Il Socialismo Democratico nell’Era della Post-Verità

La guerra alle Fake-News è la prima vera guerra alla quale assistiamo tra populismo e socialismo su scala Globale. Essa, qualora trionfassero i populismi, si concluderà con il livellamento di tutte le notizie su un livello di falsità. Il risultato sarà la relativizzazione del giornalismo e lo spostamento dello sfruttamento delle informazioni da parte dei cittadini dai giornalisti ai meme-maker. Coloro i quali forniscono informazioni non dovranno eccellere nell’arte dello storytelling, della comunicazione, nella conoscenza del linguaggio, della grammatica o della sintassi. Coloro i quali faranno informazione, domani, dovranno possedere nuove competenze, per lo più innate, quali creatività, genialità, intelligenza emotiva, intelligenza sociale. Più che le conoscenze e le competenze conterà il QI. Più dello studio, servirà il talento. E più che la razionalità, conteranno le emozioni. Lo sfruttamento delle informazioni avverrà in modo molto più veloce e potente. Questi cambiamenti porteranno a un pubblico più emotivo, mentre i partiti politici diventeranno sempre più populisti. La vita politica sarà trasformata e i partiti politici saranno costretti a nominare persone meno competenti e politicamente più scorrette. Le democrazie correranno il rischio di finire nelle mani di potenziali narcisisti e, quindi, di persone instabili, con un Falso Sé, in grado di manipolare gli elettori, al punto tale che i Paesi Occidentali potrebbero diventare ben presto Paesi autoritari. L’era della Post-Verità.

All’indomani della vittoria alle Primarie Repubblicane, Donald Trump, il magnate newyorchese, ha cambiato completamente la propria agenda politica, con l’intento di fronteggiare al meglio il candidato del Partito Democratico Hillary Rodham Clinton. Egli ha adottato buona parte della agenda programmatica e della narrazione cara al Senatore del Vermont Bernie Sanders, candidato alle Primarie Democratiche, meritevole di aver reinserito al centro della discussione politica statunitense il ruolo nefasto che ha avuto a metà anni ’90 l’avvento del clintonismo all’interno delle forze progressiste occidentali. Egli ha fatte proprie le istanze sandersiane proprie del nuovo ruolo da assumere da parte degli Stati Uniti all’interno dello scacchiere internazionale, la lotta interna al partito contro l’establishment finanziario, con l’obiettivo di riportare tale infrastruttura nelle mani dei cittadini. In questo modo, egli ha dato vita ad una nuova visione di partito repubblicano, mai così vicina a quella tanto cara alle destre sociali europee.

Attraverso questa mutazione, Trump è diventato altro da sé. Non un fenomeno da baraccone da emarginare all’interno della narrazione del movimento Tea Party o del ‘localismo’ dei Southerners, ma un fenomeno popolare in grado di mobilitare intere masse di elettori repubblicani non più affiliati, in precedenza legati al GOP, e delusi dalle amministrazioni della famiglia Bush. Tali elettori, fino a poche settimane prima legate a Bernie Sanders, una volta rimossi fisicamente dai seggi Democratici, sofferta la dipartita del proprio candidato, hanno trovato una nuova dimensione nella proposta politica rinnovata del Presidente degli Stati Uniti, una casa già finemente ed in maniera lungimirante messa a punto per ospitare la grande platea di scontenti.

La lunga strada verso la campagna presidenziale, infatti, è stato il trionfo del Partito Repubblicano sui Social Media, dopo un decennio di battute d’arresto elettorali. I Repubblicani, a questo giro, hanno cambiato letteralmente il modo di stare su Internet. Il miliardario dal ciuffo color arancio è stato molto più intelligente e fresco rispetto ai democratici ed ha, nonostante la quasi totale mancanza di sostegno da parte dei tradizionali mass-media americani, concentrato la propria attenzione sui nuovi Media, distruggendo la leggendaria ‘Guerra Memetica’ di Barack Obama. Un lontano ricordo, un modo obsoleto di utilizzare i Social.

Ho vissuto questa campagna da volontario, attivista e admin di più gruppi a sostegno del candidato democratico Bernie Sanders: un’esperienza assolutamente formativa, seppur tragica, considerato che il Grand Old Party, infatti, ha giocato una partita tecnicamente perfetta.

Perché Trump ha vinto? Occorre andare passo per passo:
1. In primo luogo, l’establishment del Partito Repubblicano (Bushes, Koches, ecc), è stato in grado di ammodernare se stesso, una volta accettata la nuova piattaforma politica del Tea Party — mascherata da Destra Sociale. L’establishment, consapevole della propria mancanza di credibilità agli occhi dell’elettorato repubblicano, ha lavorato sotto traccia, sostenendo candidati repubblicani ugualmente impresentabili, i quali hanno contribuito ad infondere nell’elettorato GOP la grande convinzione che l’unico candidato in grado di battere Bernie Sanders (e non Hillary Rodham Clinton), non foss’altro che Donald Trump. Il succitato establishment è stato talmente abile e compatto da contrastare solo in parte il neo POTUS ed ha altrettanto falsamente abbracciato (‘L’abbraccio della morte’) l’ex Segretaria di Stato, rendendola impossibile da votare agli occhi di una parte dell’elettorato democratico e assolutamente impresentabile agli occhi dei Liberal e dei Millenials, contrari a qualsiasi compromesso con un modo di fare politica considerato non più accettabile.

2. Così, lo stesso establishment ha finanziato alacremente la campagna su Facebook di Trump, riuscendo in un primo momento ad ottenere un cambiamento degli algoritmi da parte di Facebook affinché i contenuti a lui favorevoli ottenessero maggior visibilità e, successivamente, ottenendo l’aperto supporto di Mark Zuckerberg e Jeff Rothschild. Ottenuto questo, i donors del GOP hanno finanziato un vero e proprio esercito di troll, esperti di memetica, hacker, siti click-bait, che hanno fruttato quasi un miliardo di dollari, falsi gruppi pro-Sanders/Clinton/Stein/Johnson ed, in conclusione, entità accreditate come Anonymous e Wikileaks, le cosiddette nuove ‘Voci della Verità’. Questo ha fatto sì che migliaia di gruppi Facebook, sostenitori della propaganda democratica, siano stati infestati da false informazioni volte a distruggere la narrazione del Senatore Indipendente e Socialista del Vermont, nemico numero uno di entrambi gli establishment presenti all’interno della politica americana, attraverso una falsa narrazione parallela, vuota di contenuti e finalizzata ad acuire il divario tra Sanders e gli elettori repubblicani, Sanders e gli elettori democratici, Sanders ed i propri elettori, desiderosi di proposte e speranze nonché di un ritorno ad una nuova Roosevelt Era. Una volta distrutta la narrazione, con l’aiuto delle frodi elettorali messe in atto dal DNC, la strada per il successo è stato del tutto in discesa.

