Il Partito Democratico vale quanto PdL, Lega, FLI, UdC e La Destra messi assieme

Gli ultimi sondaggi sono schiaccianti: la vecchia Casa delle Libertà non esiste più. I numeri sono impressionanti. Ciò che più preoccupa è l’irreversibilità di tale processo. In poco più di quattro anni si è passati dal 55% al 30% circa dei consensi.

Il Popolo della Libertà ha perso oltre 20 punti passando dal 37% al 15%, la Lega Nord ha dimezzato i suoi consensi (tornando al 4% e rischiando di non superare lo sbarramento), Futuro e Libertà per l’Italia naviga tra il 2,5% e il 3%, La Destra si mantiene più o meno sui livelli del 2008 (2%), mentre l’UdC ha preso a perdere nuovamente consensi una volta abbandonata l’ipotesi di alleanza con il Partito Democratico (5,5%). Dati quantomeno imbarazzanti.

Il centrodestra rischia un’ecatombe elettorale. La ‘storia’ dei moderati è una vecchia favola a cui non crede più nessuno e che, certamente, non accattiva l’elettorato più giovane e maggiormente scolarizzato. È pressocché impossibile riuscire a riunire sotto la stessa bandiera forze populiste ed antieuropeiste come Lega Nord, La Destra e PdL a forze europeiste e montiane come FLI e UdC.

L’unità tra forze politiche così differenti e con elettorati così distanti è un’illusione. La politica non si fa sommando il numero degli elettori, ma pesando i programmi e tenendo sempre a mente la natura del proprio elettorato. Ne verrebbe fuori un mostro in stile Unione 2006. Quasi sicuramente peggio. Da un lato l’elettore leghista stanco delle alleanze con Berlusconi, che scapperebbe verso Grillo e, dall’altro, l’elettore udiccino stanco della Lega che preferirebbe il Partito Democratico (per non parlare dei rapporti FLI-PdL e FLI-La Destra).

I ‘moderati’ hanno davanti a sé tre strade:
– seguire la linea Santanché, Storace, Maroni per contrastare Grillo
– seguire la linea del PPE e di Monti per reinventarsi europeisti, responsabili e, soprattutto, moderati  
– continuare a seguire la linea di sempre per non perdere l’elettorato di sempre

Non c’è via d’uscita: o un partito/coalizione neofascista-pirata, o un partito/coalizione popolare o un partito/coalizione vecchio stampo dall’aspetto plurale.

Ogni candidato alle primarie del Popolo della Liberta rappresenterà almeno una di queste tre strade da percorrere e non è detto che gli sconfitti accettino di percorrere quella del vincitore.

La destra ha bisogno di rifondarsi. Non può essere liberale, socialista, democristiana, neofascista, meridionalista e leghista allo stesso tempo. Necessita un rinnovamento totale della classe dirigente, un nuovo indirizzo unitario e stabile. Necessita maggior democrazia interna, deve allargare il computo delle fasce di popolazione da rappresentare e parlare un nuovo linguaggio, con una nuova narrazione.

La destra italiana è all’anno zero e, anche riuscisse a rimanere a galla a questo giro, perderà senza ombra di dubbio le prossime elezioni, rischiando di perderle anche cinque anni dopo, qualora non fosse in grado di dare un forte sterzata. Deve guardare negli occhi, affrontare e sconfiggere lo spettro del berlusconismo. Deve rimboccarsi le maniche, crescere, vaccinarsi e tornare a fare una politica schiava dei programmi e non degli slogan elettorali, nè della persuasione figlia della paura, nè tantomeno della scissione degli elettori in buoni e cattivi. Deve rimettere al centro i principi liberali che la contraddistinguono e allontanare le sirene sudamericane e/o del sud-est asiatico.

Una delle più grandi necessità che ha oggi il nostro malandato Paese è quella di avere una destra liberale e popolare. Chissà che non se siano accorti solo a sinistra.

Luigi De Michele

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