La guerra degli influencer

Siamo il Centro Studi Democrazie Digitali, siam legge dov’è anarchia, metodo dov’è caos, struttura dov’è facciata. Ci trovi nel Far-West.

Viviamo i primordi di un’era sempre più egemonizzata dai Social Network, laddove sopravvivere significa anticipare le mosse del nemico, anticipare le mosse di coloro i quali posseggono i Social. Viviamo il ritorno della paura, dei populismi, dei fascismi e della demagogia. La fine della Golden Era che ha permesso benessere al nostro amato Occidente dal 1946 al 1979. Viviamo l’appiattimento verso il basso della qualità delle interazioni sociali. La crescente superbia del qualunquismo. La mortificazione della competenza, della conoscenza, della consapevolezza, dell’eccellenza. Siamo al centro di una nuova invidia sociale che, piuttosto che colpire l’1% della popolazione, colpisce chi a malapena possiede un posto di lavoro. Il nemico è la percepita borghesia: classe formatasi dallo slittamento verso il basso della borghesia vera e con la crescita di coloro i quali non possedevano nulla. Il frutto della Trickle Down Economics. Questa gente, il cuore produttivo del Paese, è sotto attacco perché rea di possedere qualcosa in più. Stesso ragionamento dell’immigrato: quasi sempre preparato e pronto a contribuire alla ricchezza del Paese, ma reso martire dalle narrazioni xenofobe. Ed è su queste forze — maggioritarie — che i nostri Client devono puntare. È a questa gente che bisogna parlare, offrire una spalla, comprensione ed empatia. Una casa.

È attraverso la nostra RETE DIGITALE che il nostro Client riuscirà a proteggere la propria gente, attraverso una architettura di Gruppi e Pagine FB compatta che riuscirà in ciò in cui, a quanto pare, nessuno è mai riuscito: creare un angolo di Facebook in cui vivere senza patemi d’animo, permettere agli user del Social di vivere senza affanni il flusso di informazioni, di godere genuinamente delle interazioni sociali, di partecipare alla vita politica del proprio partito di riferimento con soddisfazione. Vivere Facebook come mai s’è potuto dall’anno zero.

Perché siam figli del trauma, la nostra società è nata dal trauma, trauma fu la guerra tra Homo Sapiens ed Ominidi, e trauma è la nascita dell’abramismo. Presentiamo amigdale meno ispessite delle popolazioni asiatiche, ippocampi dal volume più piccolo. Il nostro Continente ha assistito a conflitti lunghi secoli, che hanno coinvolto l’intera area e che, nel secolo scorso, hanno portato a due guerre mondiali. Abbiam vissuto il terrorismo, l’11/9, l’esportazione della democrazia, la solitudine del thatcherismo, la mancanza di un tessuto sociale amico. Sguazziamo nella paura. Ed è una questione non solo genetica, ereditaria o biochimica ma, soprattutto, ambientale: la realtà che viviamo, quella filtrata dai Media, rende le nostre emozioni talmente grandi che il campo della logica e della matematica viene completamente sopraffatto.

Siam fuoco nei bracieri, ed i media ci soffian su folate di maestrale che rischiamo di spegnerci in poco tempo. Viviam di paura e qualsiasi cosa venga percepita come minacciosa causa rabbia ed odio. La paura dello straniero, che in realtà è paura che lo straniero possa godere di maggiori privilegi rispetto a noi, non è figlia del senso di ingiustizia percepita, che fosse reale si manifesterebbe anche nei confronti di chi detiene il grosso della ricchezza planetaria, ma deficit di elaborazione delle informazioni. Per cause organiche, per cause circostanziali.

Ed, in virtù di questa giungla emotiva, i nostri Client hanno il dovere di oltrepassare le colonne della conoscenza e calpestare la dama del bene e del male. I nostri Client dovranno rispondere alla conoscenza con la consapevolezza.

I socialisti, i socialdemcoratici, insomma, devono tornare a parlare alla gente di quelli che sono i bisogni primari insoddisfatti, i bisogni fondamentali per i quali darebbero la vita pur di assecondarli. Devono tornare a parlare alla pancia, quella che è un secondo cervello per quantità di cellule neuronali. Perché non ci può essere, ad oggi, alcuna campagna elettorale socialista senza il soddisfacimento di tali esigenze. Le parole chiave non devono più essere Lavoro, Welfare, Salute, Istruzione — pur rimanendo apicali obiettivi delle politiche economiche e sociali del socialismo — ma Nutrire, Bere, Medicarsi, Assistere, ecc. Il socialismo moderno sarà in grado di affrontare con successo i nuovi populismi solo soddisfacendo tali esigenze di base.

Il nuovo approccio comunicativo della sinistra occidentale deve tornare ad essere emotivo a causa del fatto che le contingenze hanno reso gli elettorati troppo emotivi, pieni di paure, con la speranza e la rabbia repressa, ma pronta ad esplodere. Il socialismo deve essere il fantino di un cavallo capace di imbizzarrirsi facilmente, deve trasmettere le proprie libere emozioni all’animale, a differenza del trattamento riservato dalle forze populiste al proprio elettorato: saldatura coatta dei coperchi di pentole a pressione. I populismi rischiano, con il proprio stile politico e comunicativo, di far esplodere le emozioni della gente.

Oggi più che mai, il socialismo ha bisogno di combattere il populismo con le armi del socialismo classico. Deve ancora una volta infondere paura nel corpo elettorale, con l’intento di far cozzare la memoria di un passato migliore con la durezza del presente e l’oscurità del futuro. Tale dissonanza emotiva, generando rabbia, figlia del senso di giustizia che forma l’uomo dai primordi, è sempre stata alla base del successo del socialismo, in tutte le sue forme, dal socialismo cristiano al socialismo rivoluzionario, passando attraverso quello democratico. Ecco perché, la via dettata da Bernie Sanders potrebbe rappresentare la fine di tutti le ‘Bolognine’ occidentali. Sanders e Corbyn rappresentano la pagina conclusiva di una crisi interna alla sinistra post-comunista, che troppo facilmente abiurò Karl Marx e finì per abbracciare Adam Smith, senza passare per John Maynard Keynes. La sinistra ha il passato proiettato nel futuro. Essa deve rispondere alle nuove domande con risposte antiche. A fronte della legge Dodd-Frank, ad esempio, ci deve essere il ripristino della Glass-Steagall. A fronte del protezionismo ci deve essere l’iper-valutazione delle esportazioni. Contro la richiesta degli Stati Uniti di destinare maggiori risorse alla difesa, ci deve essere una richiesta altrettanto forte, volta a dedicare maggiori risorse per la Sanità, il Welfare, l’Istruzione, il Lavoro. Instillare la paura significa aprire gli occhi della gente su ciò che sta realmente accadendo nel Mondo, al nostro Pianeta. Una presa di consapevolezza. Spaventare, nel senso più psicoanalitico del termine, per aprire gli occhi di chi vive a causa dei media in uno stato di realtà virtuale-psicotica, che non permette alle persone di sentire nel profondo quelli che sono i propri bisogni primari: le esigenze del nevrotico. Il socialismo deve tornare a riempire i significanti con il loro significato originario, o crearne di nuovi. Stando alla Piramide di Maslow, la parola cibo deve tornare ad essere la parola più importante, insieme alla parola acqua, sonno, omeostasi, respirazione, riproduzione.

Perché l’Umanità non può permettersi che miliardi di persone vivano nella povertà più assoluta sentendo più i morsi della mela Apple che i morsi della fame. Tale distaccamento dalla realtà deve vedere al più presto una fine. Perché, va da Sé che un elettorato dalle esigenze fuori dalla realtà delle cose è impossibile da intercettare.

Perché la gente non è fatta di ragione, ma di emozioni. Poiché le emozioni sono portatrici di verità, son termometri di una malattia esistente e non devono essere represse o sminuite. Esse devono essere assecondate nelle loro esigenze reali.

E questo non significa abbandonare il campo della razionalità, ma imparare a conoscere quello delle emozioni, se per anni tutto ciò che non è rientrato nella prospettiva del socialismo liberale è stato relegato a demagogia volgare in nome della superiorità dei sogni rispetto ai bisogni. Perché è l’era delle emozioni, il neoliberismo ha lasciato l’uomo nella sua solitudine ed il collettivismo prende forma solo in quanto forza distruttrice. Ogni giorno Facebook è il luogo della lapidazione, del linciaggio, dell’esclusione e la medesima cosa sarebbe il nostro Paese se fosse regolamentato allo stesso modo.

PREMESSA

La corsa alle Primarie Democratiche Statunitensi ha rappresentato un autentico spartiacque per il nostro modo di vivere le campagne elettorali sui Social. L’attivismo politico si è spostato sulla rete. Il volontariato politico, che affonda le proprie radici nella condivisione empatica degli ideali a livello transnazionale, ha reso possibile la visione di spiragli positivi per quanto riguarda il modo di stare sui social, di affrontare guerre di idee, di influenza, di persuasione, di manipolazione.

In occasione della guerra tra sostenitori del Senatore del Vermont Bernie Sanders e della Ex Segretaria di Stato Hillary Clinton è avvenuto qualcosa di storico, ed a tratti rivoluzionario: la mobilitazione a livello planetario di interi elettorati legati agli ideali socialdemocratici in sostegno di Bernie Sanders. Tale mobilitazione ha portato alla completa egemonia dei suoi temi sui Social ed al netto ridimensionamento di quelli di Hillary Clinton. La reazione del Democratic National Committee, a quello che è stato un vero e proprio tentativo delle periferie del Mondo di influenzare l’esito delle Primarie Democratiche, fu durissima: Debbie Wasserman Schultz, infatti, non esitò 1. A tagliare drasticamente il numero delle poll-station per spezzare le gambe all’affluenza; 2. Ad allontanare milioni di elettori dalle poll-station. 3. A dare per vittoriosa Clinton prima delle votazioni in California. Con la reiterazione di tale condotta, con il silenzio di Barack Obama e di tutti i media più vicini ai DEM, attraverso vere e proprie frodi elettorali, con la disonestà di molti superdelegati eletti in quota Sanders (eclatante il caso di Al Franken nel Minnesota), ma passati con Clinton, s’ebbe modo di stroncare, in maniera per certi versi autoritaria, tale ‘Rivoluzione Politica’.

Se da un lato Clinton vinse le Primarie in modo disonesto e poco democratico, sul versante repubblicano Trump vinse facile. Molti sostengono addirittura per la portata esoterica del meme ‘Kek the Frog’. Ciononostante, nonostante la apparente mancanza di esperienza in materia di guerra memetica e di influenza sui social, il tycoon newyorchese, non stette assolutamente a guardare e si affidò a Steve Bannon, la mente di Breitbart. Le piattaforme oggi definite dell’Alt-Right, vennero coordinate dallo stesso Bannon, che altro non potè fare, se non mobilitare quanti da tutto il Mondo infatti si radunano da anni sul suo portale, essi presero ordini da Bannon ed, in modo più saggio, più coordinato e più remunerativo: soprattutto dai Paesi dell’Europa dell’Est, Paesi sovranisti, spuntarono verso la fine delle Primarie Democratiche sotto forma di centinaia di website click-bait, nonché portatori di una quantità spaventosa di fake-news, atti a favorire Bernie Sanders ed a sfavorire Hillary Clinton (il nemico del mio nemico è mio nemico). Il risultato fu il seguente: 1. Mobilitazione capillare degli attivisti della estrema destra mondiale; 2. Coordinazione in stile militare; 3. Autofinanziamento da parte degli attivisti attraverso i website click-bait. Fu in questo modo che Donald J. Trump poté vincere la corsa alla Presidenza.

La storia ha saputo dimostrarci che l’unico deterrente al fascismo è il populismo socialista. In quanto deterrente, è assai più potente perché non solo parla ai neuroni ‘dell’intestino’ in modo ben più convincente ma, soprattutto, a quelli presenti nel sistema limbico. Vivendo in un’era in cui l’analfabetismo funzionale è dovuto più a disturbi psicologici quali lo stress, l’ansia, gli ADHD, i disturbi dell’umore, quelli di personalità, la schizofrenia, che a mancanza di cultura, credo la cosa sottenda mancanza di consapevolezza e, quindi, un minor spessore (dal punto di vista della quantità dei neuroni) della nostra corteccia prefrontale (tra le prime, la teoria Jacksoniana). Ragion per cui, sono fermamente convinto dovremmo avere il coraggio di oltrepassare le colonne ed imparare a stare sul campo come un tempo i tanti liberali e socialisti di vario genere che hanno vinto sui socialismi di stampo nazionalista. L’uomo ha il dovere di tornare a farsi uomo, allontanando il più possibile da sé derive non curanti la natura umana quali la pretesa di divino che c’è in noi, le quali rappresentano una gabbia al nostro stare al mondo nonché una presunzione di onnipotenza assolutamente non raggiungibile, figlia di un lascito nefasto del cristianesimo medievale nel nostro angolo di terra.