3. Infatti, HRC è stata letteralmente distrutta a causa del fallimento assoluto del proprio Team, il quale non è riuscito ad arginare la speculazione creata ai suoi danni dall’intervento scomposto, nel pieno della campagna elettorale, da parte di Anonymous e Wikileaks. I donors di Clinton hanno, allo stesso modo, usufruito del cambiamento degli algoritmi di Google, il motore di ricerca di Mountain View, ma nulla è accaduto ed, anzi, il monopolio televisivo e giornalistico nelle mani dei Dem ha costretto l’elettorato americano ad abbandonare TV e riviste. Clinton ha perso in un colpo solo il sostegno dei moderati, degli indipendenti e dei Millenials, che hanno preferito l’astensione, Jill Stein e Gary Johnson, nonostante l’endorsement di Sanders. A causa di questa frattura all’interno dell’elettorato tendenzialmente Liberal, Clinton ha perso un supporto fondamentale per vincere le Elezioni Presidenziali.

4. Questo modello vincente, oggi, è in procinto di essere adottato nel resto del Pianeta. Infatti, i Tea Party di tutto il mondo stanno applicando — pedissequamente — questa strategia: dal Front National in Francia allo UKIP in Gran Bretagna, da Alternative fur Deutschland in Germania al Movimento Cinque Stelle in Italia, passando attraverso i Ciudadanos in Spagna.

A fronte della nascita di nuove destre, il mondo sta assistendo ad una dura lotta tra le diverse tonalità di conservatorismo che hanno come scopo: 1. Il restauro del vecchio Ordine, antecedente l’avvento del neoliberismo Blairian-Clintoniano; 2. Il superamento di tale Ordine, in direzione di nuovi quanto obsoleti autoritarismi.

Nonostante la fermezza mostrata dalle forze popolari, liberali, democratiche, socialiste, ambientaliste e post-comuniste, in direzione della tenuta della Democrazia in Occidente, la stessa cosa non è accaduta nel campo delle destre sociali: è chiaro che l’attuale GOP, in conformità alle proprie politiche protezionistiche e isolazioniste non può avviare un qualsivoglia dialogo, ad esempio, con la destra messicana, turca o bavarese. Tutto questo dovrebbe servire da stimolo per tutte quelle forze politiche che vogliano adottare politiche economiche e sociali al passo coi tempi e in grado di leggere i cambiamenti epocali in atto. Considerata la visione geopolitica, deve quindi essere fortemente sollecitato un incontro immediato delle forze politiche democratiche in virtù del fatto che quelle a vocazione più autoritaria sono attualmente divise tra di loro, e forse non lo saranno mai, a causa della loro diversa natura e della loro incompatibilità.

Cosa dovrebbero fare le forze socialiste per affrontare con successo le prossime elezioni?
L’obiettivo delle forze politiche socialiste dovrà essere quello, innanzitutto, di riscoprire il ruolo dello Stato. Poiché lo Stato è come una società. Per esempio, se lo Stato tagliasse i costi dell’assistenza sanitaria, la gente spenderebbe più soldi per le cure mediche, e il denaro finirebbe nelle mani di pochissime aziende farmaceutiche, che porterebbero i propri guadagni nei paradisi fiscali e la domanda cadrebbe. Ciò considerato, la gente si impoverirebbe ulteriormente a causa del fatto che il Capitale viene sottratto all’economia reale. In questo modo, il denaro lascia le economie nazionali ed il PIL cresce meno. Cionondimeno, se lo Stato tagliasse l’istruzione, lo studente sarebbe meno qualificato, guadagnerebbe meno, l’economia sarebbe meno specializzata e, non potendo competere a livello globale, le esportazioni collasserebbero. Per competere, le aziende dovrebbero assumere persone qualificate provenienti da altre parti del Mondo, e questo, purtroppo, sarebbe un problema per la tenuta delle istituzioni e delle forze politiche democratiche, in quanto le aziende, come di consueto, mirano al profitto e non si preoccupano alquanto di temi importanti e tanto cari quali il patriottismo, la bandiera, la cittadinanza. Non cogliendo assolutamente tale punto di vista, esse incoraggiano l’immigrazione incontrollata. Ciò che più conta è essere competitivi e, in queste dinamiche perverse, le piccole e medie imprese muoiono a causa del fatto che non riescono ad affrontare tali politiche. Qualora lo Stato, poi, tagliasse anche le pensioni, l’assistenza, i sussidi, la gente avrebbe ancora meno soldi in tasca e il potere d’acquisto scenderebbe ulteriormente. Non investisse nemmeno in infrastrutture, energie rinnovabili, trasporti, consegnerebbe, infine, gli operai nelle mani dell’1% della popolazione, in quanto costretti a lavorare ad un costo più basso, con meno diritti, meno protezioni ed, in questo caso, con un ulteriore e conseguente calo della domanda. La storia è sempre la stessa, ed è la stessa in tutto il Mondo. I programmi elettorali delle forze conservatrici e populiste hanno lo scopo di distruggere la macchina statale, accusando lo stato di essere la causa di tutti i mali. Questo non è altro che un lapsus freudiano, in considerazione del fatto che lo Stato siamo noi. Assodato che ciò non è assolutamente vero, l’1% ha come unico intento quello di colpire lo Stato col fine di trovare le risorse necessarie attraverso l’abbattimento delle tasse sulle imprese, poter così competere a livello globale nelle Wall Street di tutto il Mondo. Ecco perché il socialismo che non difende lo Stato è destinato a morire. Sega il ramo sul quale poggia.

Quale dovrebbe essere la strategia delle forze politiche socialiste?
Lo Stato deve regolamentare i Social. Proprio come è successo alla fine della seconda guerra mondiale, con la nascita delle emittenti pubbliche, oggi è necessario contrastare il predominio dei Social, basati su algoritmi biasati a seconda dei donor che finanziano tale cambiamento. Qualora tutto ciò non fosse possibile, l’obiettivo delle forze politiche democratiche dovrebbe essere quello di minare la credibilità e l’ineffabilità di tali Social, dei motori di ricerca e delle succitate ‘Voci della Verità’ presenti in rete, in modo tale che tali entità non siano più in grado di dettare l’agenda politica durante le campagne elettorali. Per quanto riguarda l’uso dei Social, le prossime campagne dovranno essere affrontate con nuova forza, abilità e talento. Oggi, infatti, esse sono inefficaci a causa dello strapotere economico a disposizione della nuove destre, capaci di reclutare migliaia di persone in grado di giocare sulla percezione che gli utenti hanno delle informazioni, sulle persone, sui partiti, sulle istituzioni e su questioni dirimenti quali economia, religione, società, cultura.

