Quattro candidati in tre punti

In questi ultimi giorni mi sono soffermato non poco sulla situazione politico-elettorale transalpina. I motivi che mi hanno portato a farlo sono molteplici: dalle drammatiche condizioni in cui versa il Partito Socialista Francese, alla cattivissima gestione dell’affaire Fillon da parte dei Repubblicani, passando per il solito (ma quantomai sorprendente nelle dimensioni) exploit di Le Pen e l’insolito (ma ampiamente prevedibile) boom di Macron.

Vi chiederete perché non annovero Mélenchon tra questi motivi, e la ragione è presto detta: il suo attuale risultato era ed è per me assolutamente prevedibile.

Nonostante non più di un mese fa gli istituti demoscopici lo fotografassero su percentuali da bassissima doppia cifra, pareva già evidente che una volta superato quantitativamente il dualismo a sinistra con Hamon, avrebbe quantomeno intercettato parte del suo elettorato. Lo stesso Hamon, purtroppo, vincitore delle primarie a Gauche e, ciononostante, osteggiato dal suo stesso partito più che sottovalutato dall’opinione pubblica d’oltralpe.

Col passare dei giorni, poi, ho colto come la seppur lenta crescita di Mélenchon andasse di pari passo non solo con la perdita di consensi da parte del succitato rappresentante del PSF, ma anche e, soprattutto, con il ridimensionamento di Le Pen, in grado di arrivare ad accarezzare l’idea di toccare il 30%

Normalmente tendo a collezionare infografiche senza un briciolo di vergogna alcuna e, ricordandomi di un sondaggio che fece scalpore non più di un anno fa, ho deciso, oggi, di imbattermi in un gioco che definire elementare è molto più che un ossimoro.

Sondage_7_septembre

Tenendo bene a mente questo sondaggio, che per molti di voi già sembrerà profetico, ma che in realtà, in termini numerici, non ha pretesa alcuna, se non quella di dimostrare la l’immensa popolarità della quale gode il politico di Tangeri all’interno del composito mondo progressista, ho utilizzato, come mio solito per ‘allungare’ i sondaggi, che per forza di cose non possono più essere pubblicati, uno strumento messo a disposizione della comunità da parte del colosso di Mountain View e noto col nome di Google Trend, imbattendomi in dati a dir poco importanti quanto ad applicabilità.

ifop-trend

E quasi a nulla è servito l’ultimo sondaggio in ordine cronologico targato VBA, che m’avrebbe aiuto non poco a meglio corroborare la tesi di un Mélenchon in ascesa costante. Ecco perché – onde evitare bias controproducenti – ho attinto a piene mani dagli studi pubblicati da parte di quel che rappresenta un vero e proprio fiore all’occhiello della scienza sondaggistica francese, la IFOP. Così, perso in una mole di dati incredibili, ho posto l’occhio sul cartello che segue.

IFOP-2

Studiando attentamente questa infografica, accompagnata dal costante monitoraggio della quantità di ricerche effettuate a nome Mélenchon, a partire dal ‘mezzo’ endorsement ricevuto da parte di Hamon (e con in mente il semplicemente indicativo risultato del sondaggio interno alla Gauche di qualche mese fa), ho creato un semplice modello matematico a trend in crescita costante, a partire dalle misurazioni IFOP del 17/03. Ed è proprio alla luce della lettura di suddetto trend che, non a caso, va innescandosi, in queste ore, una vera e propria campagna demonizzatrice nei suoi confronti.

L’infografica parla abbastanza chiaro, infatti, e sembra che, oltre ad esserci ampi vasi comunicanti tra Mélenchon ed Hamon (circa il 75% dei nuovi consensi ricevuti dal leader della Gauche attraversano suddetti vasi), pare ve ne siano di importanti (a coronare/corroborare anni di studi effettuati sull’elettorato del Front National), anche con Le Pen (il 25% dei nuovi consensi).

Chi invece sembrava aver già vinto a mani basse e che, invece, dovrà sudarsi come tutti gli altri la vittoria fino alla fine è Macron che, come dimostra l’infografica IFOP, presenta non evidentissimi, ma che a me paiono seri, problemi di tenuta in quel dell’elettorato di fede centrista.

Come ben dimostra l’immagine, i picchi positivi e negativi registrati in queste settimane da parte dell’ex Ministro dell’Economia sono sostanzialmente inversamente proporzionali a quelli di Fillon. E, va da sé che l’ex Primo Ministro, al pari di Mélenchon, in virtù di questa capacità attrattiva, accompagnata dalla ‘forza’ del partito al quale appartiene, a dispetto di tanti catastrofisti, può dire ancora la sua ed, anzi, riuscisse ad approdare al ballottaggio, vincerebbe quasi sicuramente contro quasi tutti i ‘duellanti’.

Ecco perché ci attende un rush finale d’altri tempi, che finirà al fotofinish. In questi ultimi giorni, insomma, le campagne elettorali dei rispettivi quattro candidati ripartiranno letteralmente da zero, e chi lo sa se Le Pen, l’unica sicura di passare almeno il primo turno (al ballottaggio è data per sconfitta contro chiunque, perfino contro Hamon), grazie ad uno zoccolo duro impressionante, non si veda superata dall’ormai diretto competitor Mélenchon, diventato in queste ora più appetibile agli occhi degli elettori di sinistra accasatisi negli ultimi anni nel Front National, e se Macron non si veda, piuttosto, superato da Fillon nella lotta ad accaparrarsi l’elettorato che un tempo era di Bayrou. Chi vivrà, vedrà.

Per quanto mi riguarda, alla luce dei trend palesatesi a partire dai grandi dibattiti televisivi, lo scenario è abbastanza chiaro: i quattro politici francesi se la stanno giocando all’interno di una forchetta non superiore ai tre punti, tra il 20 ed il 23%.

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