È da questi presupposti che nasce la nostra strategia, la nostra idea di Social e, nella fattispecie, di Facebook. Un nuovo modo di vivere la rete.

ATTIVISMO 2.0

Per ripetere, e superare qualitativamente, quanto ideato dai collaboratori del Presidente degli Stati Uniti, il Client dovrà innanzitutto chiamare i propri simpatizzanti all’influenza sul web in modo esplicito. Pubblicamente. Qualora ciò non fosse possibile, dovrà essere compito della struttura del partito mobilitarsi e mobilitare la gente all’attivismo ed al volontariato on-line. Le campagne elettorali si decidono sulla rete. Sulla rete ci sono persone in carne ed ossa.

È bene che il Client metta in essere il massimo dello sforzo possibile. Deve innanzitutto mobilitare per intero i propri iscritti. Deve informarli e formarli. CESDED provvederà a formulare la strategia che il Client si impegnerà a diffondere per vincere la Tornata Elettorale. Come primo step essi dovranno avviare una campagna di donazioni ufficiale. Dopodiché dovranno seguire ciò che accade in rete dalle sedi di partito o dalla abitazione di un iscritto. Infine dovranno seguire le linee guida della strategia. Risulta ovvio che, in questo modo, ogni sede di partito possa avere un proprio sito di riferimento ‘pdcasalpusterlengo.altervista.org’ ed uno in WordPress dal quale fare attivismo. Ogni sede dovrà contribuire alla creazione di un ‘Gruppo Cliente Comunale’ e ‘Gruppo Cliente Circoscrizionale’.

Cioddetto, chiamare all’attivismo manco fosse una chiamata allo scontro frontale in un corteo di antagonisti è quantomeno inutile: gli attivisti hanno bisogno di sapere del piano sul quale si andranno ad esprimersi, delle competenze che dovranno sfoggiare, dei compiti da sbrigare. Non si vince con un Like.

Quello che il futuro ci prospetta è lo scontro frontale sulla rete tra attivisti dei differenti candidati e dei differenti partiti/movimenti. Il campo di battaglia nevralgico saranno i Gruppi Facebook. Quelli di riferimento più di quelli che fan capo ai competitor. Trollare (interagire in modo provocatorio, sprezzante e fuori tema) è tecnica desueta che irrigidisce le posizioni altrui, mentre l’eccessiva presenza di utenti Fake (sotto mentite spoglie) indebolisce quelle di chi la pensa allo stesso modo.

Ecco perché occorre chiamare alle armi il grosso delle energie presenti in rete, e nei circoli, ripercorrendo ciò che accade giornalmente nella vita reale, ma con in più la forza della creatività, della competenza, della passione, del numero di attivisti su cui far conto.

Una questione qualitativa e quantitativa al tempo stesso.

Una volta reclutati, gli attivisti più competenti potranno lavorare attivamente con i siti di propaganda pro-Client appositamente avviati e messi a disposizione del Client per tutto il tempo della campagna elettorale, il quale, al termine permetterà la consegna dei compensi derivanti dalla attività svolta. In tal senso, il Client non dovrà far altro che registrare nuovi domini dall’URL (nuovi siti internet) il più credibili possibile, con pagina Facebook e Twitter di riferimento, claim e template efficaci.

Lo stesso attivismo dovrà manifestarsi in modo ancor più competente con la creazione di ed in tutti quei gruppi che in realtà sono ingroup che non appartengono né al cliente né al proprio competitor, grandi gruppi apolitici e di grande interesse comune che, in occasione della campagna elettorale, dovranno essere egemonizzati, a partire dall’influenza degli attivisti. Va da sé che, sarà nostro compito creare, e promuovere la creazione stessa, di questi gruppi apolitici, che più di altri permettono di intercettare elettorato non posizionato/potenziale/avverso, e di influenzarlo in modo latente.

RETE DIGITALE CESDED: UNA ALTERNATIVA

La Rete Digitale dei gruppi Facebook del Client risponderà a due strutture piramidali comunicanti alla base, all’interno di un quadrato.

La prima struttura piramidale avrà alla sua base un gruppo Facebook degli Admin, che prenderà il nome di ’Admin per Client’. Il gruppo Amministratori rappresenterà il punto di incontro tra Client e gli amministratori di tutti i gruppi Facebook della Rete Digitale. Esso dovrà essere Chiuso e non Segreto per consentire l’accesso a tutti coloro i quali già gestiscono altri gruppi e desiderano entrare nella Rete Digitale o a chi non gestisce gruppi, ma ha interesse a farlo. ‘Admin per Client’ dovrà, tra le molte cose, fornire innanzitutto una black-list dei click-bait website (siti nati solo per monetizzare) e dei siti portatori di Fake News (siti di notizie false), curata giustappunto dal Client.

Gli admin

Dovranno proporre ai Gruppi della Rete Digitale materiale informativo dal potenziale virale teso ad incentivare una sana discussione. Dovranno fornire meme, infografiche, letteratura, grafici, tesi a rendere la Rete Digitale la più scientifica possibile. Avranno il compito di stilare black-list di click-bait sites. Avranno l’obbligo di selezionare l’utenza in entrata nel Gruppo FB attraverso i mezzi messi a loro disposizione. Alcuni di loro, presenti in quasi tutti i gruppi, dovranno registrare le notifiche derivanti da eventuale spam sui differenti Gruppi della Rete Digitale e segnalare tale materiale e correlati spammer. Non dovranno intervenire direttamente nelle discussioni. Dovranno essere allo stesso tempo vigili, censori, conduttori. Dovranno lavorare in sinergia tra di loro sul ‘Gruppo ADMIN per Client’ e non sulle chat.

Su tale base poggeranno i gruppi di Quartiere, Comunali, Cittadini, Provinciali, Circoscrizionali, Regionali, Nazionale.

La seconda struttura avrà, per l’appunto, anch’essa alla sua base, il nome ‘Admin per Client’, mentre, salendo verso il vertice avremo innanzitutto la schiera di gruppi di grande interesse pubblico, capaci di attirare in modo eterogeneo vaste platee di utenti che definirò ‘Gruppi per amanti di X, Y, Z’. Dopodiché i ‘Gruppi per Sesso’, ‘Gruppi per Fasce d’età’, ‘Gruppi per Etnia’, ‘Gruppi per Orientamento Sessuale’, ‘Gruppi per Orientamento Alimentare’, ‘Gruppi per Fede Calcistica’, ‘Gruppi per Sindacato’, etc. Infine, al vertice della piramide ci dovrà essere il ‘Gruppo Memetica’. Questi gruppi, d’attacco e di difesa, avranno il compito di raccogliere/proporre e far condividere i meme all’interno della nostra rete ed in quella avversa, con peculiarità differenti (Es. Sogno Vs. Paura). Questi gruppi dovranno fungere da database pubblico della memetica del cliente. Essi dovranno essere gruppi di lavoro/presentazione lavoro aperti al giudizio degli utenti ed, in base a questo lavoro volontario, sarà possibile far affidamento su materiale sempre sul pezzo con sicuri picchi di qualità e di utilissimi spunti per il Client stesso.

I grandi movimenti hanno bisogno di grandi gruppi. Il Client dovrà poter affidamento sull’esistenza di almeno un grande gruppo nazionale (100k utenti) in grado di fornire una casa comune a tutti gli attivisti. Gli amministratori di questo gruppo dovranno identificare ed arruolare gli attivisti che dovranno partecipare alla offensiva di influenza. Questi attivisti verranno invitati nei gruppi di lavoro atti a preparare la strategia da affrontare, il modus operandi da adottare. A loro verrà fornito un manifesto con le linee guida da seguire in modo da passare all’azione. Gli attivisti/influencer verranno suddivisi in più gruppi di lavoro: 1. Influencer dalla forte intelligenza emotiva e sociale; 2. Influencer con grandi competenze. I primi rappresenteranno la prima linea degli attivisti e si faranno carico della condivisione di meme, news, infografiche, sondaggi, live-poll, etc. I secondi parteciperanno alla discussione già in atto nei gruppi avversi, ed a quelle innescate dai nostri attivisti, e condivideranno news, analisi, studi, etc., con il solo intento di mettere in cattiva luce il competitor del Client avverso e di enfatizzare le capacità ed i risultati del nostro sul piano pubblico e privato. Questi dovranno distinguersi per competenze linguistiche in modo da polarizzare agli occhi degli iscritti al gruppo avverso in maniera positiva.

Tutti i gruppi che attualmente fanno riferimento al Client dovranno modificare il proprio nome ed il proprio indirizzo. Fosse possibile, del gruppo con più iscritti, CESDED provvederà a farlo diventare gruppo Nazionale, mentre nei restanti gruppi verrà fatta condivisione del link che porterà a questo grande gruppo, che più iscritti avrà, più avrà la possibilità che Facebook lo suggerisca. Il gruppo Nazionale dovrà essere pubblicizzato periodicamente dalla pagina fan del cliente, dalla pagina del proprio partito, dai politici, dai partiti e dagli enti che sostengono il cliente e, che per l’occasione, dovranno cambiare anch’essi il nome dei loro gruppi in ’X per Nome Client’.

Il Client, come se non bastasse, può trarre vantaggio dalla internazionalizzazione della propria campagna. Internazionalizzare, creare una rete od inserirsi in una rete internazionale di collaborazione può aiutare nel reclutare altri e più competenti e appassionati attivisti influencer. Esistono già reti di mutuo-aiuto a livello Globale ed il Client ha la possibilità di inserire le proprie istanze in tali gruppi. L’obiettivo principale — naturalmente — dovrà essere quello di far inserire il proprio nome, il nome del proprio partito/movimento all’interno del nome dei gruppi globali che già presentano il nome di altri politici/partiti/movimenti stranieri. Anche in questo caso — trattandosi di mutuo-aiuto — il Client dovrà impegnarsi a far sì che i propri attivisti si iscrivano a suddetti gruppi, sostenendone la causa, le finalità e, magari, reimpostando le stesse, imponendo la propria strategia, in risposta a quella dei gruppi avversi a livello globale e che altro non sono che gli hub dai quale parte la strategia, le direttive, il materiale per contrastare chi, come il nostro Client, appartiene ad un determinato indirizzo politico o famiglia politica nazionale ed internazionale. In questo caso egli dovrà impegnarsi a coinvolgere od a coordinare la propria strategia assieme a questi ultimi su di un livello transnazionale. Ne risulta che tale lavoro sarà più efficace, più il partito sarà al vertice della propria piramide. Trattandosi di un partito a trazione internazionale, per esempio, sarebbe possibile, adottare tale strategia dall’alto e si avrebbe la possibilità di controllare centralmente la strategia. In tal caso le succitate piramidi sarebbero centralizzate e di più importante portata. Le nuove frontiere della comunicazione politica sui Social.

Il miglior modo per rendere l’elettorato avverso più vicino alle nostri posizioni non è quello di opporre materiale politico propagandistico di parte, ma un qualsivoglia tipo di materiale che faccia pensare ed emozionare. Materiale culturale, artistico, poesie, aforismi, dipinti, etc, che sappiano sensibilizzare le coscienze e spostare l’orientamento politico in modo latente

In questo modo entriamo in comunione di emozioni con gli elettori che intendiamo convincere, evitando di innalzare in loro quei filtri che normalmente non permettono facilmente il passaggio dei nostri messaggi.

Dobbiamo accettare e scendere a patti col fatto che Facebook ci accompagnerà molto probabilmente per sempre. Ed è per questo motivo che la ‘conquista’ di GRUPPI FB avversi richiede strategie a lungo termine cosiccome a lungo termine è stato il lavoro dei Media più classici col berlusconismo. L’obiettivo è, quindi, rendere meno avverso un Gruppo Facebook. Facebook, infatti, dà oggi la possibilità di persuadere o semplicemente comunicare informazioni a chi non la pensa come noi con tutte le competenze che il caso richiede. Il Movimento Cinque Stelle, per questo motivo, è pressoché egemone e, pur non avendo trasformato in modo manifesto il cittadino, lo sta facendo in modo implicito.

