Renzi è all’ultima spiaggia, Grasso è col fucile, le pinne e gli occhiali

La sconfitta della Christlich Demokratische Union Deutschlands di Angela Merkel e della Sozialdemokratische Partei Deutschlands di Martin Schulz in Germania potrebbe essere l’inizio della fine del pensiero unico in Occidente. Con il deterioramento del concetto di Große Koalition, con l’insuccesso delle sue politiche-economiche, con l’incapacità di governare i processi politici e geopolitici su scala locale e globale, potrebbe essersi esaurita la spinta propulsiva che portò 10 anni orsono le Forze Politiche d’Occidente ad impugnare il concetto di responsabilità. 10 anni dopo l’inizio della Grande Crisi Economica, della quale solo a stento riusciamo a vedere la fine, il cittadino sembra essersi disilluso e perso la tendenza, quasi maniacale, a fare l’Uno. Laddove per Uno v’è il concetto tutto lacaniano di propensione umana a cercare il bene nella fusione delle cose, di se stesso con l’Altro.

Labour Party leadership candidate Jeremy Corbyn attends a public Question and Answer session in Colchester, east of London on September 2, 2015. AFP PHOTO / JUSTIN TALLIS (Photo credit should read JUSTIN TALLIS/AFP/Getty Images)

La sconfitta dell’asse CDU/SPD è sì la sconfitta delle Larghe Intese ma è, al contempo, e soprattutto, la sconfitta dell’idea che le ideologie siano superate. Infatti, sempre più di frequente, nelle ultime Tornate Elettorali, pare emergere dai loro verdetti, un ritorno al passato post-bellico, ed un rifiuto della semplificazione liberista. Dagli eccellenti risultati del Labour Party di Jeremy Corbyn in Gran Bretagna negli attuali sondaggi (Yougov: CON: 40%, LAB 44%), passando per quelli non meno importanti del Conservative Party di Theresa May alle Elezioni Politiche, che han sancito la rinascita del dualismo destra-sinistra, è possibile captare la tendenza ad una rinnovata dicotomia politica.

epa05863494 Candidate for the 2017 French presidential elections for the ‘Les Republicains’ politial party, Francois Fillon, delivers a speech at a Mayors’ Association of France (AMF) event gathering all the candidates for the upcoming election, held at Maison de la Radio in Paris, France, 22 March 2017. French presidential elections are planned for 23 April and 07 May 2017. EPA/IAN LANGSDON

La fase avviatasi dapprima in Gran Bretagna, e poco dopo in Germania, sta espandendo la propria portata in tutta Europa. In Francia, infatti, alle poco note Senatoriali, grande è stato il successo dei Les Republicains e da non sottovalutare la ritrovata verve del Partì Socialiste, solo pochi mesi fa sotto il 10%. In Italia, invece, si lavora sottotraccia per una legge elettorale che tenga conto proprio di questa nuova stagione e inciti alla creazione di Coalizioni Politico-Elettorali con il benestare di entrambe le due grandi famiglie politiche.

Uscire dal pensiero unico significa porre fine allo stallo nel quale è finito il processo di Unificazione Europea. Nella fattispecie, esso ha, difatti, costretto la nostra area a politiche economiche frutto del compromesso impossibile tra ideologie differenti e rallentato la velocità di intervento in economia cosiccome in politica estera.

La causa dell’empasse nella quale si ritrova la Unione Europea è da ricercare Oltreoceano: è, difatti, interesse della più grande élite finanziaria al Mondo, mantenere lo status acquisito con la ultima Grande Crisi attraverso la logica del Dividi et Impera. Questo perché anche, e soprattutto, gli Stati Uniti d’America, hanno subito la medesima dittatura ideologica e, soprattutto negli States, s’è sentita la mancanza della sana contrapposizione politica tra Democratic Party e Republican Party, nostalgia sfociata nella quasi vittoria alle Primarie Dem del Senatore Socialista del Vermont Bernie Sanders e con la vittoria del magnate newyorchese Repubblicano Donald Trump. Colori i quali vengono quotidianamente definiti politici di rottura, altro non sono che veri politici espressione della politica novecentesca e, quindi, rappresentanti di pensieri compositi, frutto di tradizioni politiche che posseggono una loro storia ben precisa.

E non è un caso che, se a governare oggi, in Europa, siano Forze Politiche apparentate a quelle costituenti questo monocolore, è anche vero che le Forze Politiche emergenti da questa parte dell’Oceano stiano traendo ispirazione proprio da quei politici (Trump e Sanders), e quei movimenti interni agli stessi Partiti Politici (Tea Party e Justice Democrats) dai quali provengono i Neocon.

Ettore Rosato during Meeting Confindustria, at Auditorium in Rome on May 26, 2016 (Photo by Silvia Lore/NurPhoto via Getty Images)

Di contro, nel nostro Paese, c’è chi ancora si ostina a parlare di vocazione maggioritaria, della legittima necessità da parte di chi vince le Elezioni Politiche di governare con pieni poteri, di una sinistra che sia al tempo stesso sia di lotta che di Governo, di un Partito Democratico, in questo caso, che sia il più inclusivo possibile dal punto di vista programmatico ma, dati alla mano, chi ha ragione e chi invece no? Quanto è lungimirante sacrificare la natura di un partito alla luce di tale impostazione ideologico-programmatica? È davvero possibile riuscire a vincere ed ad essere egemoni nel nostro Paese, impugnando tale vocazione? Ed, alla luce di uno scenario tripolare, poi? Cosa c’è di vero e, soprattutto, quanta buona fede c’è dietro succitata voglia di vincere? Andiamo con calma, dati alla mano.

Innanzitutto v’è da dire che, la Democrazia Cristiana, l’unica forza politica Repubblicana che ha realmente avuto la possibilità di ragionare in tal senso, non c’è mai riuscita per davvero. Ed il motivo è subito detto: la propria natura schizofrenica, scissa tra appartenenza ad una cultura conservatrice ed una progressista, non le permetteva di avere Esecutivi stabili, ma la costringeva, piuttosto, preda dei mutamenti politico-elettorali a livello Mondiale, a non aver la possibilità di essere autonoma in Parlamento.