Queste truppe, tuttavia, e per fortuna, sono quasi sempre mal equipaggiate perché: 1. La nuova destra, per sua natura, non può contare su militanti competenti come quelli in dote alle forze politiche democratiche e della destra conservatrice classica, non potendo questi sposare gli obiettivi e la cause reali sottostanti le politiche messe in atto da tali forze. La motivazione e la consapevolezza sono alla base di tutto; 2. Essi non sono a conoscenza dei processi e delle dinamiche interne ai massimi livelli dei partiti e, di conseguenza, sposano obiettivi e cause in modo cieco e sbagliato, lavorando in rete in modo spesso controproducente per la forza politica per la quale lavorano; 3. Essi, sulla base di questo, risultano essere mercenari scollati dalla realtà che, per forza di cose, non conoscendo in real-time i cambiamenti tattici e strategici dei partiti ai quali rispondono. In risposta a questa potenza di fuoco, le forze politiche democratiche hanno il dovere di “reclutare” persone non più semplicemente competenti, ma gente dall’innato spirito di sacrificio per la causa, persone con un più elevato QI nonché un talento creativo, un’empatia, ed una più importante intelligenza emotiva e sociale. Tuttavia, i migliori risultati si hanno in presenza di truppe in possesso di armi fondamentali come l’ironia, il sarcasmo e l’umiltà, consentite da un più ottimale funzionamento (nella conversazione on-line) del sistema limbico e della corteccia prefrontale.

Oggi più che mai, il socialismo ha bisogno di combattere il populismo con le armi del socialismo classico. Deve ancora una volta infondere paura nel corpo elettorale, con l’intento di far cozzare la memoria di un passato migliore con la durezza del presente e l’oscurità del futuro. Tale dissonanza emotiva, generando rabbia, figlia del senso di giustizia che forma l’uomo dai primordi, è sempre stata alla base del successo del socialismo, in tutte le sue forme, dal socialismo cristiano al socialismo rivoluzionario, passando attraverso quello democratico. Ecco perché, la via dettata da Bernie Sanders potrebbe rappresentare la fine di tutti le ‘Bolognine’ occidentali. Sanders, Corbyn, Schulz, Hamon, rappresentano la pagina conclusiva di una crisi interna alla sinistra post-comunista, che troppo facilmente abiurò Karl Marx e finì per abbracciare Adam Smith, senza passare per John Maynard Keynes. La sinistra ha il passato proiettato nel futuro. Essa deve rispondere alle nuove domande con risposte antiche. A fronte della legge Dodd-Frank, ad esempio, ci deve essere il ripristino della Glass-Steagall. A fronte del protezionismo ci deve essere l’iper-valutazione delle esportazioni. Contro la richiesta degli Stati Uniti di destinare maggiori risorse alla difesa, ci deve essere una richiesta altrettanto forte, volta a dedicare maggiori risorse per la Sanità, il Welfare, l’Istruzione, il Lavoro. Instillare la paura significa aprire gli occhi della gente su ciò che sta realmente accadendo nel Mondo, al nostro Pianeta. Una presa di consapevolezza. Spaventare, nel senso più psicoanalitico del termine, per aprire gli occhi di chi vive a causa dei media in uno stato di realtà virtuale-psicotica, che non permette alle persone di sentire nel profondo quelli che sono i propri bisogni primari: le esigenze del nevrotico. Il socialismo deve tornare a riempire i significanti con il loro significato originario, o crearne di nuovi. Stando alla Piramide di Maslow, la parola cibo deve tornare ad essere la parola più importante, insieme alla parola acqua, sonno, omeostasi, respirazione, riproduzione.

I socialisti, insomma, devono tornare a parlare con la gente di quelli che sono i bisogni primari insoddisfatti, i bisogni fondamentali per i quali i cittadini darebbero la vita pur di assecondarli. Credo fermamente che non ci possa essere alcuna campagna dai connotati socialisti senza il soddisfacimento di tali esigenze. Essere socialisti, oggi, significa passare, innanzitutto, da Locke a Rousseau, dal concetto di Stato di Natura allo Stato di Diritto, e concludere che, dal momento in cui nello Stato di Natura v’è la disoccupazione, è un dovere dello Stato di Diritto creare le condizioni affinché l’uomo possa ottenere il cibo attraverso il lavoro per evitare condizioni di prigionia esistenziale. La sinistra ha l’obiettivo di tornare a spiegare alla gente che questa ingiustizia nega la libertà, che lo Stato ha il dovere di consentire la piena occupazione ed il soddisfacimento dei bisogni primari dei quali parla Maslow. Per questo motivo, il lavoro non è una legge universale ma, piuttosto, un artificio che nello Stato di Natura non esiste, se non per soddisfare i propri bisogni. Di certo, il socialismo non può inseguire le destre populiste con le stesse armi di due decenni fa, asserendo come la disoccupazione sia un crimine che appartiene a coloro che vivono in quel particolare stato di esistenza. Questo perché l’uomo è sempre stato libero di nutrirsi, coprirsi e difendersi, come e quando ha voluto e che, solo con la nascita dello Stato di Diritto, per motivi legati alla sicurezza, ha deciso di barattare parte della propria Libertà. Detto ciò, detto che le parole chiave non dovrebbero più essere Lavoro, Welfare, Salute, Istruzione — pur rimanendo gli apicali obiettivi delle politiche economiche e sociali del socialismo — ma Nutrire, Bere, Medicarsi, Assistere, ecc. Il socialismo moderno sarà in grado di affrontare con successo i nuovi populismi solo soddisfacendo tali esigenze di base attraverso i seguenti Frame neutri: ‘La gente lavora tutto il giorno e non può mangiare con dignità’, ‘Siamo costretti a comprare l’acqua in bottiglia perché non è più possibile bere acqua potabile’,’ Lo Stato deve ringraziare il lavoratore distrutto da anni di lavoro in fabbrica ed è un onore per noi prenderci cura di lui, ‘Non possiamo costringere la nostra gente ad andare in giro con le maschere nel 2017’, ‘Un paese che rende impossibile l’unione tra un uomo e una donna è un paese contro natura: commette un abominio ‘ e via discorrendo.