Va da sé che partiti e politici debbono affidarsi sempre più ad esperti d’ogni campo, dei Media classici e meno degli assai sprovveduti, se si pensa a quanto appena detto, esperti di Social.

I Blogger

Non interessa quanto il blogger impugni la causa del Client, quanto le sue competenze. Il blogger deve partire da posizioni il più imparziali possibile. Lo scopo dei blog non è il ‘mordi e fuggi’ ma la creazione di website seri, competenti, lungimiranti, pensati. Che facciano opinione e che creino egemonia, È per questo motivo che non dovrebbe essere difficile fare affidamento su tutti quei blog già presenti sul web che condividono la causa del Client. Ciò considerato, il Client deve innescare meccanismi virtuosi atti alla creazione di nuovi domini e, quindi, di nuove piattaforme, in grado di monetizzare e partecipare alle attività. In parole povere, egli, cosiccome qualsiasi altro competitor deve poter far affidamento su di una informazione amica e remunerativa.

I nostri blog, per così dire, non hanno alcun bisogno di scendere nel patetico con fake news che follower attenti mal digeriscono. La più grande arma a disposizione del giornalismo progressista la pone la natura dei competitor e delle loro ideologie, che vanno contrastate con il massimo della serietà, per cui anche un titolo sensazionalistico, personalmente, non rientrerebbe nella mia strategia di comunicazione. Vorrei ricordarvi che l’elettorato italiano è famoso per la sua anzianità e che l’anzianità rende i soggetti più attenti e scrupolosi. Ne è riprova che il Movimento Cinque Stelle e la Lega non eccellono tra gli over 54, a differenza di Partito Democratico, Forza Italia e Liberi&Uguali. Tuttavia, il gap presente nel 2013 tra gli over 18 va riducendosi, non essendo più il 5 Stelle una novità ed essendo essi entrati nella fascia 24/34.

RETE DIGITALE CESDED: UNA ALTERNATIVA 2.0

La Rete Digitale in possesso di CESDED dovrà essere alternativa, innovativa e nel complesso più appetibile e credibile rispetto a quelle degli avversari. Il linguaggio, i messaggi, la coordinazione, dovranno fare la differenza. Il materiale a disposizione dell’utente sarà il materiale di secoli di storia politica, economica, filosofica. La famiglia Europea di riferimento è talmente nobile che ai fini della creazione di un immaginario fatto di conquiste e aspirazioni è possibile citare esempi concreti che nessun altro potrà citare. Dall’esperienza di FDR, a quella di JFK, passando per Schmidt, Brandt, Palme, Mitterrand, Gonzales, fino ai nostri Gramsci, Berlinguer, Pertini, De Gasperi, Moro. Senza dimenticare i punti di riferimento attuali Jeremy Corbyn e Bernie Sanders.

Anche per questo motivo la vita dei nostri Gruppi dovrà essere caratterizzata dalla presenza diretta dei nostri Client. Che dovranno interagire con i nostri utenti ed ascoltare le istanze. La cosa potrà essere saltuaria e organizzata con un evento o all’ordine del giorno (preferibile). Una scelta del genere farebbe molto bene a quanti sono candidati nei collegi. Naturalmente tale pratica potrebbe essere ripresa dai media tradizionali e donare ancor più notorietà alla Rete ed al Gruppo in questione.

La differenza la fanno i contenuti

Ed i nostri contenuti sono importanti. Potremmo azzardare che – o i nostri Gruppi diverranno scuola di partito – o quantomeno potranno permettere il loro fiorire attraverso teleconference. Abbattendone i costi. Facebook, quindi, è una immensa possibilità quantomeno per strutturare il nostro Client. Ci permetterebbe di utilizzare i suoi tools per creare una rete di attivisti, una forma partito, un miglior megafono al leader, scuole di formazione, cultura, informazione, addestramento alla lotta sul web.

Come prendersi la rete

L’obiettivo dovrà essere quello di egemonizzare i Gruppi Facebook, crearne di ogni tipologia e lavorarci su in modo latente. Ad esempio, un ipotetico gruppo di cucina potrebbe servire a spostare l’orientamento dell’utente su posizioni più salutiste, un gruppo di calcio, o nella fattispecie della Fiorentina, potrebbe servire, postando materiale di Socrates, a far conoscere Gramsci, mentre un gruppo sulla musica, a far riscoprire i Pink Floyd.

I gruppi politici non dovranno temere il trolling proveniente da campi avversi perché portatore di compattezza e unità attorno al leader ed al partito. Lo spam non deve essere assolutamente permesso in quanto foraggia le entrate nemiche. La memetica di nostra produzione non deve essere fine a stessa ma atta a cementificare le posizioni degli utenti attraverso la sensibilizzazione, l’informazione costante, l’acculturamento.

Usare la rete, mangiare le arance

Facebook è uno strumento ed, in quanto tale, va utilizzato nelle forme che più riteniamo utili alle nostre esigenze. Considerata la sua natura, considerato l’utilizzo che gli utenti ne fanno, è legittimo pensare a strategie atte a raggiungere lo scopo. La prima strategia da adottare per evitare che Facebook possa determinarci in maniera latente fa capo al concetto di collettivismo. Il collettivismo – in questo caso elettorale – può arginare il più possibile i tentativi di manipolazione messi in atto dai fruitori di Facebook nei nostri confronti. Può preservarci dall’emotività. E’ per questo motivo che – l’utente che non ha interesse a fruire di informazioni poco interessanti – che teme le informazioni alle quali viene sottoposto – o che non sa della portata latente di tali informazioni – deve ricorrere a tutti quei tools che, di fatti, Facebook mette a disposizione di ognuno.

Smettere di seguire gli amici Facebook in outgroup, pur rimanendo amici.
Creare differenti ‘Lista amici’ che escludano gli outgroup
O, per extrema ratio, in occasione (e non solo) di Tornate Elettorali

Creare un nuovo profilo da collegare ad una rete di altri profili creati da utenti amici giustappunto per l’occasione. Questi si chiameranno Gruppi Utenti e dialogheranno con gli altri Gruppi Utenti attraverso i Gruppi FB. Qualora i risultati fossero superiori alle aspettative ci si potrebbe spostare su chat come WhatsApp, Telegram e Signal
In questo modo Facebook assume la forma di una arancia: la buccia è Facebook in tutta la sua finta anarchia, gli spicchi sono i differenti ingroup. Gli ingroup differenti possono – come qualsiasi arancia – tendere alla fusione, creando un doppio-spicchio, e via discorrendo.

E, come se non bastasse, possono assumere forma alquanto ridimensionata ed esser stretti tra più ingroup, pur mantenendo qualità impensabili.

Ci sarebbe da chiedersi se siggrande arancia sia commestibile o meno.

Per quanto mi riguarda, Facebook è, al momento, una arancia rattrappita con gli spicchi duri e senza più liquidi. La metafora di un veicolo saturo di informazioni, che per questo motivo, rischia di perdere appeal e, quindi, mercato: troppo difficile da fruire. Credo, difatti, che a breve, Facebook raggiungerà l’apice di ore passate da ognuno di noi sul Social per tendere al declino. Facebook, infatti, una volta fatta richiesta di iscrizione a qualche decina di Gruppi ed a qualche centinaio di Pagine, per via degli algoritmi che tendono a privilegiare la visibilità di determinati contenuti piuttosto che di altri, diviene quasi impossibile da fruire, monodirezionale quanto la TV, una rassegna stampa con commenti da bar inclusi sotto la notizia. La soluzione sarebbe quella di negare l’iscrizione a questi Gruppi o Pagine, ma la procedura richiede talmente tanto tempo che gli user preferiscono cambiare Social. Coloro i quali, invece, preferiscono restare ed affrontare tale ondata di info, magari da attivista, mettono a repentaglio la propria serenità. Questo perché gli user appartenenti agli ingroup che fanno dell’emotività la propria arma principale sono quelli con le più grandi aspettative. Le aspettative, la speranza di un cambiamento, nonostante l’assenza di un sogno che traini la motivazione ad essere attivi ed ad esprimere il proprio pensiero, mantiene i soggetti partecipi fino al raggiungimento dello scopo o, quantomeno, fino al momento in cui si dovrebbe realizzare il presunto cambiamento. Più sarà vicino il momento, più questi user saranno emotivi. E tale emotività sarà talmente grande che incuterà sempre più paura negli user degli ingroup della razionalità che, al tempo stesso, s’augurano che tale cambiamento non avvenga. Tale forza persuade potentemente chiunque e può indurre panico e disfattismo nell’ingroup dei nostri Client.

La nascita dei Gruppi Facebook

Come tutelarsi al cospetto di cotanta paura, aggressività, violenza, manipolazione? Creando una rete di gruppi che funga da scudo nei confronti delle armi affilate del nemico ed, al tempo stesso, da spada nel momento della controffensiva.

E, anzitutto, va detto che, a tal proposito, tutto dovrebbe germogliare dalla nascita di Gruppi Facebook creati da gruppi di utenti autogestiti, gruppi o comunità che permettono di vivere la rete in modo più salutare, sano, collettivista, empatico, teso alla emancipazione e non alla distruzione.

Questi Gruppi rappresentano l’unica speranza per salvaguardare gli utenti dalla poderosa portata emotiva delle info che circolano. E’ da ciò che, ribaltando gli schemi, possiamo fare della rete un gran bel posto nel quale vivere: sovvertendo le logiche prestabilite dagli esperti di Social Media più noti, suddivisi in positivisti e negativisti. Noi abbracciamo il realismo e, di conseguenza, poniamo sul piatto un’offerta sensibile alle aspettative, ai desideri, ai sogni, alla volontà dell’utente, vivere la rete attingendo dal pieno delle sue potenzialità: l’interscambio culturale, la condivisione di materiale culturale, scientifico, politico, economico, religioso, etc. Naturalmente, il materiale culturale non solo non dovrà essere sottoposto a censura, ma come già detto, dovrà essere di nostra fattura, di fattura universalmente riconosciuta e, nel caso, della scienza, appartenere alla Letteratura proveniente da siti governativi.

Un Gruppo Facebook che nasce in questo modo fa sì che:

Gli Admin si conoscano ed abbiano fiducia reciproca
I Moderatori siano tali in virtù delle competenze acquisite nei Gruppi Utenti
Tutti possano pubblicare materiale informativo
Il database del gruppo sarà scevro da Fake News
Amici nella realtà quotidiana si impegnino sul web e non il contrario
Esso non sia più semplicemente parte della Rete Digitale, ma capace di fare Rete da Sé
Per via del legame empatico d’amicizia, sia più facile farne un business
Un utente, un gruppo

Addentrandoci in quelli che sono i Gruppi Utenti, è possibile carpire le differenze di ognuno e, quindi, le peculiarità, le competenze, le passioni. L’utente che fa parte del Gruppo Utenti, quindi, ha la possibilità, a seconda di ciò che tiene assieme il gruppo di persone, di dar vita, in comunanza, gruppi d’ogni sorta. E più sarà eterogenea e omnicomprensiva la Rete Digitale, più la Rete avrà ragion d’essere.

Naturalmente gli esseri umani, per fortuna, sono contraddistinti da una molteplicità di interessi e, per questo motivo, l’utente appassionato del Milan, inteso come Club degli operai e, quindi Admin di un gruppo alla stregua di tale filosofia, potrà allo stesso tempo, diventare Admin di un altro gruppo qualsiasi.

Sbucciare l’arancia

Il nostro compito deve essere quello di sbucciare l’arancia e dividere gli spicchi. Perché? Perché così facendo i differenti ingroup presenti su Facebook saranno ben visibili agli occhi degli user. Nessuno spicchio è mai uguale all’altro, ed anzi, cosa che capita molto spesso, alcuni spicchi risultano essere marci ed in tal modo marciscono l’intera arancia, cosa visibile soprattutto dal di fuori dell’agrume. Noi abbiamo il dovere, in regime di marcescenza, di separarci da questi ingroup col fine di tutelare i nostri follower.

Perché, purtroppo, le cose su Facebook sono andate come sono andate sin dall’inizio. Non siamo abituati a vivere il Social in maniera pacifica e prolifica. Perché appena entrati su Facebook siamo stati inondati di informazioni troppo spesso false dalle mani di coloro i quali ne conoscevano le potenzialità.

È per questo motivo che i nostri ingroup concentrici debbono vivere senza entrare in contatto con quelli altrui, se non per guerre memetiche da campagna elettorale.