Si dirà, ‘il Partito Democratico ha superato tale aspetto’, e così sembrerebbe a primo impatto, non foss’altro che stiamo vivendo giorno dopo giorno il lento ed inesorabile tramonto dell’egemonia clintonian-blairiana ed, al tempo stesso, l’alba di una rinnovata dimensione progressista che affonda le radici nel terreno della socialdemocrazia classica. In virtù di questo presupposto, ciò che alla Democrazia Cristiana accadde a causa della propria concomitante appartenenza a due famiglie politiche differenti e contrapposte, accade oggi al Partito Democratico all’interno della spaccata sinistra Occidentale.
In che modo è possibile affrontare tale scenario in modo funzionale? Spacchettando. Spacchettando ed ampliando l’offerta politica. Cosa che non sarebbe possibile per una singola forza. Stringendo alleanze con quanti condividano almeno l’appartenenza all’ideologia progressista.

La storia della Seconda Repubblica ci insegna che la sinistra italiana ha avuto modo di vincere soltanto impugnando la strada dell’inclusione e che porta alla ricerca della egemonia. Ed è proprio per questo motivo che nel 1996, alla luce dell’esperienza formativa vissuta in occasione della sconfitta elettorale del 1994, essa si presentò compatta alla tornata elettorale successiva ed, approfittando, questa volta, delle divisioni interne al campo conservatore, portò a casa 5 anni di Legislatura. Essa mise in campo una coalizione composita fondata sul dialogo con elettorati assai differenti tra di loro, ma tutti appartenenti alla tradizione progressista italiana. Sarà facile intuire come, al di là delle percentuali, il numero di voti guadagnati dalle forze che oggi compongono il Partito Democratico fu pressoché simile ai voti portati a casa dal Partito Democratico in occasione delle Elezioni Europee del 2014, con una immensa cruciale differenza: la natura al tempo stesso composita ed attrattiva dell’intera coalizione. L’aspetto egemonico, per l’appunto.

Per motivi abbastanza noti agli addetti ai lavori, che non starò qui ad elencare ed a ricordare, questa immensa capacità attrattiva venne sacrificata 5 anni dopo, nel 2001, portando i due partiti più importanti della coalizione alla rottura, a mio parere scellerata, con tutte le altre forze del campo progressista (che, compatto, avrebbe potuto sfondare il 55% dei consensi), compiendo, insomma, lo stesso errore compiuto nel 1996 dalla miopia che contraddistinse il campo conservatore.

Nel 2006, nonostante venne ritrovata l’unità interna, ciò addirittura non bastò (!). E, piuttosto che pensare ai milioni di voti presi dalla coalizione (un autentica fortuna elettorale), si pensò a quanti voti vennero dispersi dai due partiti che, di lì a poco, andarono a formare il Partito Democratico.

In occasione delle Elezioni Politiche, infatti, ancora una volta per colpa della cosiddetta vocazione maggioritaria, il Partito Democratico si ritrovò con più o meno gli stessi voti, ma con il deserto attorno, causando, difatti, l’implosione del campo progressista in Italia, nonostante lo scenario politico fosse ancora bipolare.

E, come se non bastasse, tale peso elettorale, a dispetto di quanti possano credere il contrario, venne mantenuto, addirittura, nel 2013, se prendessimo in considerazione quello che, in seguito, è stato il percorso di Scelta Civica, partito nato anche in questo caso per spacchettamento, in questo caso atto – purtroppo – alla conservazione, dal peso specifico dell’Ex Presidente del Consiglio Mario Monti. Nonostante l’avvento del tripolarismo.

Insomma, alla luce di tali dati, tenendo bene a mente queste tabelle pubblicate da Demos&Pi per La Repubblica, risulta alquanto evidente come l’impostazione ideologico-programmatica del Partito Democratico, la disperata quanto scollata dalla realtà ricerca della fantomatica vocazione maggioritaria, sia stata cattiva consigliera ed abbia causato sia la perdita di peso elettorale da parte del Partito Democratico sia dell’intera area di centrosinistra.
A partire da questa semplice considerazione è, oggi, possibile giungere ad una visione delle cose molto più lucida e realistica. Infatti, se è vero che la natura tripolare dell’attuale sistema politico italiano rende assai improbabile il raggiungimento di maggioranze parlamentari monocolore, è anche vero che non tutto è nero, e che i progressisti italiani han davanti a sé, ciononostante, ancora molte possibilità di vincere le prossime Legislative. Le due infografiche che seguono, prendendo spunto dall’attuale forza elettorale delle diverse coalizioni-partiti in campo, corroborata dagli ultimi sondaggi e dalle relative medie (con ipotetica affluenza all’85%), devono dettare quella che dovrebbe essere la linea politico-elettorale del prossimo Ulivo. L’Ulivo 4.0.


Molto, se non tutto, dipende dalla politica elettorale mesa in campo da parte delle sinistre europee, la quale dovrà, per forza di cose, cambiare radicalmente. A fronte dei mutamenti in atto e della crescita dei populismi, la sinistra continentale deve trovare la forza per abbattere le divisioni interne e unirsi sotto un’unica bandiera progressista (George Lakoff docet), che sappia superare i dogmi del Trattato di Maastricht del 1993, sulla stessa lunghezza d’onda delle esperienze politiche italiane vissute tra il 1994 ed il 2006 con L’Ulivo e L’Unione. L’Europa ha bisogno di nuovi Ulivi che vadano dalle forze politiche Liberal-Democratiche ai partiti Post-Comunisti. Dalla Gran Bretagna (laddove è auspicabile una coalizione tra Labour Party, Liberal-Democratic Party, Green Party and Scottish National Party), alla Germania (laddove è auspicabile un ritorno al dialogo tra Partito Socialdemocratico Tedesco e Die Linke), alla Francia (con Jean-Luc Mélénchon del Front de Gauche e Benoit Hamon del Partì Socialiste), all’Italia (laddove uno schieramento in grado di mettere assieme il Partito Democratico Italiano, Articolo Uno, Sinistra Italiana, Possibile, Radicali, Campo Progressista, Verdi, Partito Socialista Italiano, Rifondazione Comunista, Partito Comunista Italiano, vincerebbe a mani basse), passando per la Spagna (laddove l’imperativo dovrà essere tessere un’alleanza tra PSOE, Unidos Podemos e C’s). In parole povere, le prossime tornate elettorali nazionali europee dovranno rappresentare il cantiere di una nuova alleanza politica europea tra PES, GUE, GREEN ed ALDE in predisposizione delle prossime Elezioni Europee del 2019.