Il nuovo approccio comunicativo della sinistra occidentale deve tornare ad essere emotivo a causa del fatto che le contingenze hanno reso gli elettorati troppo emotivi, pieni di paure, desiderosi di tornare a sognare, con la speranza e la rabbia repressa, ma pronta ad esplodere. Il socialismo deve essere il fantino di un cavallo capace di imbizzarrirsi facilmente, deve trasmettere le proprie libere emozioni all’animale, a differenza del trattamento riservato dalle forze populiste al proprio elettorato: saldatura coatta dei coperchi di pentole a pressione. I populismi rischiano, con il proprio stile politico e comunicativo, di far esplodere le emozioni della gente. La gente non è fatta di ragione, ma di emozioni. Poiché le emozioni sono portatrici di verità, sono come termometri di una malattia esistente. Le emozioni non devono essere represse o sminuite. Esse devono essere assecondate nelle loro esigenze reali. Questo non significa abbandonare il campo della razionalità, ma imparare a conoscere quello delle emozioni. Dopo la caduta del Muro di Berlino la sinistra ha dimenticato del tutto tale lezione ed ha accusato il socialismo democratico di essere esso stesso populista, a causa della troppa emotività. Per anni tutto ciò che non è rientrato nella prospettiva del socialismo liberale è stato relegato a demagogia volgare in nome della superiorità dei sogni rispetto ai bisogni.

Quali dovrebbero essere le tattiche?
Evidenze neuroscientifiche mostrano come gli elettorati votino più in base alle emozioni che alla razionalità ed, anche se diversi studi di settore hanno posto luce su come affrontare temi caldi come la sicurezza, il fisco, l’immigrazione, è anche vero che la risposta non può essere la stessa messa in campo dai populismi, cosiccome, allo stesso modo, la risposta non può essere la stessa messa in campo dalla sinistra neoliberista. Frame che dovrebbero incorniciare il tema della sicurezza, per esempio, dovrebbero prender vita dalla premessa che, per soddisfare questi bisogni umani, il socialismo deve affondare le radici della propria forza nel pubblico, accettare la critica populista e non dimenticare la proposta neoliberista. In parole povere, il socialismo ha bisogno di convincere l’elettorato a: 1. Diventare consapevole delle dinamiche sottostanti i reati; 2. Prendere consapevolezza circa il ruolo della crescita dell’occupazione e della formazione; 3. Riacquisire fiducia nello Stato, nell’applicazione della legge, nella magistratura, nelle istituzioni. Il Frame più efficace dovrebbe essere il seguente: 1. ‘Un cittadino che ricorre alla condotta criminale è un cittadino che non ha la possibilità di accedere al mondo del lavoro e che, anzi, è stato respinto a causa della mancanza di uno Stato forte, una forte politica economica in grado di assicurare la Giustizia Sociale e la Libertà dall’1% della popolazione. Le risposte a queste esigenze evidenti sono i seguenti: ‘La sicurezza dell’1% è la insicurezza del 99%’, ‘Meno lavoro è più crimine’, ‘Chi perde la libertà, vota la giustizia’.

La questione fiscale deve essere affrontata allo stesso modo. Se negli anni passati destra e sinistra si sono affrontate con i Frame: ‘Tasse alte, gente povera’ contro ‘Se non paghiamo le tasse, le persone restano povere’, solo col tempo tali Frame si sono evoluti e sono quasi venuti ad incontrarsi in ‘Se paghiamo le tasse, paghiamo di meno’. Oggi, a fronte dell’esistenza di una generazione colpita da trauma generazionale, un tempo facente riferimento alle nevrosi di guerra freudiane, vediamo una capacità ridotta di mentalizzare correttamente gli eventi, le informazioni ed i comportamenti dalla importante gamma emotiva, per il fatto che a livello del sistema nervoso centrale e, in questo caso, a livello ippocampale-amigdalico, le nuove generazioni pagano il prezzo di vivere in un’epoca che mette in crisi i propri caregiver durante e dopo la gravidanza, al punto che, durante questo periodo, il caregiver femminile posto sotto stress dal contesto nel quale vive (affiancata dalla influenza a volte nefasta di un partner altrettanto stressato dal proprio contesto), produce talmente tanto cortisolo da mettere a repentaglio il corretto sviluppo delle aree cerebrali del feto, deputate alla memorizzazione e, di conseguenza, alla mentalizzazione delle emozioni. Ciò premesso, è facile comprendere come, al giorno d’oggi, può essere relativamente semplice per il populismo approfittare di questa triste realtà. L’obiettivo delle forze socialiste è quello di agire come con un cliente in psicoanalisi, intento a porre fine alla ereditarietà del mostruoso trauma generazionale. In che modo il socialismo può avere successo? Prima di tutto, prendendo chiaramente le distanze da coloro i quali sfruttano tali conoscenze ed, allo stesso tempo, da coloro i quali, con fare illusorio si impegnano in un processo di razionalizzazione che non porta da nessuna parte. Un socialismo al passo con i tempi ha l’obbligo di affrontare il tema ‘tasse’ consapevole di tali dati e fornire una terza via che non sia la sintesi delle due precedenti: 1. ‘Meno tasse per chi le paga’; 2. ‘L’1% deve pagare le tasse del 99%’; 3. ‘Metteremo le mani nei caveau degli italiani’; 4. ‘L’1% evade il 99%, il 99% evade l’1%’.

Per quanto riguarda l’immigrazione, il socialismo deve superare il pensiero populista e moderato. Alla base del proprio pensiero ci deve essere un ritorno alle radici: uno Stato forte, che sia tale in virtù della propria consapevolezza. Consapevolezza sia delle proprie responsabilità in materia di flussi migratori sia di quelle in materia di integrazione, percorrendo la strada costruita da Papa Francesco e tenendo a mente sempre presente la già citata Piramide di Maslow. Il socialismo deve fornire risposte perentorie: 1. ‘L’accoglienza è nulla senza integrazione’; 2. ‘Costa più un criminale che un rifugiato’; 3. ‘La fuga dei capitali all’estero costa più della fuga dalle capitali estere’. 4. ‘Se credi in Gesù, non preghi Erode’. La Mission dovrebbe essere la seguente: ‘L’unico modo che il socialismo ha per affrontare le sfide del futuro è abbracciare il cattolicesimo francescano’.