Le guerre memetiche sono guerre ai simboli ed al linguaggio: essendo impossibile convertire migliaia di user avversi appartenenti a miriadi di GRUPPI FB – nemmeno poi con così tanti iscritti – sarebbe più saggio puntare al diretto discredito di personaggi politici e personaggi appartenenti ad una classe giornalistica ad essi prona. Soprattutto partendo dalla discreditazione da parte del cliente stesso e, quindi, nei GRUPPI FB del nostro cliente.

Come già detto, la prima grande arma a disposizione del cliente consiste nella revoca del Like alla Pagina Fan del simbolo di turno. Il miglior metodo, per di più dalla portata mediatica, è quello di dar vita ad un Evento ad hoc, alla quale scadenza, gli iscritti, hanno la possibilità di far venir meno la propria simpatia. La eco derivante da una tale decurtazione del numero di follower causerebbe nello user – ed ancor più nel telespettatore – un cambiamento di percezione in senso negativo. Mentre, in termini psicosociali, ciò significherebbe la completa esclusione del simbolo in questione dagli ingroup del cliente e il ridimensionamento all’interno di quegli ingroup che vedono al loro interno la coesistenza di follower del nostro cliente e follower del cliente avverso

Parlare il linguaggio dell’avversario, ti rende l’avversario

Come per il caso del Movimento Cinque Stelle e del Partito Democratico occorre una netta inversione di rotta.

Parlare il linguaggio dell’avversario, ti rende l’avversario;
Parlare il linguaggio dell’avversario, gli permette di dettare l’agenda;
Parlare il linguaggio dell’avversario, confonde i propri follower;
Parlare il linguaggio dell’avversario, non rende maghi;
Parlare il linguaggio dell’avversario, rende meno credibile il proprio linguaggio.
Occorre puntare sul proprio linguaggio, considerato che il nostro cliente ha a disposizione una tradizione ben più longeva e, quindi, fissa in memoria, rispetto a quella del 5 Stelle. Occorre andar oltre e superare un linguaggio spacciato per nuovo, ma figlio del neoliberismo reganian-thatcheriano, se non quando dell’esperienza politica del ‘Partito dell’Uomo Qualunque’. Es. ‘Reddito di Cittadinanza’ vs. ‘Reddito Sociale’ (va consegnato in base all’ISEE e non alla cittadinanza), ‘Uno vale uno’ vs. ‘Insieme valiamo di più’ o ‘La somma è maggiore delle parti’, Es. ‘Vogliamo abolire i vitalizi’ vs. ‘Abolite prima quelli dei vostri padri’, ‘Non siamo né destra né sinistra’ vs. ‘Siete sia di destra che di sinistra’, ‘In Parlamento c’è la casta’ vs. ‘In Parlamento c’è la mafia’, ‘Siete tutti uguali’ vs. ‘Ma noi abbiamo qualche morto in più da piangere’, ‘Onestà’ vs. ‘Non pretender da altri ciò che non sai darti’, ‘La Banca Centrale dev’essere nelle mani dello Stato’ vs. ‘La Banca Centrale Tedesca finì nelle mani di Adolf Hitler.

L’Italia ripudia la guerra come mezzo d’offesa, ma in difesa tutto è permesso

Al tempo stesso è imprescindibile la difesa dei simboli cari al cliente, che vanno difesi uscendo dai nostri ingroup e preparando strategie d’attacco memetico in quello reo di aver messo a repentaglio il simbolo al quale fa riferimento il nostro cliente: 1. Va delegittimato l’autore; 2. Qualora fosse un politico, andrebbe delegittimato anche il partito; 3. Si trattasse di un giornalista, andrebbe messo alla berlina tramite screenshot che ledano la sua coerenza; 4. Vanno evitati assolutamente comportamenti che richiamano all’indottrinamento; 5. Lasciare senza simbolo gli avversari è più importante che convincerne alcuni (tale compito andrà svolto nei GRUPPI FB di competenza).

L’equipaggiamento per la guerra

Il cliente deve provvedere a formare quanti più attivisti e volontari disposti a partecipare ad una esperienza che potrebbe rivelarsi traumatica. E così, in maniera capillare sul territorio, dovrà aggregare iscritti o militanti in modo tale da accrescere le consapevolezze al riguardo. I follower del Cliente saranno follower di un Leader Carismatico ma Lassista al tempo stesso. E, per questa ragione, egli dovrà consegnare ad essi le proprie conoscenze.

Per gli attivisti che vanno al fronte il cliente metterà a disposizione materiale atto alla guerriglia sul web: meme, infografiche, gif, link a video quanto mai opportuni. Il materiale sarà in divenire e saranno gli stessi attivisti ad incrementarne la portata.

I campi di battaglia

È del tutto inutile mandare truppe in GRUPPI FB dal peso ed interesse elettorale minimo, sia per aspetti quantitativi che qualitativi. È quasi del tutto inutile lavorare in quei GRUPPI FB avversi che altro non sono che adunate di partito nei quali è impossibile riuscire a cambiare le posizioni degli iscritti: si finisce per essere ridicolizzati e ridicolizzare colui il quale rappresentiamo.

I GRUPPI FB nei quali si gioca il consenso sono quelli che appartengono agli ingroup più grandi. Il più grande in assoluto risponde alla religione e, nella fattispecie, a Papa Francesco (simbolo ed unica vera ‘Voce della Verità’ del campo progressista). In virtù di ciò, data la credibilità della quale gode il capo spirituale dei cattolici credenti, egli va anzitutto difeso dai tentativi di delegittimazione nei suoi confronti, che altro non sono che tentativi di delegittimazione del progressismo, dopodiché, il cliente deve impugnare le sue istanze suffragate dall’uomo più influente in Terra.

Altro immenso ingroup, che tutti include, è quello della sessualità. La posta in gioco è anzitutto la virilità: i nostri attivisti dovranno dimostrare che il nostro campo è più virile di quello avverso, scevro da moralismi, più competente e, soprattutto, più al passo coi tempi, sfoggiando competenze ed un linguaggio fresco e legato alle mode del momento.

Così, così come creato da Berlusconi con le sue televisioni, i nostri attivisti dovranno sembrare agli occhi degli interlocutori più emancipati e più consapevoli, provando a relegare questi su posizioni bigotte e poco accattivanti ai più. Il nemico dovrà rappresentare il passato e posizioni retrograde.

È per questo motivo che il ruolo degli attivisti rende o può rendere quasi inutile quello del Cliente. O, perlomeno, essi possono sopperire alle sue mancanze.

Altro ingroup immenso è quello del patriottismo. In questo momento storico, a causa dell’ondata migratoria e dello IUS SOLI, il nostro cliente è tacciato di non fare gli interessi degli italiani, e che vengano prima le esigenze dei rifugiati. Deve essere compito dei nostri attivisti fornire l’idea di una società multietnica che, al di là delle responsabilità alle quali è chiamato il nostro Paese a fronte di un dramma del genere, ha davanti a Sé un futuro florido cosiccome in tutte le società frutto di un melting pot.

I cavalli di battaglia per sostenere questa causa sono tantissimi. Vale la pena, tuttavia, puntare su concetti dirimenti come quello di ricchezza (gli stati più complessi sono i più benestanti), freschezza (‘Meglio l’Alabama o la California?’), bellezza (pubblicare bellezze straniere o di colore), capacità (‘Loro lavorano in campagna, tu non sei iscritto ai Centri dell’impiego), etc.

I nostri attivisti hanno il dovere di creare una nuova idea di Paese, magari postando selfie con amici stranieri, riportando studi scientifici che dimostrano come l’integrazione correla con QI più elevati.

Una rete compatta

La RETE DIGITALE dei GRUPPI FB del nostro cliente non dovrà essere dispersiva. Una rete troppo estesa è facilmente attaccabile ed i Gruppi con meno iscritti sarebbero difficilmente gestibili. I GRUPPI FB non dovranno essere una miriade, ma molti e di (medio-) grandi dimensioni:

1. I GRUPPI FB che mantengono per troppo tempo piccole dimensioni sono sintomatici di debolezza, espressa attraverso un rapporto di forza tra follower del Cliente e follower dell’avversario troppo debole, portando gli user a percepire in modo negativo il Client;

2. Portano ad uno spreco di risorse, tempo ed energie, in quanto il numero delle discussioni aperte sono relative, hanno in Sé inutili flame e dispute, rivolte ad un pubblico esiguo;

3. Non creano consenso per lo stesso motivo appena succitato;

4. Richiedono una censura maggiore perché maggiori sono le discussioni tra follower appartenenti all’ingroup del Client e follower da outgroup;

6. Vanno utilizzati per permettere il passaggio dei follower verso i GRUPPI FB ufficiali della RETE DIGITALE di più grandi dimensioni.

Se uccidi il nemico, dovrai uccidere i suoi amici, se lo catturi, ti seguirà a Stoccolma

Il nostro obiettivo è accerchiare il nemico piuttosto che penetrare le sue fila, in modo tale da persuaderlo attraverso la potenza dei numeri a disposizione del client, la credibilità dei GRUPPI FB del Client, la maggior freschezza di idee, il miglior stile di vita vigente nei sui GRUPPI FB, l’opposto visione sul come si deve vivere la rete.

Ciodetto:

La nostra Rete dovrà essere temporale ed atemporale al tempo stesso
Essa dovrà imporre un nuovo modo di stare sui Social, caratterizzato da fruizione di info indexing, ma soprattutto, classiche e fuori dal tempo
Non saranno presenti trolls e spammer
Per noi flammare è dar vita a nuove idee
L’iscritto ai nostri GRUPPI FB dovrà assistere sulla propria timeline a discussioni dalle quali i nostri follower ne escono vincitori, dalle quali esca vincitrice la linea, la proposta, il messaggio che è nelle sue intenzioni veicolare.

Gli user avversi che hanno come intenzione quella di apparire sulle nostre timeline in maniera persuasiva dovranno vedere le proprie posizioni stroncate da quelle del nostro Cliente.

I GRUPPI FB, infatti, altro non sono che uno strumento per coloro i quali ci scrivono con intenti manipolatori, di farsi ascoltare in differita anche dai follower del nostro cliente che non sono interessati a seguire la discussione o che sono occupati a fare altro. Essi scrivono con l’intento di ‘far bella figura’ nell’ingroup avverso, di far accettare come positivo il messaggio che propugnano. Questo non è possibile nei GRUPPI FB di medio-grandi dimensioni, laddove i follower avversi sono netta minoranza o assenti e passano solo i messaggi cari al nostro Cliente.

Allo stesso modo i nostri follower dovranno utilizzare tale skill e, senza andare di trolling, ripetere come un mantra le parole chiave del nostro cliente, in modo da apparire sulle timeline degli utenti cari al nostro avversario. I messaggi manipolatori dovranno essere brevi e incisivi come claim e colpire in differita attraverso la potenza del veicolo.

Fonti di guadagno

CESDED dovrà avere a disposizione un’intera galassia di click-bait sites che dovranno servire per ottimizzare i costi. E dovrà puntare sulle tipologie di siti che più attirano views. Potrà, altresì, consegnare il compenso, o parte del compenso, nelle stesse mani degli attivisti.

Sarà possibile fare economia con click-bait sites (calciomercato, sondaggi, cospirazionismo) che gli attivisti si impegneranno a spammare sul web assieme alle pagine che fanno riferimento alla nostra Rete Digitale.

Da non disdegnare sono gli esteri, laddove sarà possibile effettuare Poll o analisi internazionaliste politico-economico-elettorali. Attraverso la conoscenza delle lingue sarà possibile veicolare informazioni in modo transnazionale. Effettuando grandi guadagni (esperienza personale).

Mentre, per esempio, sarà possibile fare entrate dai gruppi di CERCO-OFFRO consegnando vetrine a persone di nostra conoscenza che, magari, ricondizionano smartphone e che dovranno come da accordo consegnarci parte dei profitti.

Facendo pubblicità di prodotti per la cucina, di articoli sportivi, di libri, etc. In parole povere CESDED dovrebbe impegnarsi in queste attività per rientrare dalle eventuali perdite. Dovrebbe contattare i marchi in questione (attorno al quale si è creato il gruppo) e proporre di fare advertising su FB.

Insomma, la rete costa meno di quanto elargisca

La Rete Digitale permetterebbe la creazione di Istituti Sondaggistici, Centro Studi Umanistici, Psicologici, Antropologici, etc. Lo studio della rete permetterebbe la creazione di workshop a pagamento e la formazione di una nuova generazione di esperti.

Come farne un business.

Mangiare la buccia, farne canditi

Non ci si pensa ma – in quanto strumento illiberale – Facebook va stigmatizzato e ne andrebbe sconsigliato l’utilizzo.