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi durante la conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri, Palazzo Chigi, Roma, 10 luglio 2014. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

L’Italia potrebbe giocare per davvero un grande ruolo all’interno delle dinamiche del Parlamento Europeo, prendendo forza dalla nascita de L’Ulivo 4.0, tanto auspicata dall’ex Segretario del Partito Democratico Pierluigi Bersani, e da una eventuale emorragia all’interno del Partito Democratico. Matteo Renzi infatti, qualora riuscisse nell’intento di mantenere il partito su posizioni neoliberali e neoliberiste, potrebbe all’indomani della emorraggia, addirittura far uscire il Partito Democratico dal Partito Socialista Europeo e farlo entrare nell’Alleanza dei Liberal Democratici Europei. In questo modo egli riuscirebbe nell’intento da me auspicato di egemonizzare l’ALDE, costringendo esso ad una alleanza permanente con il PES che romperebbe, di fatti, la Grande Coalizione tra EPP e PES e spostando l’asse verso una alleanza ALDE-PES-GREEN, che diverrebbe egemone al Parlamento Europeo. Di contro, egli lascerebbe spazio alla nascita di una nuova creatura Democratica Socialista italiana che raccoglierebbe parte del Partito Democratico, Sinistra Italiana, Campo Progressista. Nella fattispecie, per quanto riguarda, invece, le prossime Elezioni Politiche Italiane, questo scenario correrebbe, come già detto, sul filo del 40%.

Cosa dovrebbero fare le forze socialiste per affrontare con successo le prossime elezioni?
L’obiettivo delle forze politiche socialiste dovrà essere quello, innanzitutto, di riscoprire il ruolo dello Stato. Poiché lo Stato è come una società. Per esempio, se lo Stato tagliasse i costi dell’assistenza sanitaria, la gente spenderebbe più soldi per le cure mediche, e il denaro finirebbe nelle mani di pochissime aziende farmaceutiche, che porterebbero i propri guadagni nei paradisi fiscali e la domanda cadrebbe. Ciò considerato, la gente si impoverirebbe ulteriormente a causa del fatto che il Capitale viene sottratto all’economia reale. In questo modo, il denaro lascia le economie nazionali ed il PIL cresce meno. Cionondimeno, se lo Stato tagliasse l’istruzione, lo studente sarebbe meno qualificato, guadagnerebbe meno, l’economia sarebbe meno specializzata e, non potendo competere a livello globale, le esportazioni collasserebbero. Per competere, le aziende dovrebbero assumere persone qualificate provenienti da altre parti del Mondo, e questo, purtroppo, sarebbe un problema per la tenuta delle istituzioni e delle forze politiche democratiche, in quanto le aziende, come di consueto, mirano al profitto e non si preoccupano alquanto di temi importanti e tanto cari quali il patriottismo, la bandiera, la cittadinanza. Non cogliendo assolutamente tale punto di vista, esse incoraggiano l’immigrazione incontrollata. Ciò che più conta è essere competitivi e, in queste dinamiche perverse, le piccole e medie imprese muoiono a causa del fatto che non riescono ad affrontare tali politiche. Qualora lo Stato, poi, tagliasse anche le pensioni, l’assistenza, i sussidi, la gente avrebbe ancora meno soldi in tasca e il potere d’acquisto scenderebbe ulteriormente. Non investisse nemmeno in infrastrutture, energie rinnovabili, trasporti, consegnerebbe, infine, gli operai nelle mani dell’1% della popolazione, in quanto costretti a lavorare ad un costo più basso, con meno diritti, meno protezioni ed, in questo caso, con un ulteriore e conseguente calo della domanda. La storia è sempre la stessa, ed è la stessa in tutto il Mondo. I programmi elettorali delle forze conservatrici e populiste hanno lo scopo di distruggere la macchina statale, accusando lo stato di essere la causa di tutti i mali. Questo non è altro che un lapsus freudiano, in considerazione del fatto che lo Stato siamo noi. Assodato che ciò non è assolutamente vero, l’1% ha come unico intento quello di colpire lo Stato col fine di trovare le risorse necessarie attraverso l’abbattimento delle tasse sulle imprese, poter così competere a livello globale nelle Wall Street di tutto il Mondo. Ecco perché il socialismo che non difende lo Stato è destinato a morire. Sega il ramo sul quale poggia.

Quale dovrebbe essere la strategia delle forze politiche socialiste?
Lo Stato deve regolamentare i Social. Proprio come è successo alla fine della seconda guerra mondiale, con la nascita delle emittenti pubbliche, oggi è necessario contrastare il predominio dei Social, basati su algoritmi biasati a seconda dei donor che finanziano tale cambiamento. Qualora tutto ciò non fosse possibile, l’obiettivo delle forze politiche democratiche dovrebbe essere quello di minare la credibilità e l’ineffabilità di tali Social, dei motori di ricerca e delle succitate ‘Voci della Verità’ presenti in rete, in modo tale che tali entità non siano più in grado di dettare l’agenda politica durante le campagne elettorali. Per quanto riguarda l’uso dei Social, le prossime campagne dovranno essere affrontate con nuova forza, abilità e talento. Oggi, infatti, esse sono inefficaci a causa dello strapotere economico a disposizione della nuove destre, capaci di reclutare migliaia di persone in grado di giocare sulla percezione che gli utenti hanno delle informazioni, sulle persone, sui partiti, sulle istituzioni e su questioni dirimenti quali economia, religione, società, cultura.