Visione Geopolitica:
La vittoria di Donald Trump ha cambiato il panorama geopolitico del pianeta. Con Barack Obama alla Casa Bianca il Mondo è stato diviso per 8 anni sulla base di due famiglie politiche dominanti ed in lotta tra di loro per il predominio all’interno del campo neoliberista. Oggi lo scenario è cambiato radicalmente a causa del fatto che le due famiglie politiche sono divise al loro interno: sia all’interno della destra conservatrice, sulla base del neoliberismo e del protezionismo, sia all’interno della sinistra, tra liberal-socialisti e social-democratici. Più che la vittoria di Trump, per la sinistra ha giocato un ruolo fondamentale il ‘He could have won’ di Bernie Sanders. Sanders ha letteralmente spostato l’asse dei partiti socialisti a posizioni tradizionaliste. Egli ha fatto rivivere le esperienze politiche di Teddy Roosevelt e Frank Delano Roosevelt nonché quella del repubblicano Dwight Eisenhower, ed ha per porre una pietra tombale sulla assoluta egemonia del Clintonismo/Blairismo all’interno delle compagini di sinistra Occidentali. Egli ha proposto, in risposta alle esacerbate politiche neoliberiste di Hillary Rodham Clinton, un rinnovato New Deal per contrastare: 1. gli effetti della crisi economica iniziata nel 2008; 2. la scomparsa della classe media americana; 3. il drammatico spostamento della ricchezza nelle mani di una piccola élite; 4. l’ulteriore impoverimento delle fasce meno abbienti; 5. la drammatica espansione del fenomeno dei ‘poor-workers’. Egli ha, altresì, spazzato via il McCarthysmo, ha dato voce a milioni di Millenials desiderosi di studiare, ha distrutto le barriere ideologiche che dividevano nettamente lo steccato Dem da quello Gop, ha parlato con il grande elettorato inattivo Indipendente, ha permesso l’ingresso nel mondo della politica di milioni di ragazzi, ha distrutto quel senso di puritana vergogna che tanto ha fatto male alle politiche sanitarie obamiane, ha iniziato una nuova lotta di classe abbattendo i retaggi del passato ed, ha permesso al cosiddetto 99 % del popolo americano di manifestare il proprio dissenso in direzione dell’1%, cavalcando per primoo la nuova narrazione cattolica avviata da Papa Francesco, ponendo al centro dell’agenda politica un rinnovato ambientalismo ed un rinnovato pacifismo.

L’esperienza sandersiana, oggi, continua con una costante semina in prospettiva delle elezioni di Mid-Term e delle prossime Presidenziali del 2020, fungendo da cavallo di Troia delle cosiddette nuove leve Tulsi Gabbard e Nina Turner. Il primo politico europeo a sposare il sandersismo è stato certamente Jeremy Corbyn, nonostante il politico britannico abbia da sempre avuto posizioni coerenti con il socialismo tradizionale. Questo asse ha determinato il ritorno del pensiero socialista Oltremanica e nel Continente, tanto che, attualmente (oltre agli incoraggianti sondaggi provenienti dalla Gran Bretagna, laddove il Labour è tornato a superare il 30%, nonostante uno scenario multipolare, data la presenza, oltre allo UKIP, del Partito dei Verdi — piccola curiosità: uno dei suoi esponenti più importanti è Larry Sanders, il fratello di Bernie -, i Lib-Dem e lo Scottish National Party), ciò ha determinato un netto spostamento a sinistra nel Partito Socialista Francese (che, con Benoît Hamon, oggi è in netta ripresa e sembra mettere in pericolo l’accesso al secondo turno di Emmanuel Macron e François Fillon), il Partito Socialdemocratico Tedesco (in forte aumento dopo l’investitura di Martin Schulz, tornato alla ribalta con un sano populismo socialista) ed il Partito Democratico italiano (alle prese con una fase congressuale, che potrebbe porre fine alla leadership del leader liberal-socialista Matteo Renzi). A causa di questi cambiamenti, si intravede, più a sinistra che a destra, la fine del neoliberismo, anche se, naturalmente, sarebbe troppo facile ignorare l’effetto fondamentale della vittoria di Donald Trump. A livello globale, ciò posto, a sostenere il globalismo neoliberista sembra sia rimasta la sola Cina, quasi ad assumersi il peso di una dottrina politica ed economica troppo pesante da sopportare per le ‘leggere’ forze politiche democratiche europee. Come già anticipato, le divisioni all’interno della destra mondiale non permetteranno nei prossimi anni un ruolo egemone agli Stati Uniti d’America sulla scena internazionale in quanto: 1. Gli USA sono già quasi del tutto isolati presso le Nazioni Unite; 2. Gli USA non sono più egemoni all’interno della NATO a causa di un importante quanto inutile 22% su quello che il budget totale; 3. Gli USA non hanno quasi più alcun alleato arabo in Medio Oriente; 4. Gli USA sono quasi del tutto assenti in Sud America, Africa e Asia. In parole povere, Trump sembra essere legato esclusivamente a Netanyahu e Shinzo Abe. Mentre, in Europa, ha stretto rapporti esclusivamente con la destra ‘No-Euro’ attualmente all’opposizione.