Come? Raccontando la verità (sempre che il Client possa)! Facebook è un Social nelle mani anzitutto della famiglia Rothschild, una delle famiglie più ricche ed influenti al Mondo e, dopodiché, dell’establishment economico statunitense. Facebook indirizza le opinioni, il consenso, i pensieri. Esso, attraverso gli algoritmi, dà priorità ad apparire sulla timeline ad i contenuti cari a coloro i quali investono sul Social. Andrebbe fermato con le armi in mano alle Carte Costituzionali delle nostre democrazie e, solo la paura dell’accusa di censura, allontana questa eventualità.

Ciò nonostante, è possibile instillare nell’utente non tanto al narrazione che tutto sia fake news, quanto quella che Facebook sia un contenitore pieno di immondizia, e che fa male – adducendo studi inesorabili – all’integrità psichica di chi fruisce di tale strumento.

Bisogna affermare chiaramente che Facebook si è dimostrato il luogo della restaurazione, che le cose nel mondo con Facebook vanno peggio, che l’utilizzo dei Social nelle Primavere Arabe è stato controproducente, che per un privato è possibile investire in Facebook cifre esorbitanti che favoriscano movimenti reazionari con il solo intento di destabilizzare le economie dei Paesi.

Facebook dà alla possibilità alle élite che egemonizzano le Wall Street di tutto il Mondo di far passare per positivi provvedimenti che ledono la dignità dei più poveri. È un Social che fa accettare tassazioni Flat, odiare gli ultimi, amare i primi, accettare politiche aggressive e/o belligeranti.

In parole povere, Facebook è stato lo strumento che nel 2008 ha assicurato alle élite di non soccombere ma, anzi, di rimanere in sella, determinando l’austerity, facendocela accettare.

Facebook ha represso il cambio di regime che si poneva l’obiettivo di tornare a politiche keynesiane e di abiurare per sempre il neoliberismo. Ed, anzi, ha causato un ritorno di fiamma di tale politiche nefaste portando a termine la reazione e restaurando.

Facebook va minato alle fondamenta, va minata la sua bontà, la sua utilità, la sua legittimità. Dopo la frattura interna degli spicchi va rimossa la buccia che li tiene assieme. Perché il susseguirsi sulla timeline di notizie emotive e razionali non fa altro che ammazzare gli intenti di coloro i quali intendono parlare alla gente un linguaggio più sano e meno scorretto. Nel susseguirsi di date news, la razionalità non possibilità alcuna di prevalere.

Facebook è, così, difatti, lo strumento più importante nelle mani dell’1% più ricco della popolazione per influenzare le sorti politiche-economiche-sociali-elettorali di interi Paesi.

Coloro i quali siedono al CDA di Facebook hanno la possibilità di attingere all’immensa banca dati del Social Network. Una volta avuto accesso agli studi effettuati in questi dieci anni dal colosso di Palo Alto, essi potranno dar vita a Strategie Social con l’intento di influenzare l’architettura politica di un Paese attraverso l’individuazione di soggetti illuminati ai quali attribuire la natalità di un X movimento o di un X partito.

Dall’alto di algoritmi amici, di un gioco mai così sporco dai tempi della propaganda nazista, il movimento potrà, innanzitutto, puntare a spezzare le gambe degli avversari, rei di far politica con il denaro pubblico, di far politica per ricevere denaro pubblico, etc.

Mai cedere a tale ricatto onde scavarsi la fossa con le proprie mani. Cedere alla narrazione contraria ad i finanziamenti ai partiti significa perdere la battaglia e, purtroppo, salvo questi non abbraccino strategie riparatorie, la guerra.

Come se non bastasse, le strategie riparatorie passano in egual modo attraverso Palo Alto, e ciò significa che, volente o nolente, se il CDA del Social è in maggioranza schierato contro il Client, egli dovrà comunque, assieme al Paese che intende rappresentare, essere schiavo del Social.

Il destino delle nostre Democrazie, oggi, è nelle mani di Social come Facebook e Twitter ed, in mancanza di una regolamentazione degli stessi, se non addirittura una loro chiusura, che personalmente auspico, per far spazio a Social pubblici europei, i Social terranno per la giacca i nostri politici ed i nostri partiti, costringendoli a politiche economiche amiche ai giganti del Web

Fake news & Socialdemocrazia

Le fake news portano l’informazione su di un piano emozionale: per certi versi alcune di esse rappresentano dei veri e propri micro-traumi, più narrano di eventi devastanti, sconvolgenti, assurdi. Gli effetti sono talmente importanti che quando la trafila di fake news alla quale si viene esposti è a carattere religioso può indurre il lettore ad avere crisi mistiche. Il piano religioso-spirituale può apparire secondario, ma rappresenta, in quanto a ingroup, quello più grande e quello che più determina le scelte dell’elettore. Molto potente fu l’esperienza di chi segue, ed ha seguito in passato, in concomitanza con il pericolo spread vissuto dal nostro Paese, l’esistenza degli Esseri di Luce portatori di salvezza e di tutta la narrazione sul Pianeta X e le tante Apocalissi alle porte. Le fake news, cosiccome qualsiasi informazione devastante ha facile accesso al nostro inconscio, lega per associazione gli eventi traumatici vissuti dai più sfortunati che, a loro volta, agiscono l’utente e lo portano ad innescare comportamenti riparatori tesi alla conservazione. Le fake news non solo non fanno sognare, ma in un certo qual modo traumatizzano. Quando non causano traumi, inducono l’utente a condotte violente o aggressive: tendo a credere che le pulsioni ed i rigurgiti fascisti che stiamo vivendo siano stati innescati dalle fake news. Da materiale informativo che esaspera soggetti dalle condotte conservatrici, caratterizzati secondo evidenze neuroscientifiche da un pensiero più emozionale che razionale e che, con succitati presupposti, diventano bombe ad orologeria che hanno la sola fortuna di spostare la propria rabbia sul web e non di persona. Le fake news, insomma, rappresentano un pericolo per l’ordine ed il progresso.

La paura del diverso in molti casi è terrore. Ed, in questa opera di terrorismo, il razzista è anche vittima. E non vittima di una sottocultura, e nemmeno di una sottoscolarizzazione. Il razzista è vittima – cosiccome dimostrano tutti i più importanti studi neuropsicologici – del proprio QI, che il più delle volte è più basso rispetto alla media della popolazione generale, e che non gli permette di elaborare con il giusto raziocinio le informazioni che vengono a lui dai mezzi di comunicazione monodirezionali, tanto quanto da quelli per definizione bidirezionali, ma che sono monodirezionali nella percezione che si ha di essi. È per questo motivo che i cittadini con consapevolezza più elevata, coscienti del rischio di una maggioranza emotivamente instabile, debbono armarsi di empatia, sensibilità e spirito di immedesimazione, pur di preservarsi e fare gli interessi del razzista oltreché della comunità.

Le fake news sono notizie la quale falsità non è verificabile data l’assenza di meccanismi di censura a livello statale. Per arginare tale fenomeno i migliori rimedi richiamano all’infusione di paura e incertezza. Ripetere ossessivamente che sono presenti ovunque nella rete notizie false è di per sé un metodo che induce l’utente ad interrogarsi della veridicità della informazione e dell’attendibilità della fonte.

Le fake news, poi, sono costose perché una volta stigmatizzato un website gli autori di tali notizie debbono per forza di cose comprare nuovi domini.

Il fenomeno delle fake news sui Social Media è una risposta al fenomeno delle fake news sui Media tradizionali. Esse correlano positivamente con la libertà di stampa. Tale fenomeno negli USA è talmente importante che tutti i principali broadcasters sono allineati su posizioni neocon o liberal. Persino il Gruppo FOX ha preferito imbavagliare Fox News US in UK.

Mentre CNN, NBC, MSNBC, CBS ed ABC sono stati durante la Campagna per le Presidenziali tra i principali donors di Hillary Clinton. Venendo all’Italia assistiamo ad uno scenario truffaldino e composito: il partito al Governo è principale azionista della TV pubblica, il Leader della seconda coalizione non ha mai risolto il suo immenso conflitto d’interessi, mentre il primo partito gode delle simpatie nemmeno più di tanto celate dell’emittente televisiva LA7.

È questo il motivo per cui in Italia non c’è libertà di stampa: non i donors (che effettuano donazioni in maniera trasversale) ma la Forze Politiche posseggono fette della TV e dell’Editoria.

Ciononostante, si può ben dire che la disinformazione è un fatto soggettivo: da un punto di vista percettivo dipende dal rapporto che instauriamo con il nostro interlocutore. Più sarà credibile, più sarà credibile l’informazione. È per questo motivo che leadership trasformative permettono di instaurare rapporti con i propri followers tali da abbassare le difese che questi ergono in difesa del proprio principio di coerenza. È quello che è accaduto con i tre leader più influenti nel nostro Paese.

Considerato quanto appena detto, considerato che il lavoro manipolatorio svolto negli ultimi 10 anni dal Movimento è lavoro che lascerà tracce indelebili, quelle che sono le sue istanze più ragionevoli, o più comunemente accettate, un follower che s’avvede della manipolazione resta pur sempre vittima di egemonia.

Considerata la portata di consenso elettorale che adducono, l’unico modo per rispondere è fare affidamento alle stesse armi dell’avversario. Non ci deve essere alcuna differenza in termini moralistici ed etici ed anzi bisognerà pubblicarne di più efficaci. È una guerra non riconosciuta, ragion per cui non c’è l’esigenza di rispettare il diritto.

La scelta dei domini è assai importante: occorre evitare nomi stranieri, nomi che scimmiottano website noti e dal quale si vuole prendere affidabilità, nomi che fanno riferimento ad agenzie di stampa, etc. Nella fattispecie credo che i domini utilizzati dalla Casaleggio Associati siano alquanto approssimativi e pacchiani.

Quali nomi utilizzare, quindi? Nomi onomatopeitici, nomi freschi che portano alla percezione dell’utente di una testata fresca che ha una mission (es. Quink, Google, Yoox, etc.). Questi sono nomi non stigmatizzabili al primo approccio e non classificabili. Assolutamente da evitare sono nomi tipo ‘Il Grande Cocomero’.

La strategia del nemico

L’interesse principe del nemico è quello di eliminare la mediazione attuata dal giornalismo sui suoi messaggi e di interagire direttamente con l’utenza. Non si tratta semplicemente di utilizzare i Social in maniera eccessiva, quanto di evitare che i media filtrino e decodifichino i propri messaggi a quanti normalmente non pongono barriere alle informazioni provenienti. In questo modo il nemico ha la possibilità di veicolare messaggi dalla portata manipolatrice potente, quasi sempre non corroborata dai fatti: fake news.
Il secondo interesse del nemico è quello di delegittimare i giornalisti, i broadcasters, con il fine di rendere inutile la mediazione attuata dai media.
Il terzo interesse fa capo, così facendo, al tentativo di porre l’intera infosfera in uno stato di delegittimazione tale che l’informazione è sicura solo quando è fruita direttamente, mentre il resto dell’informazioni vengono percepite nel loro tentativo di fuorviare l’utente.
Il nemico desidera che non vi sia differenza tra vero e falso, che tutto venga inserito in un calderone di informazioni, che potremmo definire fuffa, fuori dal quale v’è una sola voce della verità: colui il quale decide cosa è falso e cosa e vero.
Nella fattispecie, nei GRUPPI FB, la strategia del nemico sarà quella di caricare gli screenshot della Voce della Verità, da fargli pubblicità, di creare una discussione nell’area commenti che possa durare a lunga e possa essere presente nella timeline per tanto tempo. Naturalmente, ciò non riguarderà esclusivamente gli screenshot quanto i meme riguardanti la sua credibilità, i dati concernenti la bontà del suo lavoro, i sondaggi che ne decretano la popolarità, endorsement inaspettati, fake live poll che testino la sua forza nei confronti dei leader del passato o del presente, tutto ciò che può mettere in risalto le competenze, la bravura, l’umanità, la rettitudine e la virilità del soggetto.

Nei nostri GRUPPI FB, invece, egli invierà le sue truppe col fine di fare agli altri ciò che non vorrebbe fosse fatto a lui.

Classificare la Fake News

Il metodo più semplice per classificare le Fake News è quello di – alla iscrizione in uno dei Gruppi Facebook appartenente alla Rete Digitale del nostro Cliente – di costringere lo spammer che intende pubblicare per la prima volta materiale informativo da fonte sospetta e non posta in black-list, a fornire il proprio numero di telefono cellulare/mail, alla ricezione del quale verrà consegnato un codice, e concessa la possibilità di pubblicare.

