Giorgio Napolitano: il peggior Presidente della Repubblica Italiana

La nascita del secondo Governo Prodi è stato l’evento più disastroso che abbia colpito la sinistra italiana negli ultimi vent’anni. La sua nascita fu una forzatura pacchiana. Una mossa irrazionale. Un atto emotivo, impulsivo. Una scelta scellerata che non tenne conto delle esigenze del Paese, degli italiani e dello scenario politico venutosi a creare. Fu l’epic fail più terrificante della storia del giù funestato centrosinistra moderno. Un delitto dettato da quella dannata sete di potere che tanto venne e viene tuttora rimproverata a Berlusconi ed alla destra.

La nascita di quel governo fu per Giorgio Napolitano la sua prima grande sconfitta. La prima di una lunga serie. La dimostrazione di come non si dovrebbe governare. Di come, per diventare un fine stratega, si dovrebbe fare l’esatto opposto. Lui, proprio lui, che con lungimiranza e visione impeccabile, intuì fin da subito la portata di quella scelta irresponsabile. E ciò che avrebbe causato. Una lunga agonia che avrebbe dilaniato una compagine tenuta assieme da non si è mai saputo cosa. Un pastrocchio in grado di assemblare Dini, Di Pietro, Mastella, Pecoraro Scanio, Capezzone e Ferrero. Roba da pelo di levriero afgano nello stomaco. Roba che la vera rottamazione la fece Bersani, evitando di imbarcare tutto, ed il contrario di tutto. Roba da Ibuprofene da 1200 mg prima di guardare Ballarò.

Ed infatti non ne azzeccarono una, sbagliando lo sbagliabile. Ogni passo, più lungo tre volte la gamba di Fassino. Angosciarono l’Italia più di quanto abbia fatto lo spread con Berlusconi. Dilapidarono voto dopo voto il consenso più grande che una coalizione di governo avesse mai ricevuto nella storia repubblicana.

Con un governo di scopo, il qual scopo sarebbe dovuto essere esclusivamente portare una nuova legge elettorale, non ci sarebbe stato alcuno scandalo rifiuti. Non ci avremmo vissuto due lunghi anni di litigi interni che finirono per logorare il collante che teneva assieme gli elettori de L’Unione. Ed il processo che portò alla nascita del Partito Democratico sarebbe stato più serio e meditato. Insomma, la prima sfida che ebbe ad affrontare Giorgio Napolitano fu un fallimento totale. La causa prima della perdita del primato nella società italiana da parte delle forze progressiste.

Avremmo potuto giocarcela alle elezioni successive. Avremmo evitato la distruzione della sinistra italiana. Avremmo affrontato la crisi con un governo più forte e più credibile. C’avrebbe guadagnato la gente più a rischio. Non sarebbe nato il 5 Stelle. Renzi starebbe girando la ruota della fortuna. E, magari, Prodi sarebbe diventato il nuovo Presidente della Repubblica.

Ed invece Giorgio Napolitano, si ripetette nella mancanza di visione strategica pochi anni più tardi: detronizzò l’ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, non andò ad Elezioni anticipate, nonostante la Sinistra fosse tornata egemone, costrinse il Partito Democratico a sostenere un Governo di Larghe Intese assieme alla peste bubbonica, e la peste bubbonica la pigliò Pierluigi Bersani.

L’errore di Napolitano, l’ennesimo, consistette nel fatto che ritenne sacrificabile il Segretario del suo partito, preparò il terreno a Matteo Renzi, ed immaginò di vederlo vittorioso alle Primarie di Italia Bene Comune nel Dicembre del 2012 e, quindi, alle Politiche di Febbraio 2013.

Alla luce di quanto accaduto, è sotto gli occhi di tutti l’incapacità del Presidente Emerito, l’abuso di potere esercitato dallo stesso per così tanti anni, la distruzione messa in atto nel Campo del Centro e della Sinistra italiano, nel Partito Democratico, nel rapporto tra i differenti partiti, in quello tra coloro i quali ebbero a credere nella possibilità di fermare Silvio Berlusconi con la misura di Romano Prodi e di Pierluigi Bersani.

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