Queste truppe, tuttavia, e per fortuna, sono quasi sempre mal equipaggiate perché: 1. La nuova destra, per sua natura, non può contare su militanti competenti come quelli in dote alle forze politiche democratiche e della destra conservatrice classica, non potendo questi sposare gli obiettivi e la cause reali sottostanti le politiche messe in atto da tali forze. La motivazione e la consapevolezza sono alla base di tutto; 2. Essi non sono a conoscenza dei processi e delle dinamiche interne ai massimi livelli dei partiti e, di conseguenza, sposano obiettivi e cause in modo cieco e sbagliato, lavorando in rete in modo spesso controproducente per la forza politica per la quale lavorano; 3. Essi, sulla base di questo, risultano essere mercenari scollati dalla realtà che, per forza di cose, non conoscendo in real-time i cambiamenti tattici e strategici dei partiti ai quali rispondono. In risposta a questa potenza di fuoco, le forze politiche democratiche hanno il dovere di “reclutare” persone non più semplicemente competenti, ma gente dall’innato spirito di sacrificio per la causa, persone con un più elevato QI nonché un talento creativo, un’empatia, ed una più importante intelligenza emotiva e sociale. Tuttavia, i migliori risultati si hanno in presenza di truppe in possesso di armi fondamentali come l’ironia, il sarcasmo e l’umiltà, consentite da un più ottimale funzionamento (nella conversazione on-line) del sistema limbico e della corteccia prefrontale.

Oggi più che mai, il socialismo ha bisogno di combattere il populismo con le armi del socialismo classico. Deve ancora una volta infondere paura nel corpo elettorale, con l’intento di far cozzare la memoria di un passato migliore con la durezza del presente e l’oscurità del futuro. Tale dissonanza emotiva, generando rabbia, figlia del senso di giustizia che forma l’uomo dai primordi, è sempre stata alla base del successo del socialismo, in tutte le sue forme, dal socialismo cristiano al socialismo rivoluzionario, passando attraverso quello democratico. Ecco perché, la via dettata da Bernie Sanders potrebbe rappresentare la fine di tutti le ‘Bolognine’ occidentali. Sanders, Corbyn, Schulz, Hamon, rappresentano la pagina conclusiva di una crisi interna alla sinistra post-comunista, che troppo facilmente abiurò Karl Marx e finì per abbracciare Adam Smith, senza passare per John Maynard Keynes. La sinistra ha il passato proiettato nel futuro. Essa deve rispondere alle nuove domande con risposte antiche. A fronte della legge Dodd-Frank, ad esempio, ci deve essere il ripristino della Glass-Steagall. A fronte del protezionismo ci deve essere l’iper-valutazione delle esportazioni. Contro la richiesta degli Stati Uniti di destinare maggiori risorse alla difesa, ci deve essere una richiesta altrettanto forte, volta a dedicare maggiori risorse per la Sanità, il Welfare, l’Istruzione, il Lavoro. Instillare la paura significa aprire gli occhi della gente su ciò che sta realmente accadendo nel Mondo, al nostro Pianeta. Una presa di consapevolezza. Spaventare, nel senso più psicoanalitico del termine, per aprire gli occhi di chi vive a causa dei media in uno stato di realtà virtuale-psicotica, che non permette alle persone di sentire nel profondo quelli che sono i propri bisogni primari: le esigenze del nevrotico. Il socialismo deve tornare a riempire i significanti con il loro significato originario, o crearne di nuovi. Stando alla Piramide di Maslow, la parola cibo deve tornare ad essere la parola più importante, insieme alla parola acqua, sonno, omeostasi, respirazione, riproduzione.

I socialisti, insomma, devono tornare a parlare con la gente di quelli che sono i bisogni primari insoddisfatti, i bisogni fondamentali per i quali i cittadini darebbero la vita pur di assecondarli. Credo fermamente che non ci possa essere alcuna campagna dai connotati socialisti senza il soddisfacimento di tali esigenze. Essere socialisti, oggi, significa passare, innanzitutto, da Locke a Rousseau, dal concetto di Stato di Natura allo Stato di Diritto, e concludere che, dal momento in cui nello Stato di Natura v’è la disoccupazione, è un dovere dello Stato di Diritto creare le condizioni affinché l’uomo possa ottenere il cibo attraverso il lavoro per evitare condizioni di prigionia esistenziale. La sinistra ha l’obiettivo di tornare a spiegare alla gente che questa ingiustizia nega la libertà, che lo Stato ha il dovere di consentire la piena occupazione ed il soddisfacimento dei bisogni primari dei quali parla Maslow. Per questo motivo, il lavoro non è una legge universale ma, piuttosto, un artificio che nello Stato di Natura non esiste, se non per soddisfare i propri bisogni. Di certo, il socialismo non può inseguire le destre populiste con le stesse armi di due decenni fa, asserendo come la disoccupazione sia un crimine che appartiene a coloro che vivono in quel particolare stato di esistenza. Questo perché l’uomo è sempre stato libero di nutrirsi, coprirsi e difendersi, come e quando ha voluto e che, solo con la nascita dello Stato di Diritto, per motivi legati alla sicurezza, ha deciso di barattare parte della propria Libertà. Detto ciò, detto che le parole chiave non dovrebbero più essere Lavoro, Welfare, Salute, Istruzione — pur rimanendo gli apicali obiettivi delle politiche economiche e sociali del socialismo — ma Nutrire, Bere, Medicarsi, Assistere, ecc. Il socialismo moderno sarà in grado di affrontare con successo i nuovi populismi solo soddisfacendo tali esigenze di base attraverso i seguenti Frame neutri: ‘La gente lavora tutto il giorno e non può mangiare con dignità’, ‘Siamo costretti a comprare l’acqua in bottiglia perché non è più possibile bere acqua potabile’,’ Lo Stato deve ringraziare il lavoratore distrutto da anni di lavoro in fabbrica ed è un onore per noi prenderci cura di lui, ‘Non possiamo costringere la nostra gente ad andare in giro con le maschere nel 2017’, ‘Un paese che rende impossibile l’unione tra un uomo e una donna è un paese contro natura: commette un abominio ‘ e via discorrendo.

