La vocazione maggioritaria è una vocazione a perdere

Si fa un gran parlare di vocazione maggioritaria, della legittima necessità da parte di chi vince le Elezioni Politiche di governare con pieni poteri, di una sinistra che sia al tempo stesso sia di lotta che di Governo, di un Partito Democratico, in questo caso, che sia il più inclusivo possibile dal punto di vista programmatico ma, dati alla mano, chi ha ragione e chi invece no? Quanto è lungimirante sacrificare la natura di un partito alla luce di tale impostazione ideologico-programmatica? È davvero possibile riuscire a vincere ed ad essere egemoni nel nostro Paese, impugnando tale vocazione? Ed, alla luce di uno scenario tripolare, poi? Cosa c’è di vero e, soprattutto, quanta buona fede c’è dietro succitata voglia di vincere? Andiamo con calma, dati alla mano.

Innanzitutto v’è da dire che, la Democrazia Cristiana, l’unica forza politica Repubblicana che ha realmente avuto la possibilità di ragionare in tal senso, non c’è mai riuscita per davvero. Ed il motivo è subito detto: la propria natura schizofrenica, scissa tra appartenenza ad una cultura conservatrice ed una progressista, non le permetteva di avere Esecutivi stabili, ma la costringeva, piuttosto, preda dei mutamenti politico-elettorali a livello Mondiale, a non aver la possibilità di essere autonoma in Parlamento.

Si dirà, ‘il Partito Democratico ha superato tale aspetto’, e così sembrerebbe a primo impatto, non foss’altro che stiamo vivendo giorno dopo giorno il lento ed inesorabile tramonto dell’egemonia clintonian-blairiana ed, al tempo stesso, l’alba di una rinnovata dimensione progressista che affonda le radici nel terreno della socialdemocrazia classica. In virtù di questo presupposto, ciò che alla Democrazia Cristiana accadde a causa della propria concomitante appartenenza a due famiglie politiche differenti e contrapposte, accade oggi al Partito Democratico all’interno della spaccata sinistra Occidentale.

In che modo è possibile affrontare tale scenario in modo funzionale? Spacchettando. Spacchettando ed ampliando l’offerta politica. Cosa che non sarebbe possibile per una singola forza. Stringendo alleanze con quanti condividano almeno l’appartenenza all’ideologia progressista.

La storia della Seconda Repubblica ci insegna che la sinistra italiana ha avuto modo di vincere soltanto impugnando la strada dell’inclusione e che porta alla ricerca della egemonia. Ed è proprio per questo motivo che nel 1996, alla luce dell’esperienza formativa vissuta in occasione della sconfitta elettorale del 1994, essa si presentò compatta alla tornata elettorale successiva ed, approfittando, questa volta, delle divisioni interne al campo conservatore, porto a casa 5 anni di Legislatura. Essa mise in campo una coalizione composita fondata sul dialogo con elettorati assai differenti tra di loro, ma tutti appartenenti alla tradizione progressista italiana. Sarà facile intuire come, al di là delle percentuali, il numero di voti guadagnati dalle forze che oggi compongono il Partito Democratico fu pressoché simile ai voti portati a casa dal Partito Democratico in occasione delle Elezioni Europee del 2014, con una immensa cruciale differenza: la natura al tempo stesso composita ed attrattiva dell’intera coalizione. L’aspetto egemonico, per l’appunto.

1996

Per motivi abbastanza noti agli addetti ai lavori, che non starò qui ad elencare ed a ricordare, questa immensa capacità attrattiva venne sacrificata 5 anni dopo, nel 2001, portando i due partiti più importanti della coalizione alla rottura, a mio parere scellerata, con tutte le altre forze del campo progressista (che, compatto, avrebbe potuto sfondare il 55% dei consensi), compiendo, insomma, lo stesso errore compiuto nel 1996 dalla miopia che contraddistinse il campo conservatore.

2001

Nel 2006, nonostante venne ritrovata l’unità interna, ciò addirittura non bastò (!). E, piuttosto che pensare ai milioni di voti presi dalla coalizione (un autentica fortuna elettorale), si pensò a quanti voti vennero dispersi dai due partiti che, di lì a poco, andarono a formare il Partito Democratico.

2006

In occasione delle Elezioni Politiche, infatti, ancora una volta per colpa della cosiddetta vocazione maggioritaria, il Partito Democratico si ritrovò con più o meno gli stessi voti, ma con il deserto attorno, causando, difatti, l’implosione del campo progressista in Italia, nonostante lo scenario politico fosse ancora bipolare.

2006-8

E, come se non bastasse, tale peso elettorale, a dispetto di quanti possano credere il contrario, venne mantenuto, addirittura, nel 2013, se prendessimo in considerazione quello che, in seguito, è stato il percorso di Scelta Civica, partito nato anche in questo caso per spacchettamento, in questo caso atto – purtroppo – alla conservazione, dal peso specifico dell’Ex Presidente del Consiglio Mario Monti. Nonostante l’avvento del tripolarismo.

2006-8-13

Insomma, alla luce di tali dati, tenendo bene a mente queste tabelle pubblicate da Demos&Pi per La Repubblica, risulta alquanto evidente come l’impostazione ideologico-programmatica del Partito Democratico, la disperata quanto scollata dalla realtà ricerca della fantomatica vocazione maggioritaria, sia stata cattiva consigliera ed abbia causato sia la perdita di peso elettorale da parte del Partito Democratico sia dell’intera area di centrosinistra.

A partire da questa semplice considerazione è, oggi, possibile giungere ad una visione delle cose molto più lucida e realistica. Infatti, se è vero che la natura tripolare dell’attuale sistema politico italiano rende assai improbabile il raggiungimento di maggioranze parlamentari monocolore, è anche vero che non tutto è nero, e che i progressisti italiani han davanti a sé, ciononostante, ancora molte possibilità di vincere le prossime Legislative. Le due infografiche che seguono, prendendo spunto dall’attuale forza elettorale delle diverse coalizioni-partiti in campo, corroborata dagli ultimi sondaggi e dalle relative medie (con ipotetica affluenza all’85%), devono dettare quella che dovrebbe essere la linea politico-elettorale del prossimo Ulivo. L’Ulivo 4.0.

STIMA RIGHT-WINGS

BACINO POTENZIALE

Advertisements