L’unico nemico di ‘Italia Bene Comune’ è il Porcellum

Editoriale di Luigi De Michele

L’unico ostacolo che separa ‘Italia Bene Comune’ dalla vittoria è la legge elettorale. Il Porcellum è una legge talmente bugiarda da esser stata modellata giustappunto sulle mancanze dell’avversario. Roberto Calderoli intuì fin da subito l’importanza di metter su una legge capace di consegnare alla coalizione vincente una striminzita maggioranza al Senato della Repubblica, a prescindere dalla portata del risultato. Sapeva che per il centrodestra, più che per il centrosinistra, sarebbe stato molto più semplice governare anche solo con una decina di senatori di vantaggio. Sapeva che con il Porcellum era allo stesso tempo possibile sia far cadere il Governo Prodi sia governare pochi mesi dopo la sua caduta.

La cosiddetta ‘legge porcata’ è l’unico vero avversario di Pierluigi Bersani. Più di Berlusconi, Monti, Grillo, Ingroia o Giannino. In qualsiasi altro Paese d’Europa, con una qualsiasi altra legge, ‘Italia Bene Comune’ starebbe già festeggiando la vittoria e portandosi avanti con il lavoro. In qualsiasi Paese d’Europa, eccezion fatta per l’Italia.

L’esito di questa tornata elettorale non è assolutamente in discussione sia per la forza della coalizione di centrosinistra sia per l’inconsistenza delle due coalizioni di centrodestra. Il potenziale massimo del Popolo della Libertà, per esempio, è del 24% circa. Non è un caso che anche la Forza Italia dei tempi migliori, in 14 anni di vita, non abbia mai oltrepassato la soglia del 30% (unico partito al potere in Europa) e che abbia superato il 25% una volta sola.

A 40 giorni dalle Elezioni, poi, non ha ancora toccato quota 20% (è dato al 17%). Ha recuperato 3 ‘miseri’ punti percentuali in più di un mese, raschiando il fondo del barile del mondo dell’astensione destrorsa, finendo per compromettere in maniera definitiva l’unità del centrodestra italiano, senza migliorare minimamente le sorti della campagna elettorale. Il recupero è avvenuto in regioni pressocché già assegnate a ‘Italia Bene Comune’ (per lo più meridionali), mentre nelle regioni più in bilico la situazione s’è fatta ancor più critica rispetto a solo poche settimane fa. L’alleanza con Lega Nord e Grande Sud/MpA ha letteralmente mandato in frantumi la base dei due partiti e sembra che persino il solido Veneto corra il rischio di passare nelle mani del centrosinistra.

Berlusconi ha perso per strada Casini e Fini. La Lega Nord è un partito ormai azzoppato, arenatosi sul 5% scarso (e che rischia persino la scissione in caso di sconfitta elettorale). Delle restanti 11 liste a supporto non ce n’è nessuna che superi il 2%. 11 liste che lottano quotidianamente tra loro senza esclusione di colpi, con la speranza di esser ripescate in qualità di miglior partito sotto la soglia minima. Nate con l’intenzione di alzare il potenziale della coalizione, peggiorano la sua capacità di attrazione. Proprio per questo motivo, l’offerta politica della nuova coalizione berlusconiana è quantomeno povera. Stesso linguaggio, stesse emozioni, stessa memoria, stessi atteggiamenti, stessi comportamenti, stessi solgan, stesse persone e stesse promesse di un tempo. Astensione permettendo, potrà puntare a malapena sul suo elettorato storico.

Per la coalizione che fa capo a Mario Monti vale più o meno lo stesso ragionamento. L’ex Terzo Polo pesa circa 5 punti in più rispetto al passato (15%) grazie alla trasversale capacità di attrazione del Presidente del Consiglio, ed è alquanto improbabile che possa riuscire ad incrementare la percentuale di consensi. Piuttosto, è destinato a subire i classici effetti della polarizzazione e, quindi, del voto utile. Negli ultimi giorni della campagna elettorale renderà con gli interessi quanto guadagnato più a manca che a destra, consegnando, assieme ai flussi in uscita da Rivoluzione Civile, la vittoria alla coalizione progressista.

La lista di Antonio Ingroia, infatti, non riesce a spiccare il volo. Rischia di essere un remake della Sinistra Arcobaleno con l’aggravante della reiterazione. Non riesce ad allontanarsi dalla fatidica soglia del 4% con una campagna elettorale ancora tutta da giocare (e quasi sicuramente a sue spese). Appare più un’accozzaglia di volti noti che un progetto politico (la differente collocazione nel parlamento europeo delle forze che la compongono ne è l’esempio più lampante) e, in quanto tale, corre il rischio di subire un vero e proprio saccheggio in nome di una motivazione ben più grande del ‘semplice’ spostamento a sinistra dello scenario politico italiano: l’antiberlusconismo. La necessità di scongiurare una nuova vittoria di Silvio Berlusconi finirà per arricchire il forziere progressista. E, a differenza del cartello del 2008, i sondaggi sono già abbastanza freddi. Non un buon segnale.
 
E ‘Italia Bene Comune’? ‘Italia Bene Comune’ ha da portare a termine un lavoro iniziato con le Primarie che nel 2009 hanno incoronato Pierluigi Bersani Segretario del Partito Democratico e che è passato per quelle che lo hanno incoronato candidato Premier oltreché per le Parlamentarie. Un lavoro che dovrà raggiungere il suo apice nella due giorni della prossima consultazione popolare: con la mobilitazione di tutto l’ettorato del centrosinistra storico e, al tempo stesso, con la mortificazione di quello berlusconiano. IBC dovrà parlare al cuore della propria gente, senza pertanto motivare i cittadini di centrodestra. Dovrà lottare con il coltello tra i denti ma al tempo stesso con calma e tranquillità. Dovrà far sì che l’affluenza non salga troppo oltre il 75% e incassare, di riflesso, punti percentuali di vantaggio sugli avversari.

Bersani dovrà far sognare i suoi e demotivare gli altri. Dovrà demolire 10 anni di governi berlusconiani senza demolire Berlusconi. Dovrà parlare di lotta alla illegalità senza parlare dei suoi guai giudiziari. Dovrà abbattere i simboli del berlusconismo senza toccarlo. Dovrà dare risposte concrete a problemi concreti. Dovrà parlare di idee, programmi e speranze. Gli italiani dovranno percepire che al centro dell’attenzione ci sono loro e non il Cavaliere. Vogliono e vorranno sentir parlare di sé. Vorranno essere coccolati e rincuorati dopo anni di promesse e sacrifici. Hanno bisogno di sapere che in fondo al tunnel della recessione c’è una luce. Anche se non c’è. Anche se non è vero. Hanno bisogno di una motivazione per tirare avanti e quindi per recarsi alle urne.

È compito delle forze progressiste continuare a mantener vivo il legame tra politica e cittadini. Infondere nuovamente fiducia. Creare partecipazione, suscitare entusiasmo, far sentire attivi i cittadini. Gli italiani hanno bisogno di nuovi progetti a lungo termine, nuove sfide, nuovi traguardi e nuovi stimoli. Hanno bisogno di sentirsi utili. Se il Partito Democratico, Sinistra Ecologia Libertà, il candidato Premier Bersani, riusciranno a fare questo, vinceranno anche contro il Porcellum. Vinceranno il primo vero nemico. Il primo tra i simboli di una epopea berlusconiana che sembra volgere al termine.

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