Il nuovo approccio comunicativo della sinistra occidentale deve tornare ad essere emotivo a causa del fatto che le contingenze hanno reso gli elettorati troppo emotivi, pieni di paure, desiderosi di tornare a sognare, con la speranza e la rabbia repressa, ma pronta ad esplodere. Il socialismo deve essere il fantino di un cavallo capace di imbizzarrirsi facilmente, deve trasmettere le proprie libere emozioni all’animale, a differenza del trattamento riservato dalle forze populiste al proprio elettorato: saldatura coatta dei coperchi di pentole a pressione. I populismi rischiano, con il proprio stile politico e comunicativo, di far esplodere le emozioni della gente. La gente non è fatta di ragione, ma di emozioni. Poiché le emozioni sono portatrici di verità, sono come termometri di una malattia esistente. Le emozioni non devono essere represse o sminuite. Esse devono essere assecondate nelle loro esigenze reali. Questo non significa abbandonare il campo della razionalità, ma imparare a conoscere quello delle emozioni. Dopo la caduta del Muro di Berlino la sinistra ha dimenticato del tutto tale lezione ed ha accusato il socialismo democratico di essere esso stesso populista, a causa della troppa emotività. Per anni tutto ciò che non è rientrato nella prospettiva del socialismo liberale è stato relegato a demagogia volgare in nome della superiorità dei sogni rispetto ai bisogni.

Quali dovrebbero essere le tattiche?
Evidenze neuroscientifiche mostrano come gli elettorati votino più in base alle emozioni che alla razionalità ed, anche se diversi studi di settore hanno posto luce su come affrontare temi caldi come la sicurezza, il fisco, l’immigrazione, è anche vero che la risposta non può essere la stessa messa in campo dai populismi, cosiccome, allo stesso modo, la risposta non può essere la stessa messa in campo dalla sinistra neoliberista. Frame che dovrebbero incorniciare il tema della sicurezza, per esempio, dovrebbero prender vita dalla premessa che, per soddisfare questi bisogni umani, il socialismo deve affondare le radici della propria forza nel pubblico, accettare la critica populista e non dimenticare la proposta neoliberista. In parole povere, il socialismo ha bisogno di convincere l’elettorato a: 1. Diventare consapevole delle dinamiche sottostanti i reati; 2. Prendere consapevolezza circa il ruolo della crescita dell’occupazione e della formazione; 3. Riacquisire fiducia nello Stato, nell’applicazione della legge, nella magistratura, nelle istituzioni. Il Frame più efficace dovrebbe essere il seguente: 1. ‘Un cittadino che ricorre alla condotta criminale è un cittadino che non ha la possibilità di accedere al mondo del lavoro e che, anzi, è stato respinto a causa della mancanza di uno Stato forte, una forte politica economica in grado di assicurare la Giustizia Sociale e la Libertà dall’1% della popolazione. Le risposte a queste esigenze evidenti sono i seguenti: ‘La sicurezza dell’1% è la insicurezza del 99%’, ‘Meno lavoro è più crimine’, ‘Chi perde la libertà, vota la giustizia’.

La questione fiscale deve essere affrontata allo stesso modo. Se negli anni passati destra e sinistra si sono affrontate con i Frame: ‘Tasse alte, gente povera’ contro ‘Se non paghiamo le tasse, le persone restano povere’, solo col tempo tali Frame si sono evoluti e sono quasi venuti ad incontrarsi in ‘Se paghiamo le tasse, paghiamo di meno’. Oggi, a fronte dell’esistenza di una generazione colpita da trauma generazionale, un tempo facente riferimento alle nevrosi di guerra freudiane, vediamo una capacità ridotta di mentalizzare correttamente gli eventi, le informazioni ed i comportamenti dalla importante gamma emotiva, per il fatto che a livello del sistema nervoso centrale e, in questo caso, a livello ippocampale-amigdalico, le nuove generazioni pagano il prezzo di vivere in un’epoca che mette in crisi i propri caregiver durante e dopo la gravidanza, al punto che, durante questo periodo, il caregiver femminile posto sotto stress dal contesto nel quale vive (affiancata dalla influenza a volte nefasta di un partner altrettanto stressato dal proprio contesto), produce talmente tanto cortisolo da mettere a repentaglio il corretto sviluppo delle aree cerebrali del feto, deputate alla memorizzazione e, di conseguenza, alla mentalizzazione delle emozioni. Ciò premesso, è facile comprendere come, al giorno d’oggi, può essere relativamente semplice per il populismo approfittare di questa triste realtà. L’obiettivo delle forze socialiste è quello di agire come con un cliente in psicoanalisi, intento a porre fine alla ereditarietà del mostruoso trauma generazionale. In che modo il socialismo può avere successo? Prima di tutto, prendendo chiaramente le distanze da coloro i quali sfruttano tali conoscenze ed, allo stesso tempo, da coloro i quali, con fare illusorio si impegnano in un processo di razionalizzazione che non porta da nessuna parte. Un socialismo al passo con i tempi ha l’obbligo di affrontare il tema ‘tasse’ consapevole di tali dati e fornire una terza via che non sia la sintesi delle due precedenti: 1. ‘Meno tasse per chi le paga’; 2. ‘L’1% deve pagare le tasse del 99%’; 3. ‘Metteremo le mani nei caveau degli italiani’; 4. ‘L’1% evade il 99%, il 99% evade l’1%’.