In questo modo i Gruppi Facebook del nostro Cliente saranno fortini inespugnabili ed al contempo avremmo a disposizione una banca dati eccezionale.

La guerra alle Fake-News è la prima vera guerra alla quale assistiamo tra populismo e socialismo su scala Globale. Essa, qualora trionfassero i populismi, si concluderebbe con il livellamento di tutte le notizie su un livello di falsità. Scenario a dir poco apocalittico. Il risultato sarà la relativizzazione del giornalismo e lo spostamento dello sfruttamento delle informazioni da parte dei cittadini dai giornalisti agli influencer ed ai meme-maker. Più che le conoscenze e le competenze conterà il QI. Più dello studio, servirà il talento. E più che la razionalità, conteranno le emozioni. Lo sfruttamento delle informazioni avverrà in modo molto più veloce e potente. Questi cambiamenti porteranno a un pubblico più emotivo, mentre i partiti politici diventeranno sempre più populisti. La vita politica sarà trasformata e i partiti politici saranno costretti a nominare persone meno competenti e politicamente più scorrette. Le democrazie correranno il rischio di finire nelle mani di potenziali narcisisti e, quindi, di persone instabili, con un Falso Sé, in grado di manipolare gli elettori, al punto tale che i Paesi Occidentali potrebbero diventare ben presto Paesi autoritari. L’era della Post-Verità.

La gente è impaurita, ed anzi, terrorizzata. Con i pochi mezzi che ha a disposizione, si fa un’idea, quasi sempre emotiva, della realtà. Questa gente non la si rimuove in modo infantile con la storia del voto utile. Questa gente va sia rassicurata circa l’infondato pericolo del diverso, sia impaurita ulteriormente circa il raggiro in atto ai propri danni.

All’indomani della vittoria alle Primarie Repubblicane, Donald Trump, il magnate newyorchese, ha cambiato completamente la propria agenda politica, con l’intento di fronteggiare al meglio il candidato del Partito Democratico Hillary Rodham Clinton. Egli ha adottato buona parte della agenda programmatica e della narrazione cara al Senatore del Vermont Bernie Sanders, candidato alle Primarie Democratiche, meritevole di aver reinserito al centro della discussione politica statunitense il ruolo nefasto che ha avuto a metà anni ’90 l’avvento del clintonismo all’interno delle forze progressiste occidentali. Egli ha fatte proprie le istanze sandersiane proprie del nuovo ruolo da assumere da parte degli Stati Uniti all’interno dello scacchiere internazionale, la lotta interna al partito contro l’establishment finanziario, con l’obiettivo di riportare tale infrastruttura nelle mani dei cittadini. In questo modo, egli ha dato vita ad una nuova visione di partito repubblicano, mai così vicina a quella tanto cara alle destre sociali europee. Le destre sovraniste.

Attraverso questa mutazione, Trump è diventato altro da sé. Non un fenomeno da baraccone da emarginare all’interno della narrazione del movimento Tea Party o del ‘localismo’ dei Southerners, ma un fenomeno popolare in grado di mobilitare intere masse di elettori repubblicani non più affiliati, in precedenza legati al GOP, e delusi dalle amministrazioni della famiglia Bush. Tali elettori, fino a poche settimane prima legate a Bernie Sanders, una volta rimossi fisicamente dai seggi Democratici, sofferta la dipartita del proprio candidato, hanno trovato una nuova dimensione nella proposta politica rinnovata del Presidente degli Stati Uniti, una casa già finemente ed in maniera lungimirante messa a punto per ospitare la grande platea di scontenti.

La lunga strada verso la campagna presidenziale, infatti, è stato il trionfo del Partito Repubblicano sui Social Media, dopo un decennio di battute d’arresto elettorali. I Repubblicani, a questo giro, hanno cambiato letteralmente il modo di stare su Internet. Il miliardario dal ciuffo color arancio è stato molto più intelligente e fresco rispetto ai democratici ed ha, nonostante la quasi totale mancanza di sostegno da parte dei tradizionali mass-media americani, concentrato la propria attenzione sui nuovi Media, distruggendo la leggendaria ‘Guerra Memetica’ di Barack Obama. Un lontano ricordo, un modo obsoleto di utilizzare i Social con i suoi Grassroots.

Ho vissuto questa campagna da volontario, attivista e admin di più gruppi a sostegno del candidato democratico Bernie Sanders: un’esperienza assolutamente formativa, seppur tragica, considerato che il Grand Old Party, infatti, ha giocato una partita tecnicamente perfetta.

Perché Trump ha vinto? Occorre andare passo per passo:
1. In primo luogo, l’establishment del Partito Repubblicano (Bushes, Koches, ecc), è stato in grado di ammodernare se stesso, una volta accettata la nuova piattaforma politica del Tea Party. L’establishment, consapevole della propria mancanza di credibilità agli occhi dell’elettorato repubblicano, ha lavorato sotto traccia, sostenendo candidati repubblicani ugualmente impresentabili, i quali hanno contribuito ad infondere nell’elettorato GOP la grande convinzione che l’unico candidato in grado di battere Bernie Sanders (e non Hillary Rodham Clinton), non foss’altro che Donald Trump. Il succitato establishment è stato talmente abile e compatto da contrastare solo in parte il neo POTUS ed ha altrettanto falsamente abbracciato (‘L’abbraccio della morte’) l’ex Segretaria di Stato, rendendola impossibile da votare agli occhi di una parte dell’elettorato democratico e assolutamente impresentabile agli occhi dei Liberal e dei Millenials, contrari a qualsiasi compromesso con un modo di fare politica considerato non più accettabile.

2. Così, lo stesso establishment ha finanziato alacremente la campagna su Facebook di Trump, riuscendo in un primo momento ad ottenere un cambiamento degli algoritmi da parte di Facebook affinché i contenuti a lui favorevoli ottenessero maggior visibilità e, successivamente, ottenendo l’aperto supporto di Mark Zuckerberg e Jeff Rothschild. Ottenuto questo, i donors del GOP hanno finanziato un vero e proprio esercito di troll, esperti di memetica, hacker, click-bait website, che hanno fruttato quasi un miliardo di dollari, falsi gruppi pro-Sanders/Clinton/Stein/Johnson ed, in conclusione, entità accreditate come Anonymous e Wikileaks, le cosiddette nuove ‘Voci della Verità’. Questo ha fatto sì che migliaia di gruppi Facebook, sostenitori della propaganda democratica, siano stati infestati da false informazioni volte a distruggere la narrazione del Senatore Indipendente e Socialista del Vermont, nemico numero uno di entrambi gli establishment presenti all’interno della politica americana, attraverso una falsa narrazione parallela, vuota di contenuti e finalizzata ad acuire il divario tra Sanders e gli elettori repubblicani, Sanders e gli elettori democratici, Sanders ed i propri elettori, desiderosi di proposte e speranze nonché di un ritorno ad una nuova Roosevelt Era. Una volta distrutta la narrazione, con l’aiuto delle frodi elettorali messe in atto dal DNC, la strada per il successo è stato del tutto in discesa.

Chiamo narrazione parallela l’offensiva di informazioni che sembrerebbero essere calate dall’alto della sovrastruttura del Cliente e che invece vengono fatte circolare nei GRUPPI FB dal competitor per fornire una strategia comunicativa subliminale, parallela e distruttiva del Cliente stesso. In parole povere il competitor col fine di distruggere il campo avverso crea fake news ben scritte il quale intento è quello di incutere paura, smarrimento, delusione, nei follower del Cliente: demotivazionare. In occasione delle Primarie Democratiche, infatti, le Alt-Right, da domini registrati nei paesi dell’Est Europa, hanno intasato i GRUPPI FB di Bernie Sanders, con lo scopo di allontanare i propri follower dalle poll-station, per spezzare le gambe alla affluenza, per inculcare la convinzione che sarebbe stato meglio aiutare Hillary Clinton perché avrebbe avuto maggiori possibilità. La chiamo narrazione parallela perché fu parallela a quella realmente profusa dallo staff di Bernie Sanders e che, in qualità di membro del Gruppo Admin, non è mai passata attraverso il nostro gruppo.

3. Infatti, HRC è stata letteralmente distrutta a causa del fallimento assoluto del proprio Team, il quale non è riuscito ad arginare la speculazione creata ai suoi danni dall’intervento scomposto, nel pieno della campagna elettorale, da parte di Anonymous e Wikileaks. I donors di Clinton hanno, allo stesso modo, usufruito del cambiamento degli algoritmi di Google, il motore di ricerca di Mountain View, ma nulla è accaduto ed, anzi, il monopolio televisivo e giornalistico nelle mani dei Dem ha irritato l’elettorato e costretto ad abbandonare TV e riviste. Clinton ha perso in un colpo solo il sostegno dei moderati, degli indipendenti e dei Millenials, che hanno preferito l’astensione, Jill Stein e Gary Johnson, nonostante l’endorsement di Sanders. A causa di questa frattura all’interno dell’elettorato tendenzialmente Liberal, Clinton ha perso un supporto fondamentale per vincere le Elezioni Presidenziali.

4. Questo modello vincente, oggi, è in procinto di essere adottato nel resto del Pianeta. Infatti, i Tea Party di tutto il mondo stanno applicando — pedissequamente — questa strategia: dal Front National in Francia allo UKIP in Gran Bretagna (ridimensionatosi con la crescita del Labour), da Alternative fur Deutschland in Germania al Movimento Cinque Stelle in Italia, passando attraverso i Ciudadanos in Spagna.

A fronte della nascita di nuove destre, il mondo sta assistendo ad una dura lotta tra le diverse tonalità di conservatorismo che hanno come scopo: 1. Il restauro del vecchio Ordine, antecedente l’avvento del neoliberismo Blairian-Clintoniano; 2. Il superamento di tale Ordine, in direzione di nuovi quanto obsoleti autoritarismo ed oligarchie.

Cosa dovrebbero fare le forze socialiste per affrontare con successo le prossime elezioni?

I programmi elettorali delle forze conservatrici e populiste hanno lo scopo di distruggere la macchina statale, accusando lo stato di essere la causa di tutti i Mali vergando i socialisti con la bandiera della burocrazia e dell’assistenzialismo. Assodato che ciò non è assolutamente vero, l’1% ha come unico intento quello di colpire lo Stato col fine di trovare le risorse necessarie attraverso l’abbattimento delle tasse sulle imprese e sul patrimonio, per poter così competere a livello globale nelle Wall Street di tutto il Mondo. Ecco perché il socialismo che non difende lo Stato è destinato a morire. Sega il ramo sul quale poggia.

Quale dovrebbe essere la strategia delle forze politiche socialiste qualora si perdesse la scommessa delle fake news e dei Social?

Lo Stato dovrà regolamentare i Social. Proprio come successo alla fine della seconda guerra mondiale, con la nascita delle emittenti pubbliche. Oggi è necessario contrastare il predominio dei Social, basati su algoritmi biasati a seconda dei donor che finanziano tale cambiamento. Qualora tutto ciò non fosse possibile, l’obiettivo delle forze politiche democratiche dovrebbe essere quello di minare la credibilità e l’ineffabilità di tali Social, dei motori di ricerca e delle succitate ‘Voci della Verità’ presenti in rete, in modo tale che tali entità non siano più in grado di dettare l’agenda politica durante le campagne elettorali. Per quanto riguarda l’uso dei Social, le prossime campagne dovranno essere affrontate con nuova forza, abilità e talento. Oggi, infatti, esse sono inefficaci a causa dello strapotere economico a disposizione della nuove destre, capaci di reclutare migliaia di persone in grado di giocare sulla percezione che gli utenti hanno delle informazioni, sulle persone, sui partiti, sulle istituzioni e su questioni dirimenti quali economia, religione, società, cultura.

Queste truppe, tuttavia, e per fortuna, sono quasi sempre mal equipaggiate perché: 1. La nuova destra, per sua natura, non può contare su militanti competenti come quelli in dote alle forze politiche democratiche e della destra conservatrice classica, non potendo questi sposare gli obiettivi e la cause reali sottostanti le politiche messe in atto da tali forze. La motivazione e la consapevolezza sono alla base di tutto; 2. Essi non sono a conoscenza dei processi e delle dinamiche interne ai massimi livelli dei partiti e, di conseguenza, sposano obiettivi e cause in modo cieco e sbagliato, lavorando in rete in modo spesso controproducente per la forza politica per la quale lavorano; 3. Essi, sulla base di questo, risultano essere mercenari scollati dalla realtà che, per forza di cose, non conoscendo in real-time i cambiamenti tattici e strategici dei partiti ai quali rispondono. In risposta a questa potenza di fuoco, le forze politiche democratiche hanno il dovere di “reclutare” persone non più semplicemente competenti, ma gente dall’innato spirito di sacrificio per la causa, persone con un più elevato QI nonché un talento creativo, un’empatia, ed una più importante intelligenza emotiva e sociale. Tuttavia, i migliori risultati si hanno in presenza di truppe in possesso di armi fondamentali come l’ironia, il sarcasmo e l’umiltà, consentite da un più ottimale funzionamento (nella conversazione on-line) del sistema limbico e della corteccia prefrontale.

