Ma Fioroni e Bassolino chi li rottama?

Nonostante Renzi gestisca la politica italiana dal mese di Febbraio, nonostante abbia il partito nelle sue mani, nonostante gli italiani percepiscano il suo partito ai suoi piedi, il PD s’è cristallizzato su di una media-sondaggi del 25%. Quasi 5 punti in meno rispetto alle settimane in cui Bersani cercò di stanare il 5 Stelle.
Stando agli ultimi sondaggi, il Sindaco di Firenze non supera mai il 50% dei consensi nemmeno all’interno del suo partito. Cosa che, se vogliamo fare un parallelo con le ultime Primarie, corrisponde più o meno a quel 40% con cui perse contro Bersani.
Renzi gode attualmente e da sempre di un consenso reale che si aggira attorno ai 4 milioni di voti e che, per giunta e per assurdo, qualora decidesse di formare un partito tutto suo, qualora ne avesse il coraggio, si dimezzerebbe (almeno) in virtù della forte appartenenza degli elettori democratici al partito e del fatto che il centro è già occupato e che, così come a destra, non si sfonda mica.
Renzi ha perso smalto, è ripetitivo, ridondante, non buca più lo schermo, non propone nulla di nuovo, e fatica a prendere la benché minima decisione oltreché la benché minima posizione. Non convince nessuno. O meglio, convince la gente su cose delle quali la gente è già convinta. È come uno psicoterapeuta: dice al paziente ciò che il paziente ha sempre saputo.
Gode della mancanza di un leader alternativo all’interno del partito – che non sia Letta – ed è sempre più palese come il partito tutto voglia cuocerlo a fuoco lento, sovraesporlo mediaticamente, prender tempo per potergli opporre un candidato in grado di giocarsela.
Dopo la lunga fase ascendente, si è stabilizzato per un periodo relativamente breve e ha di colpo preso a scendere. Appare sempre più artificioso, finto, incompetente. La sua equidistanza tra Berlusconi e Bersani non convince assolutamente gli elettori berlusconiani e men che meno gli elettori della sinistra democratica o del centro moroteo. Quello che la sua voglia di strafare non comprende e che potrebbe riuscire in ciò che nessuno mai è stato capace di fare nella storia del PD: far convergere tutto il partito su un solo candidato. Il suo antagonista.
Sta passando di moda velocemente come le sue cravatte viola. Non ha né la narrazione né la virilità né le televisioni né tantomeno i soldi di Berlusconi. Non ha né la competenza né la padronanza di Monti. E non possiede né la comunicazione emotiva né le capacità oratorie di Grillo. Non attrarrà mai alcun elettore che attualmente vota i succitati leader politici. È una copia di un po’ tutti i leader. E la gente preferisce l’originale.
Non potrà godere di una nuova incredibile spinta televisiva atta a distruggere Bersani perché Bersani lo hanno già distrutto. Non ha una storia da poter anteporre alla sua figura, non ha grandi conoscenze in materia politico-economica, e non tocca il cuore tanto da permettere l’inizio di una prima grande narrazione che lo possa riguardare. Troppo poco di destra, troppo poco di centro, troppo poco di sinistra e troppo poco grillino. Né carne, né pesce.
E i suoi luoghi comuni, le sue ovvietà, il suo patetico tentativo di accattivarsi le simpatie di ogni elettorato – dimenticando il proprio – lo rendono falso, irritante, poco rassicurante e noioso. È quanto di più autoreferenziale e psicotico si possa trovare in circolazione. Parla solo di sé, di Firenze e di Bersani. Del Partito Democratico e dell’Italia nemmeno l’ombra. Il più grande complimento che riceve, fa più o meno così: ‘Sa comunicare’.
La sua strategia è alquanto pacchiana e al momento regge abbastanza bene solo grazie al grande bacino a cui si rivolge il Partito Democratico. Ha la coperta più corta della politica italiana e la sfilaccia da sé giorno dopo giorno. Ha puntata su di sé – pronta a far fuoco – l’artiglieria berlusconiana. Mentre Monti lo schiaccia a sinistra, gli ex Margherita e gli ex Ds sempre più a destra e il Movimento Cinque Stelle sempre più giù.
Renzi ha mandato letteralmente in malora la campagna elettorale del Partito Democratico. Ha vanificato il tentativo di Bersani e del suo partito di impostare una campagna elettorale formativa e ricca di contenuti. La sua bolla mediatica creata ad arte dai poteri forti, dai loro mezzi di comunicazione ostili alla sinistra del PD durante le Primarie, gli ha permesso di dettare una agenda politica vuota, fondata su temi ininfluenti ai fini del benessere del cittadino. E il suo demagogico puntare sul dimezzamento dei parlamentari, dei loro emolumenti, delle Province nonché sull’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti (in tutto poche centinaia di milioni di euro), ha praticamente distrutto l’egemonia democratica venutasi a creare nel Paese dopo le Amministrative del 2011. Ha imposto una campagna elettorale priva di contenuti. Ha legittimato il populismo e la demagogia di Grillo e Berlusconi. Ha spianato loro la strada. Ha spazzato la razionale campagna bersaniana. E ha incentivato nei cittadini paura e rabbia. Ha versato sangue in un mare di squali.
Cos’ha intenzione di fare per rimediare a così tanto immani disastri? Crede per davvero che diventare Segretario del PD e suo candidato Premier sia cosa scontata? E, soprattutto, pensa realmente di poter vincere le Elezioni, prendendo bastonate da Belpietro a Porta a Porta?
Quanto gli conviene correre per la Segreteria di un partito spaccato e che spaccherebbe ulteriormente? Ritiene d’essere il collante? O si accontenta di Fioroni e Bassolino? Non gli converrebbe puntare alla Presidenza del Consiglio?
Confido nella buonafede e nel buonsenso di chi lo segue.
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