Il Rosatellum passa solo se la Lega vota la fiducia

Il presidente del consiglio Matteo Renzi durante la serata evento della Rai dedicata a Expo 2015 “Un mondo da amare”, condotta da Antonella Clerici e Bruno Vespa. Roma 19 dicembre 2014. ANSA/ANGELO CARCONI

Matteo Renzi è tornato a giocarsi tutto. Come è un pokerista incallito. Nel tentativo di portarsi dietro un partito che non è suo. Spinto da motivazioni molto più grandi della nostra umana comprensione. Con l’aiuto di Silvio Berlusconi e, soprattutto, di Matteo Salvini. E perché proprio Salvini? Il nemico giurato. Il populista. Lo xenofobo. Il razzista. L’amico di Putin. L’uomo dei 50 milioni di euro ‘rubati’ ai cittadini?

Andrea Orlando , giovani turchi ANSA/GIORGIO BENVENUTI

Perché Matteo Renzi non ha i numeri al Senato della Repubblica. E non li ha né con l’aiuto di Angelino Alfano né tantomeno con quello di Denis Verdini. Ed, udite udite, qualora i 40 orlandiani votassero la fiducia, nemmeno con l’aiuto di Silvio Berlusconi ed i suoi 42 Senatori della Repubblica. Perché gli uomini in quota Andrea Orlando pareggerebbero quelli in quota del Presidente di Forza Italia. E ché gli uomini di Pierluigi Bersani se sono già andati.

Il Giudice Sergio Mattarella durante l’Udienza Pubblica che si occupera’ di 13 cause tra le quali il divieto di fecondazione eterologa e il conflitto attribuzione Berlusconi-giudici, Roma, 22 Maggio 2012.
ANSA/SAMANTHA ZUCCHI
Ettore Rosato during Meeting Confindustria, at Auditorium in Rome on May 26, 2016 (Photo by Silvia Lore/NurPhoto via Getty Images)

Cosa accadrebbe, nel caso il Rosatellum 2.0 non passasse? Anzitutto Matteo Renzi verrebbe quasi definitivamente bruciato. La Legislatura, naturalmente, finirebbe. E si correrebbe allo studio di una Legge Elettorale in quattro e quattr’otto. Che, dato il nome di chi presiede la Presidenza della Repubblica, sarebbe quasi certamente nuovamente il Mattarellum. O qualcosa di simile.

Romano Prodi durante l’incontro sul tema ‘Un quadro mondiale in movimento (e noi?)’ presso Palazzo Mezzanotte a Milano, 05 febbraio 2014.
ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

Si aprirebbero scenari nuovi e, quasi sicuramente, il Centro-Sinistra tornerebbe a correre unito, magari, sotto il nome de L’Ulivo. E perché no, magari con una reunion delle forze progressiste sotto il tetto di un rinnovato Partito Democratico. Perché i numeri per vincere, nonostante i sondaggi, ci sarebbero. Lo dimostrano, cionondimeno, i numeri sotto, estratti dai risultati delle ultime Elezioni Amministrative:

Liste Civiche: 17,7%
Liste alleate del PD: 16,1%
PD: 14,4%

Alleati del CDX: 13,3%

M5S: 9,3%

Forza Italia: 7,0%

Lega Nord: 5,5%

MDP, SI, SEL, FDS: 5,4%

PSI, VERDI, IDV: 2,5%

FDI: 2,4%

Alleati del Centro: 1,9%

Altri: 1,5%

Composizione del Partito Democratico:
14,4%
+5,9% = 1/3 di Liste Civiche (Due comuni su tre sono amministrati dal Centro-Sinistra, almeno metà dei voti del Centro-Sinistra sono riconducibili al Partito Democratico)
+12,075% = 1/2 di Liste Alleate
= 32,375%

Composizione della Lista di Sinistra:
5,4%
+1,66% = 2/3 di 2,5% (PSI-VERDI-IDV)
+0,5% = 1/3 di Altri
+4,025% = 1/4 di Liste Alleate
+2,95% = 1/6 di Liste Civiche
=14,535%

10/12/2014 Roma. Rai. Trasmissione televisiva Porta a Porta. Nella foto Matteo Salvini

A Matteo Renzi stanno, quindi, per togliere il giocattolo dalle mani. Nel decennale del Partito Democratico. E dipenderà da lui se chiedere o meno l’aiuto di Matteo Salvini e dei Senatori della Repubblica della Lega Nord (sempre che questi siano disposti a salvarlo). Ciò considerato, c’è da chiedersi se non abbia fato male i calcoli o, se questo, sia l’unico modo, per lui, per tentare lo strappo e fare del suo Partito Politico un Partito Personale.

Cesare Damiano davanti palazzo Chigi durante l’incontro tra il presidente del Consiglio Matteo Renzi ed i sindacati. Roma 07 ottobre 2014. ANSA/ANGELO CARCONI

Poco importa, se a rimetterci possa essere la Democrazia nel nostro Paese, che vedrebbe, in questo modo, una Tecnocrazia interfacciata in una Post-Democrazia interfacciata in Partiti Azienda, che rappresenterebbero esclusivamente gli interessi dell’Azienda e non la volontà degli Elettori. Insomma, c’è in gioco la qualità del nostro Architrave Democratico. Ed, a farsene carico, debbono essere, almeno, i Senatori già firmatari di un Documento contro il Tedeschellum.

Jeremy Corbyn celebrates his victory following the announcement of the winner in the Labour leadership contest between him and Owen Smith at the ACC Liverpool. PRESS ASSOCIATION Photo. Picture date: Saturday September 24, 2016. See PA story LABOUR Main. Photo credit should read: Danny Lawson/PA Wire

Perché, oggi più che mai, la sinistra non può più rincorrere le sirene di un 40% che è è possibile agguantare solo rimanendo assieme. Solo riscoprendo lo spirito dei Padri Fondatori de L’Ulivo, del Partito Democratico e de L’Unione. Solo tornando alle radici. Sull’esempio, sulla stessa lunghezza d’onda del ripensamento che avviene nelle sinistre anglo-americane con Bernie Sanders e Jeremy Corbyn.

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