‘Italia Bene Comune’ vincerebbe anche con una soglia al 42,5%

Il fallo da ultimo uomo non servirà a nulla. Il tentativo di fermare il volere degli italiani nemmeno.
L’ingordigia dell’Unione di Centro non renderà ulteriormente instabile il Paese. Incrinerà quel dialogo tra forze progressiste e popolari di cui il Paese aveva, ha e avrà bisogno nei prossimi mesi, tornando ad esasperare gli animi, tornando a svilire il nome della nostra malandata democrazia.

Detto ciò, si tratta solo di uno sgarbo, uno sgambetto, un maldestro tentativo che non cambierà le sorti della prossima tornata elettorale. La ricomposta Casa delle Libertà prenderà l’ennesima e definitiva tranvata del quinquennio, mentre il 5 Stelle già si prepara a scalciare per diventare l’unica vera ‘opposizione’.

Perché ‘Italia Bene Comune’ raggiungerà e supererà il 42,5% senza problemi, visto e considerato che:
– nel 1996 ha superato il 42% con 15 milioni e 700 mila voti (nonostante le profonde divisioni)
– nel 2001 ha superato il 43% con 16 milioni di voti e con più di un partito fuori dalla coalizione (più di 10 punti persi per strada)
– nel 2006 ha sfiorato il 50%, superando i 19 milioni di voti (con 2,5 punti in più del previsto giunti in soccorso dall’Udeur e dai Liberaldemocratici di Dini)
– nel 2008 ha totalizzato il 37,5% con 13.700.000 voti (+ il 3% della SA e l’1% del PS), nonostante il calo dell’affluenza di circa 3 punti – tutta di centrosinistra – rispetto a due anni prima.

‘Italia Bene Comune’ deve semplicemente accendere la campagna elettorale, mobilitare più che può il proprio elettorato (più fiducioso rispetto a quanto si possa credere) e ritornare a superare i 15 milioni di voti. Ha bisogno di tutte le proprie componenti (liberalsocialista, liberaldemocratica, socialdemocratica, ecologista, etc.) per ripetere l’exploit delle amministrative del 2011 (60% con centrosinistra compatto), delle amministrative del 2012 (più del 50% nonostante la presenza del 5 Stelle) e, soprattutto, della imponente mobilitazione avvenuta con i referendum sui beni comuni.

La coalizione messa in piedi da Partito Democratico, Sinistra Ecologia Libertà e Partito Socialista è in divenire e potenzialmente dirompente. Può già contare sul 37% circa dei consensi e, visto il trend in costante crescita, restasse immutata nella composizione, raggiungerebbe il 40% senza alcun problema. Questo perché l’effetto ‘voto utile’ sta colpendo in maniera impressionante tutte le forze poste alla destra del Partito Democratico e alla sinistra di Sinistra Ecologia Libertà: l’Unione di Centro è crollata dall’8% al 5%, l’Alleanza per l’Italia è attualmente non pervenuta, l’Italia dei Valori va pressocché estinguendosi (più di un sondaggio tende a darla sotto la soglia del 4%), la Federazione della Sinistra rischia di tornare sotto il 2%, i Radicali hanno subito un forte ridimensionamento (rilevati molte volte sotto l’1%), mentre la Federazione dei Verdi è inchiodata sugli stessi decimali.

Una cosa è certa: i partiti che non avranno la possibilità di contribuire in maniera diretta alla crescita di ‘Italia Bene Comune’, saranno costretti a cedere parti consistenti del proprio elettorato. Il PD da una parte e SEL dall’altra coprono quasi del tutto l’intera offerta politica (grillismo a parte), ed è proprio per questo motivo che non ci sarà spazio alcuno per tutte quelle forze non in grado di proporre stabilità, coesione e un’alternativa forte e di governo. Ecco perché la posizione assunta dal partito di Casini è alquanto miope e a tratti suicida.

Alle prossime elezioni politiche andrà a votare gente motivata e coinvolta. L’elettore privato dell’utilità del proprio voto resterà a casa come è ovvio che sia. Saranno ben pochi i cittadini che, chiamati a votare per il pareggio, per il governo tecnico o per puro ostruzionismo, risponderanno positivamente. Finito il bipolarismo, finito Berlusconi, finita la contrapposizione ideologica, finirà la dirompente mobilitazione popolare che ha contraddistinto gli ultimi vent’anni. Ci sarà un ulteriore vistoso calo dell’affluenza (che si attesterà tra il 75% e l’80%) e vincerà chi più avrà saputo tener viva la speranza di cambiamento nel proprio elettorato.

Lo scenario politico ha assunto una forma che potrà mutare solo nel lungo periodo. ‘Italia Bene Comune’ ha il semplice compito di richiamare all’armi l’elettorato più fedele in nome del completamento dell’opera: la vittoria sul berlusconismo. Ha la possibilità di riportare a casa chi oggi gonfia il Movimento Cinque Stelle, l’Italia dei Valori, la Federazione della Sinistra, la Federazione dei Verdi e il popolo degli astenuti attraverso la creazione di una lista con a capo, ad esempio, Luigi De Magistris. E potrà erodere consensi alle forze di centro attraverso la creazione di una lista capeggiata (un nome su tutti) da Bruno Tabacci. Potenzialmente più di 10 punti percentuali.

Insomma, Casini ha ‘usato’ il moribondo PdL e la malandata Lega Nord. Con l’emendamento D’Alia-Rutelli, l’Unione di Centro ha semplicemente, e forse legittimamente, cercato di assicurarsi altri cinque anni di governo. E, se da un lato ha sperato che la soglia del 42,5% non venisse raggiunta (Monti Bis), dall’altro ha sperato di costringere ‘Italia Bene Comune’ a sottoscrivere un patto formale, in quanto unico modo per  poterla raggiungere.

La Prima Repubblica non è ancora finita e la Democrazia Cristiana è più viva che mai. ‘Italia Bene Comune’ ha dalla sua la possibilità di infliggerle il definitivo colpo del K.O.

Luigi De Michele

 

Advertisements