‘Italia Bene Comune’ ha la maggioranza assoluta con tutte le leggi elettorali


 La neonata coalizione di centrosinistra ha la maggioranza assoluta alla Camera dei Deputati: vincerebbe le elezioni sia con il Porcellum, sia con il modello francese, che con il proporzionale.
I numeri ci sono tutti. Il Partito Democratico è sul 30%, mentre la sua coalizione non dovrebbe mancare la fatidica soglia del 40% (Sinistra Ecologia Liberta 5%, Partito Socialista 2%). ‘Italia Bene Comune’, fatta una semplice simulazione con i dati a nostra disposizione, porterebbe a casa 251 seggi che, con il premio del 12,5%, diventerebbero 330 circa.
Come se non bastasse, lo scenario va sempre più delineandosi e, la nascita di una nuova e chiara offerta politica abbinata all’esclusione di forze un tempo amiche (Italia dei Valori, Radicali, Verdi e Federazione della Sinistra), hanno avviato quelle dinamiche che favoriscono la polarizzazione del voto, hanno riportato alla luce quell’elettorato tentato dall’astensione e avviato il classico effetto del voto utile.
‘Italia Bene Comune’ ha davanti a sé praterie immense: la possibile esclusione dal parlamento dell’IdV (che, non superando la soglia del 5%, aumenterebbe il numero di seggi di chi, invece, la supera) e la nascita di un nuovo soggetto politico a sinistra del Partito Democratico (De Magistris?), pronto ad intercettare l’elettorato tentato dal Movimento 5 Stelle nonché dalle forze escluse dalla coalizione, metterebbero al sicuro la vittoria e la stabilità dell’esecutivo chiamato a governare il Paese.
Ciò che più impressiona è che le dinamiche interne al centrodestra berlusconiano sembrano favorire ulteriormente Bersani & co. La nuova Forza Italia e la nuova Alleanza Nazionale rischiano la prima di non superare il 15% e la seconda di non superare lo sbarramento di coalizione al 4% (e lo stesso ragionamento vale per la Lega Nord). In questo modo, con AN, LN e IdV fuori dal parlamento e con FI su percentuali modeste, si potrebbe registrare una maggioranza di centrosinistra dalle dimensioni importanti.
Sarà cruciale capire il ruolo che giocheranno le forze centriste e come queste si posizioneranno. Sarà cruciale capire chi, in caso di ‘rassemblement’, resterà fuori dai giochi (es. La Destra, AN, Lega vs UdC, FLI e Monti) e chi soffrirà o gioverà del voto utile.
Una cosa è certa: più si frammenta l’offerta a destra, meno possibilità ci sono di superare lo sbarramento e meno partiti superano lo sbarramento, più il partito e la coalizione vincenti si aggiudicano i seggi necessari per governare.
 
Detto in parole povere, lo scontro tra forze moderate e forze progressiste si giocherà anche e soprattutto sul piano della ricomposizione dell’area di riferimento e sulla capacità da parte dello schieramento di non lasciar fuggire elettori verso il Movimento Cinque Stelle. È proprio questo il punto di forza del centrosinistra.
Ad oggi, a sei mesi dalle Elezioni Politiche, sembra che il centrosinistra sia riuscito ad arginare in un certo qual modo l’emorragia di voti, mentre il centrodestra subisce un lento svuotamento, lasciandosi dettare l’agenda da Beppe Grillo.
È la nuova politica italiana che prende forma prima del Big Day. Il giorno del giudizio a trent’anni di berlusconismo. Il giorno della vera fine della Prima Repubblica.
Luigi De Michele 


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