Per quanto riguarda l’immigrazione, il socialismo deve superare il pensiero populista e moderato. Alla base del proprio pensiero ci deve essere un ritorno alle radici: uno Stato forte, che sia tale in virtù della propria consapevolezza. Consapevolezza sia delle proprie responsabilità in materia di flussi migratori sia di quelle in materia di integrazione, percorrendo la strada costruita da Papa Francesco e tenendo a mente sempre presente la già citata Piramide di Maslow. Il socialismo deve fornire risposte perentorie: 1. ‘L’accoglienza è nulla senza integrazione’; 2. ‘Costa più un criminale che un rifugiato’; 3. ‘La fuga dei capitali all’estero costa più della fuga dalle capitali estere’. 4. ‘Se credi in Gesù, non preghi Erode’. La Mission dovrebbe essere la seguente: ‘L’unico modo che il socialismo ha per affrontare le sfide del futuro è abbracciare il cattolicesimo francescano’.

La vittoria di Donald Trump ha cambiato il panorama geopolitico del pianeta. Con Barack Obama alla Casa Bianca il Mondo è stato diviso per 8 anni sulla base di due famiglie politiche dominanti ed in lotta tra di loro per il predominio all’interno del campo neoliberista. Oggi lo scenario è cambiato radicalmente a causa del fatto che le due famiglie politiche sono divise al loro interno: sia all’interno della destra conservatrice, sulla base del neoliberismo e del protezionismo, sia all’interno della sinistra, tra liberal-socialisti e social-democratici. Più che la vittoria di Trump, per la sinistra ha giocato un ruolo fondamentale il ‘He could have won’ di Bernie Sanders. Sanders ha letteralmente spostato l’asse dei partiti socialisti a posizioni tradizionaliste. Egli ha fatto rivivere le esperienze politiche di Teddy Roosevelt e Frank Delano Roosevelt nonché quella del repubblicano Dwight Eisenhower, ed ha per porre una pietra tombale sulla assoluta egemonia del Clintonismo/Blairismo all’interno delle compagini di sinistra Occidentali. Egli ha proposto, in risposta alle esacerbate politiche neoliberiste di Hillary Rodham Clinton, un rinnovato New Deal per contrastare: 1. gli effetti della crisi economica iniziata nel 2008; 2. la scomparsa della classe media americana; 3. il drammatico spostamento della ricchezza nelle mani di una piccola élite; 4. l’ulteriore impoverimento delle fasce meno abbienti; 5. la drammatica espansione del fenomeno dei ‘poor-workers’. Egli ha, altresì, spazzato via il McCarthysmo, ha dato voce a milioni di Millenials desiderosi di studiare, ha distrutto le barriere ideologiche che dividevano nettamente lo steccato Dem da quello Gop, ha parlato con il grande elettorato inattivo Indipendente, ha permesso l’ingresso nel mondo della politica di milioni di ragazzi, ha distrutto quel senso di puritana vergogna che tanto ha fatto male alle politiche sanitarie obamiane, ha iniziato una nuova lotta di classe abbattendo i retaggi del passato ed, ha permesso al cosiddetto 99 % del popolo americano di manifestare il proprio dissenso in direzione dell’1%, cavalcando per primoo la nuova narrazione cattolica avviata da Papa Francesco, ponendo al centro dell’agenda politica un rinnovato ambientalismo ed un rinnovato pacifismo.

L’esperienza sandersiana, oggi, continua con una costante semina in prospettiva delle elezioni di Mid-Term e delle prossime Presidenziali del 2020, fungendo da cavallo di Troia delle cosiddette nuove leve Tulsi Gabbard e Nina Turner. Il primo politico europeo a sposare il sandersismo è stato certamente Jeremy Corbyn, nonostante il politico britannico abbia da sempre avuto posizioni coerenti con il socialismo tradizionale. Questo asse ha determinato il ritorno del pensiero socialista Oltremanica e nel Continente, tanto che, attualmente (oltre agli incoraggianti sondaggi provenienti dalla Gran Bretagna, laddove il Labour è tornato a superare il 30%, nonostante uno scenario multipolare, data la presenza, oltre allo UKIP, del Partito dei Verdi — piccola curiosità: uno dei suoi esponenti più importanti è Larry Sanders, il fratello di Bernie -, i Lib-Dem e lo Scottish National Party), ciò ha determinato un netto spostamento a sinistra nel Partito Socialista Francese (che, con Benoît Hamon, oggi è in netta ripresa e sembra mettere in pericolo l’accesso al secondo turno di Emmanuel Macron e François Fillon), il Partito Socialdemocratico Tedesco (in forte aumento dopo l’investitura di Martin Schulz, tornato alla ribalta con un sano populismo socialista) ed il Partito Democratico italiano (alle prese con una fase congressuale, che potrebbe porre fine alla leadership del leader liberal-socialista Matteo Renzi). A causa di questi cambiamenti, si intravede, più a sinistra che a destra, la fine del neoliberismo, anche se, naturalmente, sarebbe troppo facile ignorare l’effetto fondamentale della vittoria di Donald Trump. A livello globale, ciò posto, a sostenere il globalismo neoliberista sembra sia rimasta la sola Cina, quasi ad assumersi il peso di una dottrina politica ed economica troppo pesante da sopportare per le ‘leggere’ forze politiche democratiche europee. Come già anticipato, le divisioni all’interno della destra mondiale non permetteranno nei prossimi anni un ruolo egemone agli Stati Uniti d’America sulla scena internazionale in quanto: 1. Gli USA sono già quasi del tutto isolati presso le Nazioni Unite; 2. Gli USA non sono più egemoni all’interno della NATO a causa di un importante quanto inutile 22% su quello che il budget totale; 3. Gli USA non hanno quasi più alcun alleato arabo in Medio Oriente; 4. Gli USA sono quasi del tutto assenti in Sud America, Africa e Asia. In parole povere, Trump sembra essere legato esclusivamente a Netanyahu e Shinzo Abe. Mentre, in Europa, ha stretto rapporti esclusivamente con la destra ‘No-Euro’ attualmente all’opposizione.