Visione politico-elettorale europea:
La politica elettorale delle sinistre europee dovrà, per forza di cose, cambiare radicalmente. A fronte dei mutamenti in atto e della crescita dei populismi, la sinistra continentale deve trovare la forza per abbattere le divisioni interne e unirsi sotto un’unica bandiera progressista (George Lakoff docet), sulla stessa lunghezza d’onda delle esperienze politiche italiane vissute tra il 1994 ed il 2006 con L’Ulivo e L’Unione. L’Europa ha bisogno di nuovi Ulivi che vadano dalle forze politiche Liberal-Democratiche ai partiti Post-Comunisti. Dalla Gran Bretagna (laddove è auspicabile una coalizione tra Labour Party, Liberal-Democratic Party, Green Party and Scottish National Party), alla Germania (laddove è auspicabile un ritorno al dialogo tra Partito Socialdemocratico Tedesco e Die Linke), alla Francia (laddove Jean-Luc Mélénchon del Front de Gauche potrebbe assicurare la vittoria alle Elezioni Presidenziali di Benoit Hamon), all’Italia (laddove uno schieramento in grado di mettere assieme il Partito Democratico Italiano, Sinistra Italiana, Verdi, Partito Comunista Italiano e, perché no, una neonata forza politica Socialdemocratica, vincerebbe a mani basse), passando per la Spagna (laddove l’imperativo dovrà essere tessere un’alleanza tra PSOE/Unidos Podemos e C’s). In parole povere, le prossime tornate elettorali nazionali europee dovranno rappresentare il cantiere di una nuova alleanza politica europea tra PES, GREEN ed ALDE in predisposizione delle prossime Elezioni Europee del 2019. Ci deve, tuttavia, essere la consapevolezza che, un ricorso alle Grandi Coalizioni a livello dell’Europarlamento, alimenterebbe elettoralmente l’antieuropeismo, in virtù del fatto che la destra popolare e le forze socialiste si snaturerebbero, perdendo identità e favorendo la crescita delle forze politiche No-Euro. In Germania una eventuale alleanza SPD-GRUNEN-LINKE conterebbe già da oggi, in base a quelle che sono le medie-sondaggi teutoniche, sul 45–47%, superando ampiamente, per via degli scarti, il 50% dei parlamentari al Bundestag. In Gran Bretagna, la situazione è abbastanza più complessa e, per questo motivo, le forze progressiste necessitano di coinvolgere nuovamente nel campo progressista i Liberal-Democratici, ma ciò potrebbe non bastare. Allo stato delle cose, Il Labour Party è sotto di 6–8% rispetto al Partito Conservatore ed, oggi, si attesta sul 30%, secondo quelli che sono i sondaggi d’Oltremanica, mentre i Lib-Dem non raggiungono il 10%, il Green Party si aggira attorno al 5% e lo SNP è, come sempre, egemone in tutta la Scozia. In Francia, la situazione in vista delle Presidenziali è molto frammentata ma, per certi versi, sembra già esprimere alcuni verdetti: 1. Il Front National di Marine Le Pen ha molti più detrattori che simpatizzanti ed infatti, la candidata figlia di Marie, ha il grado di impopolarità più alto in Francia (53–55%), mentre, per quanto riguarda i sondaggi, ella naviga attorno al 25–27% al primo turno ed al 36–37% al secondo turno contro Macron e, ciò detto, dovrebbe perdere, con numeri più sostanziosi anche con Hamon e Fillon; 2. Hamon è in costante crescita e, pur partendo dalle retrovie, sembra aver agguantato Fillon e messo nel mirino Macron. I tre veleggiano rispettivamente sul 17–19%, 18–19%, 20–21%; Fillon sembra poter essere scalzato da Juppé, candidato Repubblicano che riscuote molte simpatie anche a sinistra, che sarebbe in grado di fermare le continue emorragie che, attualmente, favoriscono il Front National dai tempi dell’UMP. Qualora Les Republicains si fossilizzassero su Fillon, andrebbero incontro ad una quasi certa sonora sconfitta. In Italia, stando alle rilevazioni del sondaggista di Demos&Pi Ilvo Diamanti, il Partito Democratico riuscirebbe a vincere le prossime elezioni politiche con una maggioranza solida solo in presenza di una legge elettorale con premio di maggioranza alla coalizione che supera il 40% dei voti totali e, per questo motivo, all’interno del partito stesso si è creata una discussione molto aspra tra un fronte aperto ad una coalizione con i moderati ed una nuova forza politica di sinistra in procinto di nascere oltreché un fronte aperto ad una coalizione con le forze politiche progressiste, tra le quali SI-VERDI-CP-PCI, che assieme raccoglierebbero oltre il 40%. In Spagna, invece, l’esperienza di Grande Coalizione PP-PSOE sembra aver ridimensionato entrambe le compagini di Governo, senza una reale crescita di Unidos Podemos ma, piuttosto, con il ritorno su cifre che vanno oltre il 15% di C’s. Stando a quelle che sono le medie-sondaggi sparse per l’Europa, se le Elezioni Europee si tenessero oggi, con la Gran Bretagna ancora nell’UE, qualora i rapporti tra EPP e PES rimanessero invariati, si ripresenterebbe una Grande Coalizione dai tratti ridimensionati. Stando a quelle che sono le mie simulazioni basate sulle succitate medie-sondaggi, sondaggi ed ultimi risultati elettorali, le due grandi famiglie sarebbero appaiate attorno ai 175–180 seggi, mentre l’ALDE potrebbe contare su 65–70, il GUE su 60 ed i GREEN su 30.

Visione politico-elettorale italiana:
L’Italia potrebbe giocare per davvero un grande ruolo all’interno delle dinamiche del Parlamento Europeo, prendendo forza dalla nascita de L’Ulivo 4.0, tanto auspicata dall’ex Segretario del Partito Democratico, e da una eventuale emorragia all’interno del Partito Democratico. Matteo Renzi infatti, qualora riuscisse nell’intento di mantenere il partito su posizioni neoliberali, potrebbe all’indomani della emoraggia, addirittura far uscire il Partito Democratico dal Partito Socialista Europeo e farlo entrare nell’Alleanza dei Liberal Democratici Europei. In questo modo egli riuscirebbe nell’intento da me auspicato di egemonizzare l’ALDE, costringendo esso ad una alleanza permanente con il PES che romperebbe, di fatti, la Grande Coalizione tra EPP e PES e spostando l’asse verso una alleanza ALDE-PES-GREEN, che diverrebbe egemone al Parlamento Europeo. Di contro, egli lascerebbe spazio alla nascita di una nuova creatura Democratica Socialista italiana che raccoglierebbe parte del Partito Democratico, Sinistra Italiana, Campo Progressista. Nella fattispecie, per quanto riguarda, invece, le prossime Elezioni Politiche Italiane, questo scenario correrebbe, come già detto, sul filo del 40%. Per riuscire a superarlo le forze progressiste italiane dovranno creare assieme a quelle popolari una legge elettorale uninominale, o con preferenze, capace di permettere ad entrambi gli schieramenti di esprimersi al meglio. L’Ulivo 4.0 dovrà mettere in campo tutte le risorse a propria disposizione per combattere ad armi pari con la consueta forza territoriale del centrodestra italiano. Per questo motivo, dopo la candidatura strategica di Pisapia e Tabacci per Campo Progressista, tesa a colmare i vuoti della compagine di sinistra in Lombardia, la coalizione dovrebbe candidare o consegnare ruoli di alto profilo a politici progressisti nati nel localismo: Emiliano e Vendola in una regione ostica come la Puglia, De Magistris in Campania, Crocetta in Sicilia, Tosi (e Cacciari?) in Veneto, Marino e Zingaretti nel Lazio.

Conclusioni

Populismo e Neoliberismo: due facce della stessa medaglia

Populismo e Neoliberismo sono lati della stessa medaglia ed, oggi, lo stesso trattamento riservato a Bernie Sanders da parte di CBS, Fox News, CNN, MSNBC, Google, Facebook, lo stiamo rivivendo in tutto l’Occidente, compreso nel nostro Paese.

L’1% Liberal-Socialista ha illuso intere masse con la scusa della lotta Mondialista al Capitale Conservatore, ed ha raggiunto il proprio apice durante i due mandati di Barack Obama. Obama ha letteralmente mutato gli equilibri interni all’élite finanziaria mondiale, finendo quasi per distruggere i vecchi monopoli consolidatisi con la Grande Depressione prima e la Seconda Guerra Mondiale dopo. L’1% Mondialista, al pari di quello Conservatore, ha dato lampante dimostrazione di come non possa rinunciare ad un solo centesimo della propria vergognosa ricchezza se vuole mantenere il potere acquisito e, per questo motivo, decide chi deve governare i Paesi attraverso il controllo dei media, dei social media e dei motori di ricerca.

Il Neoliberismo costringe, con la succitata forza, i cittadini delle Democrazie Occidentali a non uscire dal tracciato, dal labirinto. Le forze politiche che non sposano tale vera e propria religione vengono demagogicamente demonizzate o, ancor peggio, oscurate. La tirannia del Neoliberismo non prevede diserzioni e tutto ciò porta lentamente alla morte di conservatorismo e progressismo, alla morte delle ideologie. Tutto questo porta alla morte dell’alternanza, ad una finta dicotomia politica che finisce quasi sempre per creare Esecutivi di Grande Coalizione che, per motivi spero ben chiari a tutti, non sono in grado di governare.

