Renzi è un bluff

Matteo Renzi è un contenitore vuoto. Un gran bel contenitore, ma vuoto.

Crede che gli italiani siano dei perfetti imbecilli e – nonostante questi vivano una crisi senza precedenti – continua a parlare di IMU. Parla di un’imposta che nessun Paese al Mondo mette in discussione e della quale abbiamo preso a parlare nel 2006, quando ancora si chiamava ICI, e della quale continueremo a parlare anche l’anno prossimo. Ne parliamo ininterrottamente da 7 anni e con il prossimo saranno 8. Manco stessimo dibattendo sull’esistenza o meno di Dio.

Parla di un’imposta che vale 3 miliardi di euro circa a fronte di una spesa pubblica di 850 miliardi, aumentata di ben 350 miliardi in poco più di dieci anni. 3 miliardi a fronte di un PIL di circa 2000 miliardi di euro e di una ricchezza privata di 8000 miliardi. Parla del nulla. Uno statista.

Matteo Renzi non è né un liberale né un socialista. Non ha proposte. Non ha il coraggio di parlare né di un tema tanto caro ai liberal quale lo snellimento della macchina dello Stato né di affrontare quelli che sono i temi più caldi per un uomo di sinistra: redistribuzione della ricchezza, disoccupazione e stipendi da fame. Stipendi da fame che non permettono l’acquisto dei beni, la crescita delle imprese e l’assunzione di nuovi lavoratori.
A Matteo Renzi manca l’ABC. Manca una visione del Partito, del Mondo, e dell’Uomo.

Ha in mente un partito personale che abbatta le due correnti (presenti in tutti i partiti liberalsocialisti mondiali) e che soddisfi la sua tendenza all’onnipotenza. Cambierebbe la sua struttura, regole e meccanismi decisionali in funzione della sua persona. Così come già accade per PDL, SC, SEL e M5S. Con una semplice differenza: non possiede né il carisma né la forza comunicativa né tantomeno la visione di Berlusconi o di Grillo.

qual è la sua visione del mondo? Blair? L’apice del neoliberismo che ha portato la finanza a strozzare il nostro Paese solo pochi mesi fa? In che Mondo vive? E in che anno? Lo sa che i laburisti hanno rotto col passato ed oggi sono meno Lib e più Lab? Lo sa che hanno sterzato decisamente a sinistra ed hanno incoronato Ed Miliband? E che Ed Miliband abbia chiuso con il New Labour di Tony Blair per dar vita al One Nation Labour? Questo lo sa? Lo sa che ha già detto no all’intervento militare in Siria, riuscendo ad isolare in un sol colpo un Obama che si ostina ad apprendere ancor oggi dal suo più illustre predecessore?

E dell’uomo, invece, cosa ne pensa? Cosa crede della natura umana? Viene prima il collettivismo o l’individualismo? Viene prima la libertà o la giustizia sociale? Gliel’hanno detto che che la giustizia sociale rende possibile la libertà?
Matteo Renzi è talmento vuoto che non è a conoscenza del fatto che essere liberalsocialisti nel 2013 significhi avvicinare innanzitutto Locke a Rousseau, partire dai concetti di Stato di Natura e Stato di Diritto, e giungere alla conclusione che dal momento in cui nello Stato di Natura non esiste disoccupazione, è compito dello Stato di Diritto creare le condizioni affinché l’uomo possa procurarsi del cibo attraverso il lavoro affinché non si creino condizioni di prigionia esistenziale. Matteo Renzi lo sa mica che questa ingiustizia nega la libertà? Sa che lo Stato ha il dovere di consentire la piena occupazione lavorativa e, quindi, il soddisfacimento dei quei bisogni che Maslow ci insegna? Sa che lavorare è un diritto universale? O pensa, come i più noti liberalsocialisti blairiani italiani (Cicchitto, Brunetta, Tremonti, etc.), che la disoccupazione è una colpa che appartiene a chi vive quello stato esistenziale? Lo sa che l’uomo è sempre stato libero di nutrirsi, coprirsi e difendersi come e quando desiderava, e che solo con la nascita dello Stato di Diritto, per esigenze inerenti la sicurezza, ha deciso di privarsi di parte della sua libertà? Lo sa che i diritti vengono prima del merito?

E poi, cosa ne pensa degli ultimi vent’anni? Vanno rimossi o negati? Non andrebbero affrontati e superati con la forza dei sogni di chi ha il progresso e l’emancipazione della razza umana nel cuore?

Cosa intende fare con le sue smanie di protagonismo? Crede per davvero che dopo aver contribuito al tradimento di Romano Prodi, dopo aver costretto il partito all’alleanza con il PDL, dopo aver maltrattato la gente che ha fondato lo stesso partito dal quale ora li vuole fuori (un po’ come sbattere fuori da una associazione X i suoi fondatori piuttosto che crearsene una su misura), possa tenere unito il partito? Questa è la nuova sinistra? Un partito che non rispetta la gente più in là con l’età? Un Paese di anziani nelle mani di uno che non crede in loro? In che modo mostra interesse nei confronti delle sorti del Partito Democratico? Come potrà mantenerlo unito dopo averlo distrutto? Quale atmosfera si potrà mai respirare in un partito in cui sono stati offuscati i simboli più importanti? E, soprattutto, ha per caso la pretesa che il suo PD potrà mai essere un PD dall’elettorato unito? Si rende conto della tragedia che ha innescato? E della definitiva deriva personalistica del nostro Paese?

No, non se ne rende conto. E prima di far diventare questo Paese la più grande anomalia tra le democrazie occidentali, prima di portare l’Italia ad essere l’unico Paese senza un partito politico, perderebbe quelle elezioni che Bersani non ha affatto perso. E per mano della sua ingordigia. A causa della sua natura, la sua tendenza a dividere, la sua incapacità a tenere assieme un partito, un elettorato, un Paese. Se stesso.
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