La guerra dei meme pt.3

Le corsa alle Primarie Democratiche Statunitensi hanno rappresentato un autentico spartiacque per il nostro modo di vivere le campagne elettorali sui Social. L’attivismo politico si è spostato sulla rete. Il volontariato politico, che affonda le proprie radici nella condivisione empatica degli ideali a livello transnazionale, ha reso possibile la visione di spiragli positivi per quanto riguarda il modo di stare sui social, di affrontare guerre di idee, di influenza, di persuasione, di manipolazione. In occasione della guerra tra sostenitori del Senatore del Vermont Bernie Sanders e della Ex Segretaria di Stato Hillary Clinton è avvenuto qualcosa di storico, ed a tratti rivoluzionario: la mobilitazione a livello planetario di interi elettorati legati agli ideali socialdemocratici in sostegno a Sanders. Tale mobilitazione ha portato alla completa egemonia dei suoi temi sui Social ed al netto ridimensionamento di Clinton. La reazione del Democratic National Committee, a quello che è stato un vero e proprio tentativo delle periferie del Mondo di influenzare l’esito delle Primarie Democratiche, fu durissima: Debbie Wassermann Schultz, infatti, non esitò 1. A tagliare drasticamente il numero delle poll-station per spezzare le gambe all’affluenza; 2. Ad allontanare milioni di elettori dalle poll-station. Con la reiterazione di tale condotta, con il silenzio di Barack Obama e di tutti i media più vicini ai DEM, attraverso vere e proprie frodi elettorali, con la disonestà di molti superdelegati eletti in quota Sanders, ma passati con Clinton, s’ebbe modo di stroncare, in maniera per certi versi autoritaria, tale ‘Rivoluzione Politica’.

Se da un lato Clinton vinse le Primarie in modo disonesto e poco democratico, sul versante repubblicano Trump vinse facile. Ciononostante, nonostante la apparente mancanza di esperienza in materia di guerra memetica e di influenza sui social, il tycoon newyorchese, non stette assolutamente a guardare. Le piattaforme oggi definite dell’Alt-Right, infatti, reagirono a loro volta, mobilitando i simpatizzanti di estrema destra di tutto il Mondo, ma in modo più saggio, più coordinato e più remunerativo: soprattutto dai Paesi dell’Europa dell’Est, infatti, spuntarono, verso la fine delle Primarie Democratiche, centinaia di website click-bait, nonché portatori di una quantità spaventosa di fake-news, atti a favorire Bernie Sanders ed a sfavorire Hillary Clinton. Il risultato fu il seguente: 1. Mobilitazione capillare degli attivisti della estrema destra mondiale; 2. Coordinazione in stile militare; 3. Autofinanziamento da parte degli attivisti attraverso i website click-bait. Fu in questo modo che Donald J. Trump poté vincere la corsa alla Presidenza.

E’ da questi presupposti che nasce la mia strategia, la mia idea di Social e, nella fattispecie, di Facebook. Un nuovo modo di vivere la rete.

Attivismo 2.0

Per ripetere, e superare qualitativamente, quanto ideato dai collaboratori del Presidente degli Stati Uniti, i clienti dovranno innanzitutto chiamare i propri simpatizzanti all’influenza sul web in modo implicito ed esplicito. Pubblicamente. Qualora ciò non fosse possibile, dovrà essere compito della struttura del proprio partito/movimento, mobilitarsi e mobilitare la gente all’attivismo ed al volontariato on-line. Le campagne elettorali si decidono sulla rete. Sulla rete ci sono persone in carne ed ossa.

Quello che il futuro ci prospetta è lo scontro frontale sul web tra attivisti dei differenti candidati e dei differenti partiti/movimenti. Il campo di battaglia nevralgico saranno i gruppi Facebook. Quelli di riferimento e, soprattutto, quelli che fan capo ai competitor. La chiamata all’influenza in gruppi Facebook ostili potrà portare ad almeno tre risultati: 1. L’occupazione di tali gruppi, con conseguente contatto/interazione tra gli ingroup; 2. Chiusura del gruppo appartenente all’ingroup avverso a nuovi utenti oda utenti non allineati; 3. Cancellazione del gruppo da parte degli admin stessi. Trollare è tecnica desueta che irrigidisce le posizioni altrui, mentre l’eccessiva presenza di utenti Fake indebolisce quelle di chi la pensa allo stesso modo.

Ecco perché occorre chiamare alle armi il grosso delle energie presenti in rete, ripercorrendo ciò che accade giornalmente nella vita reale, ma con in più la forza della creatività, della competenza, della passione, del numero di attivisti su cui far conto.
Una questione qualitativa e quantitativa al tempo stesso.

Questa guerra di influenza, naturalmente, può avvenire, anche e soprattutto, in modo latente attraverso la lenta occupazione dei gruppi, ma si raggiungerebbero risultati meno importanti: 1. La lenta occupazione dei gruppi da parte degli attivisti darebbe modo agli amministratori di filtrare gli utenti in entrata; 2. Si darebbe modo ai collaboratori del politico/movimento avverso di mettere in atto strategie riparatorie.

Una volta reclutati, gli attivisti più competenti potranno lavorare attivamente con i siti di propaganda messi a disposizione da AGENZIA1 per tutto il tempo della campagna elettorale e, potranno, cionondimeno, ricevere completamente i compensi derivanti dalla attività svolta. AGENZIA1 non dovrà far altro che registrare nuovi domini dall’URL il più credibile possibile, con pagina Facebook e Twitter di riferimento, claim e template efficaci.

Lo stesso attivismo dovrà manifestarsi in modo ancor più competente con la creazione di ed in tutti quei gruppi che in realtà sono ingroup che non appartengono né al cliente né al suo competitor, grandi gruppi apolitici e di grande interesse comune che, in occasione della campagna elettorale, dovranno essere egemonizzati, a partire dall’influenza degli attivisti. Va da sé che, sarà nostro compito creare, e promuovere la creazione stessa, di questi gruppi apolitici, che più di altri permettono di intercettare elettorato non posizionato/potenziale, e di influenzarlo in modo latente.

La Rete Digitale dei gruppi Facebook del Cliente risponderà a due strutture piramidali comunicanti alla base, all’interno di una quadrato.