Persino la Democrazia Americana ha così dimostrato la propria debolezza a fronte di tale atteggiamento reazonario, tant’è che non è stato possibile giudicare per via giudiziaria il DNC e si è ritenuto potessero bastare delle semplici scuse nei confronti di Bernie Sanders pur di porre fine alla stagione della ‘Rivoluzione Politica’. Quel Bernie che, quantomeno spaventato dalle più che occasionali morti di ex membri del DNC chiamati a testimoniare, ha deciso di combattere il Neoliberismo dall’interno con la creazione di movimenti quali ‘Our Movement’ e ‘Justice Democrats’ nella speranza di cambiare il partito dell’asino attraverso una ‘Soft and Slow Revolution’.

Alla luce di quanto accaduto, il filosofo e linguista Noam Chomsky ha sostenuto sostiene gli Stati Uniti rappresentano, oggi, un pericolo per il Pianeta e per la Razza Umana, mentre l’ex presidente Jimmy Carter, l’ultimo POTUS pacifista, il Presidente dei ‘Blocks’, ha addirittura sostenuto che gli Stati Uniti d’America non sono più una Democrazia, ma una Oligarchia.

Perché con la vittoria nel 1994 di Bill Clinton, i Dem hanno per davvero venduto la propria anima al Diavolo e, come se non bastasse, con il Presidente Barack Obama è diventato il partito politico americano con il più alto numero di conflitti sul groppone nella storia del Paese. Allo stesso tempo, attraverso la politica economica e finanziaria, attraverso l’appena menzionato stravolgimento degli antichi equilibri tra DEM e GOP: i politici democratici, oggi, sono i politici più pagati dai donors di Wall Street. Il Partito Democratico è diventato il partito del 1%, di Wells Fargo, di Google, di Apple, mentre il GOP dei leggendari petrodollari, con il petrolio ai minimi storici, è stato radicalmente ridimensionato, nonostante la vittoria di Donald Trump.

È per questo motivo che Bernie Sanders ha endorsato Hillary Clinton. È per questo motivo che CNN, CBS, MSNBC hanno costantemente pubblicato sondaggi assolutamente non realistici. È per questo motivo che Barack Obama, poi, ha taciuto per quanto riguarda l’ingiustizia subita dal suo vecchio compagno Bernie Sanders, bloccando le indagini dell’FBI. È proprio per questo motivo che l’establishment del GOP, le famiglie Bush e Koch, non hanno supportato inizialmente Trump, ma Hillary Rodham Clinton. E tutt’ora si mantengono a debita distanza, pur usufruendo fin da subito dei suoi primi affrettati provvedimenti.

È per questo motivo che Hillary Rodham Clinton hanno vinto le Primarie. Perché Wall Street Journal, Washington Post, New York Times, Bloomberg, sono nelle sue mani o, meglio, nelle mani di chi l’ha nelle proprie mani. Perché negli Stati Uniti non c’è più libertà di stampa alcuna. E Donald Trump, attrverso le sue liste di proscrizione, non fa altro che cavalcare una assodata consapevolezza interna al popolo americano. Dato che le emittenti sono controllate dalle stesse persone che controllano i candidati. Considerato che, in parole povere, nel 1999 negli Stati Uniti d’America, si è avviata una stagione che ha portato ad una deriva autoritaria senza precedenti.

Vivendi è il Cavallo di Troia dei Democrats.

L’azienda francese, infatti, altro non è che una succursale europea nelle mani di NBC e, quindi, di Universal: un impero nelle mani di Bill Gates, noto per le sue posizioni, a suo dire, progressiste, e che vede in MSNBC il megafono più radicale del pensiero Liberal statunitense.

È per questo motivo che ritengo l’OPA in procinto di essere lanciata da Bolloré un vero e proprio pericolo per quel che resta del pluralismo italiano: il mondialismo globalista Blue intende creare un monocolore delle telecomunicazioni, cucito su misura dei Democrats nostrani, sulla stessa lunghezza d’onda di quanto già accaduto in buona parte d’Occidente.

Quella della Universal è null’altro che una risposta esatta e contraria al tentativo, talvolta riuscito perfettamente, in granparte del Pianeta, da parte di broadcasters dallo stampo conservatore, se non quando reazionario, che ha visto egemone per decenni il magnate australiano Rupert Murdoch, e ridimensionato solo in parte dall’esperienza di Governo di Barack Obama.

Se non fosse che questa crescente egemonia ha permesso, nonostante tutto, la vittoria di Trump alle Presidenziali, non ci sarebbe che da festeggiare ma, purtroppo, le cose sono alquanto più complesse e, credo, meritevoli di un’analisi più approfondita.

Qualora la cosa andasse in porto, assisteremmo ad un totale ribaltamento delle forze in campo all’interno del mercato televisivo italiano ed, infatti, assisteremmo allo stesso monopolio al quale abbiamo assistito sotto il berlusconismo per più di 30 anni, ma a parti invertite, con la sola differenza che, in questo caso, detto papale papale, i denari non ce li metterà direttamente l’ex Presidente del Consiglio, ma un suo donor, con tutto quel che ne consegue quanto a ricattabilità.

Qualora la cosa andasse in porto, si realizzerebbe, ciò nondimeno, un monopolio Democrat che metterebbe a rischio l’informazione plurale circa la politica estera, la percezione di quelli che saranno i nuovi Stati Uniti o potenze non appartenenti al Patto Nato come Russia, Cina, India e Brasile. Facile intuire persino il trattamento che verrebbe riservato ai paesi non allineati attualmente impegnati sul fronte in varie parti del Mondo. Insomma, coloro i quali non rientreranno nelle grazie del globalismo Democrat verranno distrutti mediaticamente.

Ciò detto, credo che la scalata di Bill Gates al sistema televisivo del Bel Paese, per quanto marchiata Democrat, abbia ben poco di democratico. Il Paese rischia, oggi più che mai, di restare schiavo di una post-ideologia anni ’80 che tarda ad andarsene e che acuirebbe il gap ideologico-economico-politico-sociale-culturale presente rispetto agli altri paesi della Unione Europea. Ironia della sorte, un eterno 1984.

Sapranno i Chris Matthews, i Rachel Maddow ed i Steve Kornacki nostrani dimostrarsi all’altezza della situazione e mantenere l’imparzialità che si deve a professionisti della materia? Dubito.

