Matteo Renzi è politicamente finito

Non ci saranno né vittorie né plebisciti né tantomeno investiture pontificie in grado di cambiare le sorti dell’inarrestabile declino politico di Matteo Renzi. Sia che l’ex Presidente del Consiglio vinca le prossime Primarie interne al Partito Democratico con il 51% sia che stravinca con oltre il 65% dei consensi, il suo destino è segnato ed i motivi sono molteplici e complessi al tempo stesso.

All’interno delle sinistre occidentali, ancor prima che all’interno di quella italiana s’è infatti innescata una discussione programmatica epocale atta a superare non tanto le politiche liberiste quanto la stessa classe dirigente che ha sposato il liberismo per più di due decenni e che non ha alcun interesse a lasciare spazio al nuovo corso.

A porre una pietra sulle sue speranze di rivalsa elettorale, nella fattispecie, v’è innanzitutto, al momento, la figura del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale, tenendo fede al proprio mandato, ha deciso, cosiccome ci si aspetta da un nobile della politica, di dare priorità, innanzitutto, agli interessi del Paese piuttosto che a quelli del suo partito e, nello specifico, a quelli del suo uomo di punta. Sergio Mattarella, infatti, ha deciso che non permetterà assolutamente che la Legislatura termini anzitempo e che, soprattutto, questa non potrà finire senza consegnare al Paese una Legge Elettorale figlia della più ampia condivisione Parlamentare possibile.

Va da sé che tale lungimirante volontà politica porterà a scartare nettamente sistemi elettorali maggioritari nefasti che fotografano poco o nulla lo scenario politico italiano e che, tra l’altro, corrono il rischio di mettere in pericolo l’assetto istituzionale assieme alla esigenza stessa di rappresentanza all’interno dei due rami del Parlamento Italiano.

E così, giustappunto in queste ultime ore, l’attività del Presidente della Repubblica s’è intensificata non poco e, lungi da raggiungere livelli da controproducente protagonismo, ha iniziato col porre i primi paletti: 1. Assicurare agli italiani la fine naturale della Legislatura; 2. Far sì che il proprio settennato possa, in questo modo, ‘coprire’ e superare anche la prossima ancor misteriosa Legislatura; 3. Scrivere le regole del gioco assieme agli avversari, per così ricevere lealtà e sostegno indispensabili per il raggiungimento degli obiettivi 1 e 2; 4. Ricucire il campo progressista italiano per poter affrontare a meglio le prossime Elezioni Politiche, leggere al meglio la futura Legge Elettorale ed, infine, raggiunti questi traguardi, permettere la realizzazione dell’obiettivo numero 3.

È per questo motivo che, indipendentemente dal risultato che Matteo Renzi conseguirà il 30 Aprile prossimo, egli non potrà presentarsi a capo di una coalizione composita dei Progressisti. Perché la sua agenda cozza con quella del Capo dello Stato. Perché fa a pugni con i cambiamenti in atto all’interno del mondo progressista occidentale. Perché al netto delle divisioni interne al suo partito non potrà che risultare impossibile, poi, pretendere di farsi Leader di una compagine che è tale e non partito proprio per colpa sua.

È proprio per questo motivo che persino un eventuale ottimo risultato del Partito Democratico (magari, quantificabile con il 30% dei consensi) servirà a poco. In corsa solitaria o assieme a poche forze create ad hoc in occasione della bagarre del Febbraio del 2018. Anche in questo caso, prima forza o meno dell’arco parlamentare, seconda o prima forza nel Paese, la questione alleanze sarà lì pronta a porre una pietra tombale sulle sue ambizioni.

Questo perché, in regime proporzionale, il Partito Democratico dovrà per forza di cose allargare il campo a destra, e creerebbe non pochi mal di pancia al proprio interno, con la quasi certa fuoriuscita dei parlamentari in quota Emiliano e, perché no, di buona parte di quelli in quota Orlando. È per motivi come quelli succitati, insomma, che tendo a pensare come il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella consegnerà mandato a Matteo Renzi molto difficilmente.

In caso di sconfitta, poi, sarà peggio che andar di notte, considerato che le dimensioni di tale esodo diverrebbero inarrestabili per gli stessi motivi, ma ancor più esasperati, con la già palesatasi ritrosia da parte delle due correnti che stanno sfidando Renzi a sostenere un governo di centrodestra.

Ecco perché Renzi è, come si suol dire, politicamente finito. Ed anzi, è pronto per la tanto cara rottamazione. Che, se gli eventi precipitassero, rischierebbe di avvenire già in occasione delle prossime Amministrative.

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