La prima struttura piramidale avrà alla sua base un gruppo Facebook degli Admin, che prenderà il nome di ’Nome Cliente Admin’. Il gruppo Admin rappresenterà il punto di incontro tra AGENZIA1 e gli amministratori di tutti i gruppi Facebook della Rete Digitale. Esso dovrà essere Chiuso e non Segreto per consentire l’accesso a tutti a coloro i quali già gestiscono altri gruppi e desiderano entrare nella Rete Digitale o a chi non gestisce gruppi, ma ha interesse a farlo. ‘Nome Cliente Admin’ dovrà, tra le molte cose, fornire innanzitutto una black-list dei click-bait website e dei siti portatori di Fake-News, curata giustappunto da AGENZIA1.

Su tale base poggeranno i gruppi Comunali, Cittadini, di Quartiere, Provinciali, Regionali, Circoscrizionali, Nazionale.

La seconda struttura avrà, per l’appunto, anch’essa alla sua base, il gruppo Admin, mentre, salendo verso il vertice avremo innanzitutto la schiera di gruppi di grande interesse pubblico, capaci di attirare in modo eterogeneo vaste platee di utenti che definirò ‘Gruppi per amanti di X, Y, Z’. Dopodiché i ‘Gruppi per Sesso’, ‘Gruppi per Fasce d’età’, ‘Gruppi per Etnia’, ‘Gruppi per Orientamento Sessuale’, ‘Gruppi per Orientamento Alimentare’, ‘Gruppi per Fede Calcistica’, ‘Gruppi per Sindacato’, etc. Infine, al vertice della piramide ci dovrà essere il ‘Gruppi Memetica’. Questi gruppi, d’attacco e di difesa, avranno il compito di raccogliere/proporre e far condividere i meme. Questi gruppi dovranno fungere da database pubblico della memetica del cliente. Essi dovranno essere gruppi di lavoro/presentazione lavoro aperti al giudizio degli utenti ed, in base a questo lavoro volontario, sarà possibile far affidamento su materiale sempre sul pezzo con sicuri picchi di qualità e di ultimissimi spunti per AGENZIA1 stessa.

I grandi movimenti hanno bisogno di grandi gruppi. Il cliente dovrà poter affidamento sull’esistenza di almeno un grande gruppo nazionale (100k utenti) in grado di fornire una casa comune a tutti gli attivisti. Gli admin di questo gruppo dovranno identificare ed arruolare gli attivisti che vorranno partecipare alla offensiva di influencing. Questi attivisti verranno invitati nei gruppi segreti atti a preparare la strategia da affrontare, il modus operandi da adottare. A loro verrà fornito un manifesto con le linee guida da seguire per poter passare all’azione. Gli attivisti/influencer verranno suddivisi in tre gruppi segreti: 1. Influencer dalla forte intelligenza emotiva e sociale in grado di fare scorribande attraverso il trolling; 2. Influencer con grandi competenze in materia politico-economica. I primi rappresenteranno la prima linea degli attivisti e si faranno carico della condivisione di meme, news, infografiche, sondaggi, live-poll, etc. I secondi parteciperanno alla discussione già in atto nei gruppi avversi, ed a quelle innescate dai nostri attivisti, e condivideranno news, analisi, studi, etc., con il solo intento di mettere in cattiva luce il competitor del cliente e di enfatizzare le capacità ed i risultati di quest’ultimo sul piano pubblico e privato. Questi dovranno distinguersi per competenze linguistiche in modo da polarizzare agli occhi degli iscritti al gruppo avverso in maniera positiva.

Tutti i gruppi che attualmente fanno riferimento al cliente dovranno modificare il proprio nome ed il proprio indirizzo. Fosse possibile, del gruppo con più iscritti, CESDED provvederà a farlo diventare gruppo Nazionale, mentre nei restanti gruppi verrà fatta condivisione del link che porterà a questo grande gruppo, che più iscritti avrà, più avrà la possibilità che Facebook lo suggerisca. Il gruppo Nazionale dovrà essere pubblicizzato periodicamente dalla pagina fan del cliente, dalla pagina del suo partito/movimento, dai politici, dai partiti/movimenti e dagli enti che sostengono il cliente e, che per l’occasione, dovranno cambiare anch’essi il nome dei loro gruppi in ’X per Nome Cliente’.

Il cliente può trarre vantaggio dalla internazionalizzazione della propria campagna. Internazionalizzare, creare una rete od inserirsi in una rete internazionale di collaborazione può aiutare nel reclutare altri e più competenti e appassionati attivisti influencer. Esistono già reti di mutuo-aiuto a livello Globale ed il cliente ha la possibilità di inserire le proprie istanze in tali gruppi. L’obiettivo principale – naturalmente – dovrà essere quello di far inserire il proprio nome, il nome del proprio partito/movimento all’interno del nome dei gruppi globali che già presentano il nome di altri politici/partiti/movimenti stranieri. Anche in questo caso – trattandosi di mutuo-aiuto – il cliente dovrà impegnarsi a far sì che i propri attivisti si iscrivano a suddetti gruppi, sostenendone la causa, le finalità e, magari, reimpostando le stesse, imponendo la propria strategia, in risposta a quella dei gruppi avversi a livello globale e che altro non sono che gli hub dai quai parte la strategia, le direttive, il materiale per contrastare chi, come il cliente, appartiene ad un determinato indirizzo politico o famiglia politica nazionale ed internazionale. In questo caso il cliente dovrà impegnarsi a coinvolgere od a coordinare la propria strategia assieme a questi ultimi su di un livello transnazionale. Ne risulta che tale lavoro sarà più efficace, più il cliente sarà al vertice della propria piramide. Trattandosi di un cliente7partito/movimento a trazione internazionale, per esempio, sarebbe possibile, adottare tale strategia dall’alto e si avrebbe la possibilità ci controllare centralmente la strategia. In tal caso le succitate piramidi sarebbero centralizzate e di più importante portata. Le nuove frontiere della comunicazione politica sui social.

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