Amministrative 2011, chi vince e chi perde (2)

Da questa analisi possiamo ricavare queste tendenze generali.

– “Vinciamo noi e perdono loro”, liste alla mano, Bersani torna a casa con un risultato consolidato. Ma è squisitamente amministrativo ed è vero solo al Nord: il PD è primo partito a Torino e Bologna (dove fa di più di PDL e Lega messi insieme) ed è alla pari a Milano. Non si può, però, liquidare lo scivolone di Napoli come un incidente. La vittoria è incompleta e il cappello politico va aggiunto vincendo entrambi i ballottaggi: senza la doppia affermazione c’è comunque una via di fuga per Berlusconi;

– La Lega crolla, nei voti e anche psicologicamente. Ha espresso due candidati sindaco a Bologna e Torino che non sono andati oltre il 30%. A questo dato non ha dato peso nessuno. Il partito di Bossi non ha mai brillato nelle città (a differenza del centro-sinistra) quindi è un dato provvisorio e da prendere con le pinze, ma è spia di un malessere che l’elettorato esprime nei confronti dei loro dirigenti, sempre meno di lotta e sempre più di governo, sempre più potenti ma sempre meno coraggiosi nell’esercitare la loro golden share nei confronti del PDL.

– La scissione PDL – FLI ha fatto perdere voti a entrambi. Il partito di Berlusconi regredisce in modo imbarazzante in buona parte d’Italia e il referendum nazionale sul Capo non ha funzionato. E se il Capo non tira più elettoralmente, ci si chiede che utilità possa avere per il Partito. Il terzo polo, poi, è ininfluente in entrambi i ballottaggi ma si dimenerà per valutare se appoggiare qualcuno, come, con quali forme. Assisteremo a una scenata un po’ patetica tra dirigenti di partito il cui parere apparirà pesantissimo ma che poi alle urne non avrà praticamente nessun valore: se fossi Pisapia o De Magistris punterei a motivare i miei, ignorando ogni lusinga centrista. Per FLI, basti il dato di Latina, città dalle solidi tradizioni di destra, quella vera: con Granata capolista al Consiglio Comunale e Pennacchi candidato sovraesposto, hanno ottenuto l’1%. Non c’è bisogno di aggiungere altro.

– Continuare a etichettare il Movimento5Stelle come “antipolitica” e trattare una forza politica così rilevante in tante città (e anche nelle province, dato che richiederebbe un’analisi a parte) come se i loro elettori fossero alieni o barbari, inizia a diventare un esercizio di arroganza e supponenza che non fa altro che alimentare il serbatoio di idee dei grillini. Parliamo di liste che a Bologna hanno preso il doppio dei bolognesi Fini e Casini ma senza avere lo stesso spazio televisivo, lo stesso budget e la stessa popolarità. Il Movimento sarà in tanti consigli comunali in Italia e da lì proverà a cambiare la politica dal di dentro. E  lo faranno anche giovanissimi, non costretti a pregare qualche dirigente per farsi mettere in lista dopo anni di servizievole gavetta. Sarà il caso di ascoltare le istanze di questa forza, studiare i loro metodi, prendere il meglio di quelle energie e, soprattutto, non considerarli nemici. Non sono anti-politica, tutt’altro: sono anti-sistema, come tantissimi italiani.

– Il valore di questo voto è sì politico, ma non riguarda la maggioranza, bensì l’opposizione. Bersani ha ricevuto indicazioni di un’evidenza cristallina dal suo elettorato. Se ci sono le Primarie si sostiene il candidato vincente, chiunque sia, e si va a votare la lista del PD senza esitazioni. Se non ci sono, vi puniamo. Il Terzo polo esprime sempre un dato minore alla somma di SEL+IDV, dunque anche a volersi attenere solo all’algebra e all’alchimia, la scelta pare già presa dagli elettori.

A questo proposito, Romano Prodi ha dichiarato oggi: l’alternativa non si costruisce dal centro. Parola di un vincente gentile. Come Pisapia.




di Dino Amenduni



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