Ciò posto, alla luce della esperienza trumpiana, non tutto è negativo ed, anzi, è facile intuire come oggi, in regime di Post-Verità, il socialismo democratico immune dagli establishment finanziari possa per davvero avere la possibilità di cogliere la storica opportunità, al pari di quanto fatto dall’attuale Presidente degli Stati Uniti d’America, di sopperire alla mancanza di broadcasters di proprietà o di riferimento attraverso la partecipazione passionale, ingegnosa e talentuosa dei propri attivisti, del proprio elettorato. Donald Trump ha dato dimostrazione del fatto che un’intera armata di emittenti televisive, eccezion fatta solo per Fox News, e tutta la carta stampata a stelle strisce, non abbiano potuto nulla dinanzi al richiamo all’ordine degli affiliati e dei Gop-Leaning, dinanzi al serrare le fila dell’ingroup proprio del Partito Repubblicano. Il livellamento delle info su di un piano di falsità non comporta solo un drammatico rischio quanto una fantastica opportunità per quanti si ripropongono di tornare alle radici della socialdemocrazia di Brandtiana-Schmidtiana memoria, un vero e proprio reset cognitivo per quel che riguarda le convinzioni in seno all’elettore: in parole povere, accade che egli, di fronte a tale corto circuito del campo della logica, agisca per conservazione e ricorra alle conoscenze pregresse per continuare a comprendere la realtà. Questo vuol dire che l’Era della Post-Verità costringe i cittadini con forti beliefs e, quindi più in là con l’età, a ritornare al cuore delle proprie convinzioni con un più importante correlato emotivo, mentre i Millenials diventano, parimenti, più facilmente preda della narrazione neoliberista, essendo cresciuti ed avendo maturato le proprie convinzioni in siffatto regime. Il primo risultato tangibile di tale congelamento delle credenze è il ritorno alle ideologie novecentesche, essendo la cittadinanza occidentale una cittadinanza molto in là con l’età: detto in soldoni, gli over-50 continueranno a votare per le stesse forze politiche e credere negli stessi ideali nei quali hanno sempre creduto. Tale reset riporta le Democrazie Occidentali a scenari politico-elettorali vecchi almeno trent’anni e, la buona notizia, almeno per quanto riguarda il socialismo, è che un viaggio spazio-temporale al Mondo pre-Muro, riporta, a rigor di logica, al carterismo negli USA ed alla egemonia socialdemocratica nella UE. La Post-Verità altro non è che il ponte alle verità nascoste del nostro inconscio, pesantemente rimosse dai megafoni del pensiero unico neoliberista e post-democratico.

Dal punto di vista della strategia politico-elettorale, la scelta più saggia nell’era del multipolarismo è quella di ‘spacchettare’ le diverse idee composite interne alla stessa coalizione di appartenenza, evitando derive maggioritarie, considerata la manifesta incapacità dimostrata dalle forze con tale vocazione di evitare schizofrenie o di fornire sintesi efficaci ai fini della stesura di carte programmatiche coerenti. ‘Spacchettare’, piuttosto, permette di affrontare le campagne elettorali in modo più coinvolgente. Coalizioni ‘spacchettate’ permettono apparentamenti tra forze politiche non costrette a fare a meno delle proprie identità e, quindi, in grado di comunicare in modo più centrato e più mirato: al cuore della gente. A rimetterci sarebbero indiscutibilmente le forze politiche antisistema non disposte ad apparentamenti in quanto per natura di rottura.

‘Rivoluzione Socialista’ è un bene per il Paese?

Una eventuale scissione in seno al Partito Democratico è assolutamente doverosa. Tanto dal punto di vista programmatico quanto da quello politico elettorale. Andiamo per gradi:

1. In politica occorre essere cinici e spietati. Occorre, innanzitutto, ragionare con i numeri alla mano se si vuole governare, e restare al governo è la cosa più importante. Per il Paese e per la sinistra.
2. Cosa ci dicono i numeri? Essi parlano abbastanza chiaro e ci prospettano uno scenario assolutamente migliorato in caso di scissione. Secondo quelli che sono gli ultimi sondaggi, infatti, non solo ‘Rivoluzione Socialista’ parte dal 10% ed il Partito Democratico mantiene un ottimo 20% ma, cosa più importante per quanti sperano in un Esecutivo che faccia la voce grossa contro l’1%, l’intera area a sinistra PD avrebbe, elettoralmente parlando, proprio lo stesso peso del partito di Matteo Renzi.
3. Cosa vuol dire ciò? Ciò significa che la politica italiana verrebbe stravolta fin da domattina: ‘Rivoluzione Socialista’, difatti, otterrebbe un peso specifico decisivo dal punto di vista contrattuale all’interno della compagine di Governo. Il soggetto politico di Enrico Rossi, già dai primi vagiti, potrebbe influire in modo cruciale sulle politiche del Governo Gentiloni, avendo, tra l’altro, nelle proprio mani il destino della Legislatura. ‘O si fa come diciamo noi, o tutti a casa’. Potendo così intestarsi eventuali meriti derivanti da un eventuale miglioramento dei dati macro-economici.
4. Ciò comporta quantomeno il palesarsi di scenari politico-elettorali assolutamente devastanti perché, se è vero ciò che ho appena asserito, prendendo atto dell’attuale rapporto 2 a 1 con il Partito Democratico, è anche e soprattutto vero che, il gap tra le due forze sarebbe di soli 5 punti e non 10, dovendo Enrico Rossi, Roberto Speranza e Michele Emiliano, recuperare ‘solo’ 5 punti percentuali per riuscire a ribaltare le dinamiche interne al centrosinistra.
5. E non è assolutamente finita perché, dal punto di vista tattico-strategico, ‘Rivoluzione Socialista’, e lo ripeto, onde evitare equivoci – qualora prendesse vita – potrebbe intraprendere fin da subito una campagna elettorale alternativa al Neoliberismo. La qual cosa, aspetto apicale, starebbe a significare che, pur essendo praticamente certa sottobanco la coalizione con il Partito Democratico per il 2018, il nuovo soggetto politico socialdemocratico potrebbe affrontare la campagna elettorale fino a Dicembre in maniera solitaria ed in modo assolutamente alternativo al PD, con scenari politici dagli esisti inimmaginabili.
6. Ciò detto, saranno sicuramente importanti le prossime Elezioni Amministrative e, soprattutto, il dibattito interno al Partito Democratico che porterà alle Primarie di partito, che rischia di diventare un plebiscito in favore di Matteo Renzi noioso e senza alcun interesse dal punto di vista dei contenuti. Ma, anzitutto, saranno cruciali gli effetti su scala mondiale delle politiche trumpiane nonché appuntamenti elettorali continentali determinanti come le prossime Presidenziali in Francia e le prossime Politiche in Germania. Qualora in questi due Paesi i due candidati socialdemocratici Hamon e Schulz portassero a casa un risultato positivo e, perché no, figlio di un rinnovato dialogo all’interno della sinistra progressista anti-neoliberista, rispettivamente con Front de Gauche/Verts e la base socialdemocratica di Die Linke composta, da Forum Demokratischer Sozialismus e Netzwerk Reformlinke, vi sarebbe finalmente una nuova stagione per la socialdemocrazia europea.

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