Oggi più che mai, il socialismo ha bisogno di combattere il populismo con le armi del socialismo classico. Deve ancora una volta infondere paura nel corpo elettorale, con l’intento di far cozzare la memoria di un passato migliore con la durezza del presente e l’oscurità del futuro. Tale dissonanza emotiva, generando rabbia, figlia del senso di giustizia che forma l’uomo dai primordi, è sempre stata alla base del successo del socialismo, in tutte le sue forme, dal socialismo cristiano al socialismo rivoluzionario, passando attraverso quello democratico. Ecco perché, la via dettata da Bernie Sanders potrebbe rappresentare la fine di tutti le ‘Bolognine’ occidentali. Sanders, Corbyn, Schulz, Hamon, rappresentano la pagina conclusiva di una crisi interna alla sinistra post-comunista, che troppo facilmente abiurò Karl Marx e finì per abbracciare Adam Smith, senza passare per John Maynard Keynes. La sinistra ha il passato proiettato nel futuro. Essa deve rispondere alle nuove domande con risposte antiche. A fronte della legge Dodd-Frank, ad esempio, ci deve essere il ripristino della Glass-Steagall. A fronte del protezionismo ci deve essere l’iper-valutazione delle esportazioni. Contro la richiesta degli Stati Uniti di destinare maggiori risorse alla difesa, ci deve essere una richiesta altrettanto forte, volta a dedicare maggiori risorse per la Sanità, il Welfare, l’Istruzione, il Lavoro. Instillare la paura significa aprire gli occhi della gente su ciò che sta realmente accadendo nel Mondo, al nostro Pianeta. Una presa di consapevolezza. Spaventare, nel senso più psicoanalitico del termine, per aprire gli occhi di chi vive a causa dei media in uno stato di realtà virtuale-psicotica, che non permette alle persone di sentire nel profondo quelli che sono i propri bisogni primari: le esigenze del nevrotico. Il socialismo deve tornare a riempire i significanti con il loro significato originario, o crearne di nuovi. Stando alla Piramide di Maslow, la parola cibo deve tornare ad essere la parola più importante, insieme alla parola acqua, sonno, omeostasi, respirazione, riproduzione.

I socialisti, insomma, devono tornare a parlare con la gente di quelli che sono i bisogni primari insoddisfatti, i bisogni fondamentali per i quali i cittadini darebbero la vita pur di assecondarli. Credo fermamente che non ci possa essere alcuna campagna dai connotati socialisti senza il soddisfacimento di tali esigenze. Essere socialisti, oggi, significa passare, innanzitutto, da Locke a Rousseau, dal concetto di Stato di Natura allo Stato di Diritto, e concludere che, dal momento in cui nello Stato di Natura v’è la disoccupazione, è un dovere dello Stato di Diritto creare le condizioni affinché l’uomo possa ottenere il cibo attraverso il lavoro per evitare condizioni di prigionia esistenziale.

Visione politica elettorale

L’Italia avrebbe potuto giocare un grande ruolo all’interno delle dinamiche del Parlamento Europeo, avesse preso forza dalla nascita di un Ulivo 4.0, cosittanto auspicata dall’ex Segretario del Partito Democratico Pierluigi Bersani. Matteo Renzi, infatti, qualora riuscisse nell’intento di mantenere il partito su posizioni neoliberali, potrebbe all’indomani della emoraggia, addirittura far uscire il Partito Democratico dal Partito Socialista Europeo e farlo entrare nell’Alleanza dei Liberal Democratici Europei. In questo modo egli riuscirebbe nell’intento da me auspicato di egemonizzare l’ALDE, costringendo esso ad una alleanza permanente con il PES che romperebbe, di fatti, la Grande Coalizione tra EPP e PES e spostando l’asse verso una alleanza ALDE-PES-GREEN, che diverrebbe egemone al Parlamento Europeo. Di contro, egli lascerebbe spazio alla nascita di una nuova creatura Democratica Socialista italiana che raccoglierebbe parte del Partito Democratico, Sinistra Italiana, Campo Progressista. Nella fattispecie, per quanto riguarda, invece, le prossime Elezioni Politiche Italiane, questo scenario correrebbe, come già detto, sul filo del 40%. Per riuscire a superarlo le forze progressiste italiane dovranno creare assieme a quelle popolari una legge elettorale uninominale per ⅔ maggioritaria, o con preferenze, capace di permettere ad entrambi gli schieramenti di esprimersi al meglio.

La fine del pensiero unico

La sconfitta della Christlich Demokratische Union Deutschlands di Angela Merkel e della Sozialdemokratische Partei Deutschlands di Martin Schulz in Germania potrebbe essere l’inizio della fine del pensiero unico in Occidente. Con il deterioramento del concetto di Große Koalition, con l’insuccesso delle sue politiche-economiche, con l’incapacità di governare i processi politici e geopolitici su scala locale e globale, potrebbe essersi esaurita la spinta propulsiva che portò 10 anni orsono le Forze Politiche d’Occidente ad impugnare il concetto di responsabilità. 10 anni dopo l’inizio della Grande Crisi Economica, della quale solo a stento riusciamo a vedere la fine, il cittadino sembra essersi disilluso e perso la tendenza, quasi maniacale, a fare l’Uno. Laddove per Uno v’è il concetto tutto lacaniano di propensione umana a cercare il bene nella fusione delle cose, di se stesso con l’Altro.

La sconfitta dell’asse CDU/SPD è sì la sconfitta delle Larghe Intese ma è, al contempo, e soprattutto, la sconfitta dell’idea che le ideologie siano superate. Infatti, sempre più di frequente, nelle ultime Tornate Elettorali, pare emergere dai loro verdetti, un ritorno al passato post-bellico, ed un rifiuto della semplificazione liberista. Dagli eccellenti risultati del Labour Party di Jeremy Corbyn in Gran Bretagna negli attuali sondaggi (Yougov: CON: 40%, LAB 44%), passando per quelli non meno importanti del Conservative Party di Theresa May alle Elezioni Politiche, che han sancito la rinascita del dualismo destra-sinistra, è possibile captare la tendenza ad una rinnovata dicotomia politica.

La fase avviatasi dapprima in Gran Bretagna, e poco dopo in Germania, sta espandendo la propria portata in tutta Europa. In Francia, infatti, alle poco note Senatoriali, grande è stato il successo dei Les Republicains e da non sottovalutare la ritrovata verve del Partì Socialiste, solo pochi mesi fa sotto il 10%. In Italia, invece, si lavora sottotraccia per una legge elettorale che tenga conto proprio di questa nuova stagione e inciti alla creazione di Coalizioni Politico-Elettorali con il benestare di entrambe le due grandi famiglie politiche.

Uscire dal pensiero unico significa porre fine allo stallo nel quale è finito il processo di Unificazione Europea. Nella fattispecie, esso ha, difatti, costretto la nostra area a politiche economiche frutto del compromesso impossibile tra ideologie differenti e rallentato la velocità di intervento in economia cosiccome in politica estera.

La causa dell’empasse nella quale si ritrova la Unione Europea è da ricercare Oltreoceano: è, difatti, interesse della più grande élite finanziaria al Mondo, mantenere lo status acquisito con la ultima Grande Crisi attraverso la logica del Dividi et Impera. Questo perché anche, e soprattutto, gli Stati Uniti d’America, hanno subito la medesima dittatura ideologica e, soprattutto negli States, s’è sentita la mancanza della sana contrapposizione politica tra Democratic Party e Republican Party, nostalgia sfociata nella quasi vittoria alle Primarie Dem del Senatore Socialista del Vermont Bernie Sanders e con la vittoria del magnate newyorchese Repubblicano Donald Trump. Colori i quali vengono quotidianamente definiti politici di rottura, altro non sono che veri politici espressione della politica novecentesca e, quindi, rappresentanti di pensieri compositi, frutto di tradizioni politiche che posseggono una loro storia ben precisa.

Non ci si pensa e, magari, si tende ad attribuire le nostre mancanze a colpe sottaciute degli USA, magari, portate a termine attraverso l’attività oscura della Central Intelligence Agency e del National Security Agency, ma a determinare la proliferazione del neoliberismo ha contribuito apertamente la chiamata alle armi da parte degli establishment DEM e GOP, che ha dato vita 10 anni fa circa al monocolore Neocon (Bushes e Clintonites), e che ancora oggi egemonizza il Congresso degli Stati Uniti d’America e tende, in maniera trasversale, a governare nonostante cambino i Presidenti.

E non è un caso che, se a governare oggi, in Europa, siano Forze Politiche apparentate a quelle costituenti questo monocolore, è anche vero che le Forze Politiche emergenti da questa parte dell’Oceano stiano traendo ispirazione proprio da quei politici (Trump e Sanders), e quei movimenti interni agli stessi Partiti Politici (Tea Party e Justice Democrats) dai quali provengono i Neocon.

La strada da seguire in 10 punti

1. La sinistra socialdemocratica deve ottemperare ai buchi del liberismo colmandoli con gli strumenti dello Stato. Considerata l’impossibilità di redistribuire equamente i frutti della produzione in regime di Maastricht ed in assenza di Glass-Steagall, deve accettare l’impossibilità insita a tale corso di dar lavoro a tutti e ben pagato. In che modo? Assumere il dato di fatto che non è assolutamente vero che debbano lavorare tutti se tanti lavorano poco;
2. Credo che la socialdemocrazia debba dotarsi di deterrenti tali da ovviare all’ingordigia dell’1% della popolazione planetaria. Essa deve anzitutto adottare sistematicamente nei Paesi della Unione Europea un Reddito Sociale. Perché il Reddito Sociale portato ad asticelle assennate previene il precariato: sotto quella soglia non si lavora;
3. La sinistra deve, altresì, introdurre un Minimum Wage sotto il quale non poter scendere;
4. Deve, nella nostra Italia, rendere l’elusione fiscale un reato penale;
5. E, cionondimeno, ricorrere alla Corte Penale Internazionale dell’Aia per quel che riguarda il denaro che lascia il nostro Paese per i paradisi fiscali (200 miliardi di Euro).
6. Deve aver la forza di proporre una tassazione dell’1% sulle transazioni finanziarie e sui fondi speculativi;
7. Una Estate Tax sui patrimoni superiori al milione di Euro (1132 contribuenti) a partire da 500 mila Euro (entrate minime=566 milioni di Euro);
8. La riduzione delle ore lavorative a 6 per 40 settimane lavorate (1440 ore l’anno, che per 23,1 milioni di occupati equivalgono a 3 milioni 856 mila 333 posti lavoro) per permettere a più gente possibile l’entrata nel mondo del lavoro;
9. Tassazione progressiva dalla No-Tax Area con molti più scaglioni progressivi, al fine di incentivare la fedeltà fiscale;
10. Messa in sicurezza del territorio e delle grandi infrastrutture.

La campagna elettorale in 5 claim

Immigrazione (La dispercepita furbizia dell’immigrato)

Il frame che accompagna l’odierna ondata di razzismo in Italia non è ondata fondata su basi razziali o su presunte superiorità e fa più o meno così: ‘Non sono razzista ma mi rode che guadagnino quanto me ed abbiano una casa mentre io sono in affitto’. In questo caso il tema ‘onestà’ diventa il tema ‘furbizia’. Purtroppo e per fortuna le cose vanno in maniera piuttosto differente: l’immigrato non naviga nell’oro e non ha diritto ad una casa di proprietà. Il claim più importante che circola è assai efficace e proviene dalla Lega e fa ‘Mandiamoli a casa loro’. Un mix di demagogia e populismo: 1. Non è possibile mandare a casa qualcuno che una casa non ce l’ha; 2. Con il pronome personale ‘Loro’ si tende a fare di tutta l’erba un fascio, quando andrebbe fatta un’analisi dovuta ed obbligata dal Diritto Internazionale sulla ‘qualità’ del migrante. Il claim più potente che ho in canna attualmente, nasce da un proto-claim che fa ‘Decidiamo noi chi accogliere’ e si sviluppa in ‘Noi salviamo vite’.

