Avremo un Governo

L’incapacità di affrontare razionalmente il 5Stelle da parte di politici e spin-doctor è mancanza di cultura e di competenze quantomeno in materia di Scienza Politica e Scienza Economica. Al nemico si dà un nome e si costruisce una sua immagine da consegnare ai cittadini, perché non sarà di certo l’avversario a consegnarsi di sua sponte. Il 5 Stelle non è né eversivo, né populista, né razzista. Il Movimento Cinque Stelle non abura la ideologie, abiura coloro i quali intendono uscire dal tracciato. Dal pensiero unico neoliberista.

È un partito – al momento – dalle chiare idee Liberal-Conservatrici da partito Liberale del Nord e dell’Est Europa. E, per quanto non possa piacere, al momento, si rifà ad una tradizione ben precisa, e che alla storia del nostro Continente ha dato molto. Ecco, è questo che manca ai competitor: la capacità di ammettere che il 5Stelle possa rifarsi a Paesi come l’Olanda o la Finlandia, considerata l’assenza di una tradizione Liberale tutta italiana dal secondo dopoguerra ad oggi. Ed, al tempo stesso, come la Democrazia Cristiana, possa rifarsi la facciata e – pur rimanendo di stampo Lib-Dem – possa riproporsi in futuro, in qualche modo – sotto le vesti del Liberalismo Progressista. Perché per un Di Maio, c’è un Di Battista, cosiccome per un Andreotti, ci fu un Aldo Moro.

Perché il Movimento Cinque Stelle piace così tanto? Perché è studiato nei minimi dettagli per andare in contro alle richieste dell’elettorato, alle sue esigenze emotive. Il Movimento Cinque Stelle è un movimento fluido che assume sembianze mutevoli a seconda della contingenza politica. Si adatta allo scenario in atto, studia quelli che sono i problemi della gente ed accondiscende le paure ed i sogni dei cittadini attraverso il monitoraggio della società.

Come già detto, oggi è Liberal-Conservatore, domani, magari, con una congiuntura economica internazionale differente, potrebbe diventare Liberal-Progressista, ed indicare quale Capo Politico, Di Battista al posto di Di Maio. Dopodomani potrebbe indicare, addirittura, Fico o, all’opposto, in caso di crollo delle economie e di aumento delle povertà, la Lombardi. Non risponde assolutamente – cosiccome lascia intendere Beppe Grillo – a dinamiche evoluzionistiche, considerato che, oltre ad adattarsi alle contingenze, le crea ad arte.

Non è un movimento rappresentativo della società, ma dei suoi umori, dei suoi capricci. Tratta l’elettore cosiccome si tratta un matto: sì, sì, e sempre sì. E’ l’evoluzione di Forza Italia (molto più intelligente, e più sensata, oltreché più positiva), che al momento della sua nascita, nel lontano 1994, presentava al suo interno esponenti politici ex comunisti, ex socialisti, ex liberali, ex repubblicani ed ex democristiani. Piuttosto, al contrario di Forza Italia, non ha bisogno di spacchettare per ampliare l’offerta politica. E’ una genialità. E perderà quota solo nel momento in cui sarà costretto ad agire e, quindi, a lasciare un marchio indelebile del proprio retro-pensiero, il pensiero dei suoi ideatori.

L’attuale miopia del Partito Democratico consiste nel fatto che, preso dalla mancanza di Logica e Razionalità, non riesce ad accettare come – oggi – il Movimento Cinque Stelle possa essere altro dal Movimento Cinque Stelle che disse di no a Bersani. Esso ha, in questo modo, la grave di colpa di non permettere al cittadino italiano, nonché ai propri elettori, di stigmatizzare il Movimento Cinque Stelle per quello che è realmente: il prodotto di una delle tante élite, il prodotto di Enrico Sassoon, della famiglia Sassoon, e della famiglia alla quale essa è imparentata, i Rothschild. Persone in carne ed ossa che hanno brandizzato più di un secolo orsono la tradizione Lib-Dem britannica e che dal suo interno hanno avuto modo di legiferare a Westminster almeno fino allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

Ecco perché il Partito Democratico deve assolutamente evitare di arroccarsi ma, piuttosto, deve accettare la sfida di Governo lanciata dal Movimento Cinque Stelle sulla stessa lunghezza d’onda di una martoriata SPD. Il Partito Democratico deve, altresì, contrapporre alla richiesta di Matteo Renzi di far esprimere gli iscritti (quanti ne sono rimasti?) per quanto riguarda una eventuale nascita di una convergenza con il 5 Stelle, la proposta di un voto aperto a tutti i cittadini come fatto in occasione delle Primarie. Nella fattispecie, Matteo Renzi non può pretendere che gli italiani debbano esprimersi solo sulla sua investitura e non sulla nascita di un Governo. Matteo Renzi deve cogliere l’opportunità di tornare a fare del Partito Democratico un partito inclusivo e popolare.

Perché sostegno al Movimento 5 Stelle non significa che il Partito Democratico abbia l’anello al naso, o che voglia, per forza di cose, governare. Sostegno al Movimento 5 Stelle significa, piuttosto, che 1. Il Partito Democratico ha a cuore il destino del Paese; 2. Il Partito Democratico è nato per unire, e non per dividere; 3. Il Partito Democratico è una Forza Popolare nata realmente dal basso, che una OPA lanciata dall’1% non può cancellare; 4. Il Partito Democratico – proprio per questo motivo – è stato messo nel mirino dell’1% perché rappresenta uno dei più grandi pericoli per l’establishment italiano e continentale; 5. Il Partito Democratico ha intenzione di mettere a nudo tutte le anomalie presenti nel progetto Movimento Cinque Stelle.

Perché è antisistema laddove sistema sta per Ordine Mondiale che costringe alla fame, alla malattia, alla morte, il 99% della popolazione mondiale. Perché conserva la Memoria e la preserva da ogni tentativo di riscrittura. Perché rappresenta la fusione, l’Unione delle tradizioni più nobili della Storia della Politica italiana dal Risorgimento ad oggi. Ecco perché il Partito Democratico ha l’obbligo di accettare la sfida di Governo lanciata dal Movimento Cinque Stelle, e per questo motivo deve rilanciare, tornando al fatidico 2011. Perché è ragione laddove intendono governare le emozioni.

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