiamare «riformisti» poi arriva Ceroni del PdL che vuole cambiare l’articolo uno e l’unica cosa che sapete rispondere è «no». Sveglia, cacchio! Ceroni va «distrutto con la fantasia» come diceva De Gregori in Rimmel, a proposito di maquillage. Lui propone una piccola modifica? E voi alzate la posta, spiazzatelo, riscrivetela tutta, la Costituzione. Ma per esempio, al contrario. L’art. 1 comincerebbe così: «Enoizutitsuc alled itimil ien e emrof ellen aticrese al ehc, olopop la eneitrappa àtinarvos al». Queste sono riforme vere, innovative! Oppure lanciate un concorso: la Costituzione in un sms. Riscrivi la Carta in 160 caratteri e vinci un posto nelle liste del PD. Se proprio non volete sforzarvi sui contenuti, almeno provate con la forma: un bel restyling, un’edizione con materiali impermeabili, da portare sotto l’ombrellone. In edicola a soli 9 euro e 90, con un perizoma tricolore in omaggio. Altrimenti convocate un dj di quelli bravi e commissionategli una versione rap della Costituzione. Chiamatela Rap-ubblicana, sarebbe il tormentone dell’estate. L’importante è che la base ritmica sia molto forte e le parole appena sussurrate, un flebile rumore di fondo. Ci sono ma quasi non te ne accorgi. Un po’ come la democrazia.




di Giovanni Sasso

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