La verità sugli hacker russi

La verità è che Vladimir Putin e la Federazione Russa non c’entrano assolutamente nulla.

La lunga campagna elettorale statunitense, infatti, ha visto trionfare in rete i repubblicani per la prima volta dopo un decennio di batoste. Ad i repubblicani e, nella fattispecie, allo staff di Donald Trump, va dato atto che ha saputo mutare completamente il modo di stare sui Social Network. Il magnate dal riporto arancione si è mostrato molto più fresco rispetto ad i Democrats ed ha, nonostante la quasi totale mancanza di supporto da parte dei media tradizionali a stelle e strisce, puntato sui nuovi media, rendendo la famosa ‘guerra dei meme’ di obamiana memoria, un ricordo lontanissimo, un modo di utilizzare la rete ormai desueto, se non addirittura obsoleto.

Per chi come me ha vissuto la campagna elettorale da volontario, attivista nonché admin di più gruppi a sostegno del candidato alle Primarie Democratiche Bernie Sanders, è stata un’esperienza assolutamente formativa seppur tragica: il Grand Old Party, infatti, ha giocato una partita tecnicamente perfetta.

Come ci è riuscito? Andiamo per gradi:

  1. Innanzitutto, il Partito Repubblicano ha saputo rinnovarsi a tal punto che una volta accettata la nuova linea, apparentemente da destra sociale, del Tea Party, il suo establishment storico (Bushes, Koches, etc.), preso consapevolezza della propria impresentabilità, ha lavorato sotto traccia sostenendo puntualmente alle Primarie di Partito candidati altrettanto impresentabili, i quali hanno favorito nel proprio elettorato di appartenenza l’altrettanto grande presa di consapevolezza, sottesa alla grande convinzione, che l’unico candidato in grado di battere Bernie Sanders (e non Hillary Rodham Clinton), potesse essere solo Donald Trump. L’establishment repubblicano è stato talmente abile che, al completo, ha abbracciato (‘abbracci della morte’) la ex Segretaria di Stato un giorno sì e l’altro pure, rendendola difatti poco credibile a buona parte dell’elettorato Dem ed assolutamente impresentabile ai Liberal più progressisti, nonché ai Millenials, restii a qualsiasi compromesso con un modo di far politica ritenuto non più accettabile.
  2. Come se non bastasse, lo stesso establishment ha finanziato alacremente la campagna su Facebook del neo Presidente degli Stati Uniti, riuscendo dapprima ad ottenere un cambio di algoritmo che favorisse la visibilità di contenuti a lui favorevoli  ed, in seguito, ottenendo l’aperto sostegno di Mark Zuckerberg e Jeff Rothschild. Ottenuto ciò, i grandi donor dell’Elefante della politica americana hanno finanziato una vera armata di troll, esperti della memetica, hacker, siti clickbait, finti gruppi pro-Sanders/Clinton/Stein/Johnson e, solo infine, assoldato entità accreditate come Anonymous e Wikileaks, fonte di verità a cui si usa credere ciecamente. Questo ha fatto sì che migliaia di gruppi Facebook, appartenenti alla propaganda democratica, finissero per essere infestati inizialmente da info tese a distruggere la narrazione del Senatore Indipendente e Socialista del Vermont, nemico numero uno di entrambi gli establishment presenti nella politica d’oltreoceano, attraverso l’egemonizzazione di una finta narrazione parallela, vuota di contenuti e tesa ad acuire le distanze tra lui e gli elettori repubblicani, lui e gli elettori democratici, lui ed i suoi stessi elettori, vogliosi di proposte e speranze per un ritorno ad una nuova stagione rooseveltiana. Una volta distrutta la narrazione sandersiana, e grazie alle frodi elettorali messe in atto dal DNC a danno di Bernie ed in favore di Clinton, la strada verso il successo è stata assolutamente in discesa.
  3. Infatti, HRC è stata letteralmente distrutta a causa dell’assoluta inadempienza del suo staff, che non ha saputo porre freno alle illazioni, se non quando a vere e proprie calunnie, create ad arte grazie all’intervento dei succitati Anonymous e Wikileaks. A nulla è valso il forzato cambio di algoritmo da parte di Google in favore della ex First Lady cosiccome a nulla è valso il monopolio televisivo e giornalistico nelle mani dei Blue, che hanno perso in un colpo solo il supporto dei moderati, degli indipendenti e soprattutto dei Millenials, che hanno preferito non votare o votare Stein e Johnson. Una volta ottenuta questa frattura nell’elettorale Liberal-Leaning di ogni schieramento, Clinton ha perso il sostegno decisivo per ottenere la vittoria alle Presidenziali.

Le cose sono andate in questo modo, e tale modello sittanto vincente è in procinto di essere esportato anche nel resto del Pianeta. Infatti, i Tea Party d’ogni dove stanno applicando – pedissequamente – tale strategia: dal Front National in Francia allo UKIP in Gran Bretagna, da Alternative fur Deutschland in Germania al Movimento Cinque Stelle in Italia, passando per i Ciudadanos in Spagna.

 

 

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