Vivendi è il Cavallo di Troia del Renzismo

Vivendi è il Cavallo di Troia dei Democrats.

L’azienda francese, infatti, altro non è che una succursale europea nelle mani di NBC e, quindi, di Universal: un impero nelle mani di Bill Gates, noto per le sue posizioni, a suo dire, progressiste, e che vede in MSNBC il megafono più radicale del pensiero Liberal statunitense.

È per questo motivo che ritengo l’OPA in procinto di essere lanciata da Bolloré un vero e proprio pericolo per quel che resta del pluralismo: il mondialismo globalista Blue intende creare un monocolore delle telecomunicazioni, cucito su misura dei Democrats nostrani, sulla stessa lunghezza d’onda di quanto già accaduto in buona parte d’Occidente.

Quella della Universal è null’altro che una risposta esatta e contraria al tentativo, talvolta riuscito perfettamente in granparte del Pianeta, da parte di broadcasters dallo stampo conservatore, se non quando reazionario, che ha visto egemone per decenni il magnate australiano Rupert Murdoch, e ridimensionato solo in parte dall’esperienza di Governo di Barack Obama.

Se non fosse che questa crescente egemonia ha permesso, nonostante tutto, la vittoria di Trump alle Presidenziali, non ci sarebbe che da festeggiare ma, purtroppo, le cose sono alquanto più complesse e, credo, meritevoli di un’analisi più approfondita.

Nella fattispecie, la disfatta dei democratici statunitensi è fatto che affonda le radici proprio nel terreno post-ideologico dei Liberal stessi che, supini al neoliberalismo, hanno di fatto permesso goffamente l’ascesa del tycoon newyorkese Donald Trump, a causa dell’inaudita se non quando feroce censura effettuata da parte della NBC stessa, oltreché dalla CNN (donor della famiglia Clinton), nei confronti del socialista ebreo indipendente Bernie Sanders, candidato alle Primarie Dem contro Hillary.

Qualora la cosa andasse in porto, assisteremmo ad un totale ribaltamento delle forze in campo all’interno del mercato televisivo italiano ed, infatti, assisteremmo allo stesso monopolio al quale abbiamo assistito sotto il berlusconismo per più di 30 anni, ma a parti invertite, con la sola differenza che, in questo caso, detto papale papale, i denari non ce li metterà direttamente il Presidente del Consiglio, ma un suo donor, con tutto quel che ne consegue quanto a ricattabilità.

Qualora la cosa andasse in porto, si realizzerebbe, ciò nondimeno, un monopolio Democrat che metterebbe a rischio l’informazione plurale circa la politica estera, la percezione di quelli che saranno i nuovi Stati Uniti o potenze non appartenenti al Patto Nato come Russia, Cina, India e Brasile. Facile intuire persino il trattamento che verrebbe riservato ai paesi non allineati attualmente impegnati sul fronte in varie parti del Mondo. Insomma, coloro i quali non rientreranno nelle grazie del globalismo Democrat verranno distrutti mediaticamente.

Ciò detto, credo che la scalata di Bill Gates al sistema televisivo del Bel Paese, per quanto marchiata Democrat, abbia ben poco di democratico. Il Paese rischia, oggi più che mai, di restare schiavo di una post-ideologia anni ’80 che tarda ad andarsene e che acuirebbe il gap ideologico-economico-politico-sociale-culturale presente rispetto agli altri paesi della Unione Europea. Ironia della sorte, un eterno 1984.

Sapranno i Chris Matthews, i Rachel Meaddow ed i Steve Kornacki nostrani dimostrarsi all’altezza della situazione e mantenere l’imparzialità che si deve a professionisti della materia?

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