L’Italia ha bisogno dei cristiano-sociali

Sia ben chiaro a tutti: non ci sarà alcun ‘Ulivo 4.0’ senza il ritorno alle radici cristiano-sociali. Non ci sarà centrosinistra, Partito Democratico o proposta alternativa credibile alle Right-Wings senza il rispetto della egemonia delle radici cristiano-sociali nella vita di questo Paese. Non ci sarà lotta al leaderismo, al populismo, al liberismo, senza tale presa di coscienza. Senza tale consapevolezza.

Perché il principale deterrente italiano a tali grandi nemici della vita democratica, della libertà e della giustizia è sempre stato – in età repubblicana – l’abbraccio tra cristianesimo e socialismo. Il potente abbraccio tra pensiero moroteo, pensiero berlingueriano e pensiero pertiniano. La comunione di intenti terminata in poco più di un decennio con la morte in successione di Aldo Moro, Papa Paolo VI, Enrico Berlinguer e Sandro Pertini. L’argine al crollo della nostra Prima Repubblica. L’argine all’avvento della Post-Democrazia.

È proprio in virtù di quanto accaduto, ed appena descrittovi in maniera forzatamente superficiale, che vent’anni fa fu possibile l’ascesa al potere di Silvio Berlusconi: non vinse la forza del populismo, perse la mancanza di rappresentanza politica delle istanze di una larga parte della popolazione.

E così è stato fino ad oggi, nonostante le esperienze di Governo di Prodi, nonostante una classe dirigente enormemente preparata come quella contrapposta al centrodestra fino al 2008. Non si spiegherebbe la nascita del renzismo, del grillismo, la tenuta del berlusconismo nonostante i suoi tanti fallimenti.

È proprio in quest’ottica che ci si presenta nuovamente difronte l’esigenza di tornare a rappresentare all’interno della prossima plurale e composita proposta politica di coalizione il ruolo dirimente della rappresentanza di un mondo messo a tacere da un modo di fare politica senza virtù morali e tecniche. Un mondo che se abituato a non partecipare più alle tornate elettorali potrebbe abbandonare per sempre perfino il proprio ruolo di influencer nella vita sociale del Paese. Evitando volutamente di approfondire quanto attiene alle nuove generazioni letteralmente folgorate da Papa Francesco.

È questa la più grande anomalia politica che accompagna la politica dei nostri giorni: l’incapacità da parte di questi valori di tornare a farsi politica attiva. L’assurda repressione esercitata dal modello neoliberista a trazione valoriale puritano-anglicano-calvinista-protestante.

Mentre con Jorge Mario Bergoglio il Mondo vive una nuova primavera cattolica. Mentre Jorge Mario Bergoglio, Papa Francesco, indica una via sicchiara a tutti, che il cattolico-progressista non aspetta altro che percorrerla. Il classico invito a nozze declinato. Nonostante la disponibilità economica sia l’ultimo dei problemi.

È, quindi, inutile nascondersi dietro un dito o far finta di richiamarsi alle sirene di una laicità che non è assolutamente messa in discussione dal più laico dei Pontefici: la presenza di Papa Francesco rende, oggi, tale vocazione naturale. Egli rappresenta il primo ponte al progressismo cattolico ed il primo muro per il conservatorismo Yankee.

Nello specifico, all’interno del Partito Democratico, delle piccole sigle che fanno riferimento all’area di centrosinistra, nel mondo sindacale, dell’associazionismo, v’è una enormità di pensieri e uomini che potrebbero dar vita sia ad una nuova grande corrente capace di abbattere gli steccati all’interno del più grande partito del Partito Socialista Europeo sia ad una creatura politica in grado di ampliare ulteriormente l’offerta politica della futura alleanza delle forze progressiste italiane.

Perché un partito dalle radici cristiano-sociali diverrebbe il più grande deterrente al leaderismo e, quindi, nella fattispecie, al renzismo, dimostrando come si possa opporre alle Right-Wings esempi di leadership rappresentative, senza dover per forza di cose inseguire modelli per loro natura deleteri per quanti credono più nel famoso padre comprensivo, sensibile ed empatico piuttosto che in quello forte, severo, protettivo.

Il cristianesimo-sociale non è mai stato così in voga da quarant’anni a questa parte. E non solo in Italia. Esso è punto di riferimento in diverse aree del Pianeta, e non di certo solo in Sud America. Questo perché è un vero e proprio Cavallo di Troia in grado di far saltare le divisioni interne alla dicotomia tutta politica del bianco vs. nero, bene vs. male, destra vs. sinistra. Dal punto di vista elettorale ha sempre potuto e può contare su un bacino trasversale di elettori legati dal collante della fede.

In Italia, ad esempio, intercetterebbe con facilità parte dell’elettorato di centrosinistra che abiura allo stesso tempo sia il conservatorismo cristiano-democratico sia il progressismo neoliberista ed, in virtù della tanto nobile memoria morotea, ancora egemone nel Paese, rappresenterebbe la sua continuità. Ripercorrerebbe politicamente quanto fatto da Papa Francesco con Papa Paolo VI.

Ciò mi induce a pensare, come se non bastasse che un eventuale Esecutivo a trazione cristiano-sociale, diverrebbe un volano per la pace in politica estera, per politiche migratorie che tengano conto al tempo stesso del ruolo della accoglienza e del ruolo dell’integrazione, per una politica di matrice francescana che ponga la questione ambientale in tutta la sua durezza e, perché no, per una rinnovata politica incentrata innanzitutto sulla questione sociale.

Una eventuale forza cristiano-sociale insomma, che personalmente chiamerei ‘Cristiano Sociali’, rappresenterebbe la mediazione tra destra e sinistra della coalizione, divenendo, in questo modo, per sua natura, punto di riferimento per quanti fanno della responsabilità in politica un valore imprescindibile.

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