Tasse (Il dispercepito ruolo che ha la tassazione nel fare ricchezza)

Parto dall’assunto che dopo decenni di lotte sanguinarie tra destra e sinistra, con la sinistra quasi sempre perdente, si debba non più potare l’albero ma comprendere la natura dell’albero stesso. Lottare sul piano della tassazione significa prendere posizione (per il socialista) che quasi sempre viene percepita come indifendibile. Purtroppo l’immediatezza emotiva del ‘Meno tasse’ è imbattibile, ragion per cui, essendo il tatami per noi un luogo assai ostico, che mette in risalto tutte le nostre debolezze (razionalità estrema), occorre, o allenarsi e cambiare strategia o cambiare i luoghi del confronto. ‘Meno tasse per tutti’ vs. ‘Meno tasse per tutte’, mentre in maniera assai populistica si potrebbe proporre un ‘Metteremo le mani nei caveau degli italiani’.

Pensioni (pseudo 6X3)

1994: Pensioni a 1 milione di lire

2018: Pensioni a 1000 euro

24 anni dopo: ‘500 mila lire in meno’

(Ne vien fuori la distruzione completa della narrazione anti-euro berlusconiana)

Reddito minimo (Come perdersi nei dettagli)

Reddito di cittadinanza vs. Reddito sociale

(Il reddito è in base all’ISEE e non alla cittadinanza. Ne esce che il Berla passa per assistenzialista)

Lavoro stabile vs. flessibile

‘La flessibilità nel lavoro è nella flessibilità della formazione’

Il Movimento Cinque Stelle

Il nostro obiettivo deve essere quello di soppiantare la stagione della Casaleggio Associati. Con la creazione della Rete Digitale di CESDED i nostri clienti potranno superare in consenso il Movimento Cinque Stelle. Innanzitutto occorre una mossa politica clamorosa per far sì che non si finisca fagocitati dal 5 Stelle: anticipare la sua entrata nell’ALDE e quindi prevenire la sua entrata. In questo modo il nostro cliente costringerebbe il 5 Stelle all’eterna schizofrenia. La schizofrenia politica è il vero motivo per cui il Movimento non riesce più a decollare e giungerà come terza lista alle prossime Elezioni Politiche. E, molto presumibilmente, non migliorerà il risultato del 2013. Per quanto riguarda al piattaforma dei gruppi FB del 5 Stelle è roba da cuori forti e mentalmente stabili. Attualmente non sono affollati come tempo fa, eccezion fatta per i Gruppi del Leader Di Maio e di alcune Voci della Verità tra le quali Travaglio, Gomez. Il lavoro dei collaboratori di Casaleggio Associati, piuttosto, avviene su altri gruppi e nella specie su quelli neutrali.

Quindi, il 5 Stelle non deve assolutamente entrare nell’ALDE: otterrebbe una propria dimensione, continuerebbe con il né destra né sinistra, ma in questo caso una loro sintesi, parlerebbe dall’alto della propria posizione di Rivoluzione Liberale, causerebbero instabilità a livello dell’Europarlamento votando ora con il PPE ora con il PES. O spostando definitivamente l’ALDE su posizioni conservatrici. E per questa ragione che i mostri Clienti debbono prestare attenzione ad un accordo con En Marche!

Visione geopolitica

La vittoria di Donald Trump ha cambiato il panorama geopolitico del pianeta. Con Barack Obama alla Casa Bianca il Mondo è stato diviso per 8 anni sulla base di due famiglie politiche dominanti ed in lotta tra di loro per il predominio all’interno del campo neoliberista. Oggi lo scenario è cambiato radicalmente a causa del fatto che le due famiglie politiche sono divise al loro interno: sia all’interno della destra conservatrice, sulla base del neoliberismo e del protezionismo, sia all’interno della sinistra, tra liberal-socialisti e social-democratici. Più che la vittoria di Trump, per la sinistra ha giocato un ruolo fondamentale il ‘He could have won’ di Bernie Sanders. Sanders ha letteralmente spostato l’asse dei partiti socialisti a posizioni tradizionaliste. Egli ha fatto rivivere le esperienze politiche di Teddy Roosevelt e Frank Delano Roosevelt nonché quella del repubblicano Dwight Eisenhower, ed ha per porre una pietra tombale sulla assoluta egemonia del Clintonismo/Blairismo all’interno delle compagini di sinistra Occidentali. Egli ha proposto, in risposta alle esacerbate politiche neoliberiste di Hillary Rodham Clinton, un rinnovato New Deal per contrastare: 1. gli effetti della crisi economica iniziata nel 2008; 2. la scomparsa della classe media americana; 3. il drammatico spostamento della ricchezza nelle mani di una piccola élite; 4. l’ulteriore impoverimento delle fasce meno abbienti; 5. la drammatica espansione del fenomeno dei ‘poor-workers’. Egli ha, altresì, spazzato via il McCarthysmo, ha dato voce a milioni di Millenials desiderosi di studiare, ha distrutto le barriere ideologiche che dividevano nettamente lo steccato Dem da quello Gop, ha parlato con il grande elettorato inattivo Indipendente, ha permesso l’ingresso nel mondo della politica di milioni di ragazzi, ha distrutto quel senso di puritana vergogna che tanto ha fatto male alle politiche sanitarie obamiane, ha iniziato una nuova lotta di classe abbattendo i retaggi del passato ed, ha permesso al cosiddetto 99 % del popolo americano di manifestare il proprio dissenso in direzione dell’1%, cavalcando per primo la nuova narrazione cattolica avviata da Papa Francesco, ponendo al centro dell’agenda politica un rinnovato ambientalismo ed un rinnovato pacifismo.

L’esperienza sandersiana, oggi, continua con una costante semina in prospettiva delle elezioni di Mid-Term e delle prossime Presidenziali del 2020, fungendo da cavallo di Troia delle cosiddette nuove leve Tulsi Gabbard e Nina Turner. Il primo politico europeo a sposare il sandersismo è stato certamente Jeremy Corbyn, nonostante il politico britannico abbia da sempre avuto posizioni coerenti con il socialismo tradizionale. Questo asse ha determinato il ritorno del pensiero socialista Oltremanica e nel Continente, tanto che, attualmente (oltre agli incoraggianti sondaggi provenienti dalla Gran Bretagna, laddove il Labour è tornato a superare il 45%, nonostante uno scenario multipolare. A causa di questi cambiamenti, si intravede, più a sinistra che a destra, la fine del neoliberismo, anche se, naturalmente, sarebbe troppo facile ignorare l’effetto fondamentale della vittoria di Donald Trump. A livello globale, ciò posto, a sostenere il globalismo neoliberista sembra sia rimasta la sola Cina, quasi ad assumersi il peso di una dottrina politica ed economica troppo pesante da sopportare per le ‘leggere’ forze politiche democratiche europee. Come già anticipato, le divisioni all’interno della destra mondiale non permetteranno nei prossimi anni un ruolo egemone agli Stati Uniti d’America sulla scena internazionale in quanto: 1. Gli USA sono già quasi del tutto isolati presso le Nazioni Unite; 2. Gli USA non sono più egemoni all’interno della NATO a causa di un importante quanto inutile 22% del budget totale; 3. Gli USA non hanno quasi più alcun alleato arabo in Medio Oriente; 4. Gli USA sono quasi del tutto assenti in Sud America, Africa e Asia. In parole povere, Trump sembra essere legato esclusivamente a Netanyahu e Shinzo Abe. Mentre, in Europa, ha stretto rapporti esclusivamente con la destra ‘No-Euro’ attualmente all’opposizione.

CONCLUSIONI

Populismo e Neoliberismo: due facce della stessa medaglia

Populismo e Neoliberismo sono lati della stessa medaglia ed, oggi, lo stesso trattamento riservato a Bernie Sanders da parte di CBS, Fox News, CNN, MSNBC, Google, Facebook, lo stiamo rivivendo in tutto l’Occidente, compreso nel nostro Paese.

L’1% Liberal-Socialista ha illuso intere masse con la scusa della lotta Mondialista al Capitale Conservatore, ed ha raggiunto il proprio apice durante i due mandati di Barack Obama. Obama ha letteralmente mutato gli equilibri interni all’élite finanziaria mondiale, finendo quasi per distruggere i vecchi monopoli consolidatisi con la Grande Depressione prima e la Seconda Guerra Mondiale dopo. L’1% Mondialista, al pari di quello Conservatore, ha dato lampante dimostrazione di come non possa rinunciare ad un solo centesimo della propria ricchezza se vuole mantenere il potere acquisito e, per questo motivo, decide chi deve governare i Paesi attraverso il controllo dei media, dei social media e dei motori di ricerca.

Il Neoliberismo costringe, con la succitata forza, i cittadini delle Democrazie Occidentali a non uscire dal tracciato, dal labirinto. Le forze politiche che non sposano tale vera e propria religione vengono demagogicamente demonizzate o, ancor peggio, oscurate. La tirannia del Neoliberismo non prevede diserzioni e tutto ciò porta lentamente alla morte di conservatorismo e progressismo, alla morte delle ideologie. Tutto questo porta alla morte dell’alternanza, ad una finta dicotomia politica che finisce quasi sempre per creare Esecutivi di Grande Coalizione che, per motivi spero ben chiari a tutti, non sono in grado di governare.

Persino la Democrazia Americana ha così dimostrato la propria debolezza a fronte di tale atteggiamento reazonario, tant’è che non è stato possibile giudicare per via giudiziaria il DNC e si è ritenuto potessero bastare un libro di Donna Brazile e delle semplici scuse nei confronti di Bernie Sanders pur di porre fine alla stagione della ‘Rivoluzione Politica’. Quel Bernie che, quantomeno spaventato dalle più che occasionali morti di ex membri del DNC chiamati a testimoniare, ha deciso di combattere il Neoliberismo dall’interno con la creazione di movimenti quali ‘Our Movement’ e ‘Justice Democrats’ nella speranza di cambiare il partito dell’asino attraverso una ‘Soft and Slow Revolution’.

Alla luce di quanto accaduto, il filosofo e linguista Noam Chomsky ha sostenuto che gli Stati Uniti rappresentano, oggi, un pericolo per il Pianeta e per la Razza Umana, mentre l’ex presidente Jimmy Carter, l’ultimo POTUS pacifista, il Presidente dei ‘Blocks’, ha addirittura sostenuto che gli Stati Uniti d’America non sono più una Democrazia, ma una Oligarchia.

Perché con la vittoria nel 1994 di Bill Clinton, i Dem hanno per davvero venduto la propria anima al Diavolo e, come se non bastasse, con il Presidente Barack Obama è diventato il partito politico americano con il più alto numero di conflitti sul groppone nella storia del Paese. Allo stesso tempo, attraverso la politica economica e finanziaria, attraverso l’appena menzionato stravolgimento degli antichi equilibri tra DEM e GOP: i politici democratici, oggi, sono i politici più pagati dai donors di Wall Street. Il Partito Democratico è diventato il partito del 1%, di Wells Fargo, di Google, di Apple, mentre il GOP dei leggendari petrodollari, con il petrolio ai minimi storici, è stato radicalmente ridimensionato, nonostante la vittoria di Donald Trump.

È per questo motivo che Bernie Sanders ha endorsato Hillary Clinton. È per questo motivo che CNN, CBS, MSNBC hanno costantemente pubblicato sondaggi assolutamente non realistici. È per questo motivo che Barack Obama, poi, ha taciuto per quanto riguarda l’ingiustizia subita dal suo vecchio compagno Bernie Sanders, bloccando le indagini dell’FBI. È proprio per questo motivo che l’establishment del GOP, le famiglie Bush e Koch, non hanno supportato inizialmente Trump, ma Hillary Rodham Clinton. E tutt’ora si mantengono a debita distanza, pur usufruendo fin da subito dei suoi primi affrettati provvedimenti.

È per questo motivo che Hillary Rodham Clinton ha vinto le Primarie. Perché Wall Street Journal, Washington Post, New York Times, Bloomberg, le hanno tirato la volata. Perché negli Stati Uniti non c’è quasi più libertà di stampa alcuna. E Donald Trump, attraverso le sue liste di proscrizione, non fa altro che cavalcare una assodata consapevolezza interna al popolo americano. Dato che le emittenti sono controllate dalle stesse persone che controllano i candidati. Considerato che, in parole povere, le stesse emittenti sono i più grandi donor della Ex Candidata alla Casa Bianca.

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