Pisanu, Casini e Veltroni: il Partito della Nazione

La destra italiana cerca di ricompattarsi, la sinistra prova a dividersi. La trama riparte con gli stessi presupposti che avevano portato il paese al quasi default: la proiezione delle mancanze della destra sulle mancanze della sinistra. Il tessitore resta sempre lo stesso, il masochismo pure.

I sondaggi sono implacabili e la disaffezione che attanaglia i due più grandi partiti si allarga a macchia d’olio. Il partito del Cavaliere, infatti, stenta a superare il 20% e sembra ai più una riedizione della vecchia Forza Italia. I malpancisti al suo interno aumentano quanto la voglia degli ex uomini di Fini di tornare alla cara vecchia An. In virtù di questo ridimensionamento, risulta alquanto inappropriata la scelta di sponsorizzare, per la prima volta dopo settimane, il Governo Monti e ancor più il Professore stesso.

Cosa nota a tutti è che l’elettorato pidiellino è stato svezzato al sospetto nei confronti dei “ribaltonisti-antidemocratici” e non sarà facile smantellare i frame costruiti faticosamente in questi vent’anni. Gli italiani hanno la memoria corta, ma la legge Milleriana delle 7 unità riguarda, per fortuna, anche loro. Ora, la verità è che la realtà è impietosa e 8 italiani su 10, ormai, attribuiscono l’attuale situazione di disagio economico alle mancanze di chi ha governato in tutti questi anni e, sembrerà strano, più saranno costretti a tirare la cinghia, più mostreranno insofferenza nei confronti degli esecutivi berlusconiani.

Va da sé che, la mossa sembra l’ultima possibilità di poter tornare a dettare l’agenda politica italiana prima delle amministrative. Queste, ad oggi, sono un crocevia per il destino del Pdl, un partito che ha urgente bisogno di riposizionarsi all’interno dello scacchiere politico italiano. Senza più un’anima, una guida, una narrazione. Un baule pregno di ricordi che cozzano con la realtà odierna. Una foto che stride con l’attuale umore degli italiani.

Dallo sdoppiamento del partito in popolari e aennini, passando per l’allargamento all’Udc, fino alla Grande Coalizione nel 2013 con “i nemici” e con a capo “il banchiere”, s’intravede la stessa confusione e la stessa voglia di Partito Popolare Europeo che aleggia periodicamente nel Pd.

Le componenti più centrali dell’emiciclo della Camera dei Deputati, quelle che mantengono in vita l’attuale esecutivo, sembrano accomunate dallo stesso destino: un filo che sembrerebbe accomunare l’area più popolare del Pdl, Udc e Pd. Da Scajola e Pisanu fino a Veltroni e Fioroni passando per Casini e Rutelli.

Stando ai numeri, con questo scenario, lo smembramento del Pdl comporterebbe la nascita (con sversamento di voti da sud) di un partito da inserire nella tradizione della destra sociale, che annetterebbe La Destra di Storace e che varrebbe quanto il defunto Msi. A nord ci sarebbero perdite verso la Lega mentre la restante parte arricchirebbe un ipotetico Partito della Nazione. Per quanto riguarda il Pd le perdite sarebbero inferiori e forse salutari. Per ogni voto in uscita ne entrerebbe almeno un altro dal versante sinistro e si potrebbe costituire un soggetto sotto il segno del Partito Socialista Europeo oltre che un altro post-comunista. Una ricomposizione dello scenario della Prima Repubblica in salsa europea, insomma.

La destra italiana cerca di ricompattarsi, la sinistra prova a dividersi. Potrebbero finire per ritrovarsi.

di Luigi De Michele

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