La sinistra è viva e vegeta

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Prendessimo la Francia, ci accorgeremmo come, a scenario pressoché simile al nostro, la sinistra abbia saputo rispondere in modo ben ponderato, in ben poco tempo, alla dirompente vittoria del Liberal-Democratico Emmanuel Macron. Proprio per questo motivo, in Francia, oggi, esistono più sinistre alla sinistra di En Marche! dal peso abbastanza consistente. Perché a rappresentare queste sinistre ci sono Leader, esponenti politici, che non hanno mai governato il blairismo e non hanno mai sostenuto tale ideologia politico-economica. E’ il caso di Jean-Luc Mélénchon, di Benoit Hamon e di Olivier Faure. Nella fattispecie, Mélénchon esprime una critica fortissima nei confronti delle diseguaglianze venutesi a creare all’indomani della crisi economica del 2008, mettendo in discussione le aperture concesse al libero mercato da parte della politica d’Occidente. Mélénchon ha rappresentato in occasione delle ultime Elezioni Presidenziali di Francia il più grande freno alla crescita del Front National di Marine Le Pen (i due partiti in questione, il Front National e la France Incoumis, infatti, sono le due Forze Politiche francesi ad avere più elettorato e più flussi elettorali in comune). Per quale motivo la sinistra italiana, o almeno una delle sinistre, non ha saputo arginare la Lega, cosiccome fatto da parte di Jean-Luc Mélénchon? Perché l’offerta politica della sinistra italiana non è stata alternativa ed altrettanto convincente agli occhi dell’elettorato in comune a quello della Lega. Perché la sinistra italiana ha presentato Leader ed esponenti politici in continuità con il blairismo che – a livello subconscio, e nemmeno più di tanto – è ritenuto dagli elettori più sovranisti la causa del crollo del ceto medio e del potere d’acquisto, se non quando della stessa esplosione della povertà. In parole povere, la sinistra in Italia non ha preso le distanze dall’establishment mondiale, europeo ed italiano, così da imputare loro l’aggravarsi delle diseguaglianze, le speculazioni finanziarie, l’arricchimento sconsiderato a scapito del 99% della popolazione e, cosa di non poco conto, in Italia, col Partito Democratico, ed in Francia, col Partito Socialista, la stessa modalità d’OPA che ha portato due dei principali partiti socialdemocratici d’Europa a vedersi derubati del proprio contenitore e della propria classe dirigente.

Emmanuel Macron / Ed Alcock / M.Y.O.P.
Emmanuel Macron is the French Minister of Economy, Industry and Digital Affairs in the Second Valls Government. He was appointed on 26 August 2014. He was previously a senior official, politician and former investment banker. Photographed in his office in Bercy, a few days after having shaved his headline-making beard. Photo (c) Ed Alcock / M.Y.O.P. 18/1/2016

Quanto all’Inghilterra, la situazione è, per nostra fortuna, molto più positiva, in virtù del fatto che esprimere un’OPA nei confronti del primo partito di sinistra del Mondo, non è cosa semplice. Il Labour è stata la prima Forza Politica Occidentale a mettere in discussione se stessa e, quindi, ha visto in casa la fine di ciò che l’ha contraddistinta per diversi anni: il blairismo. Ed ha toccato con mano la reazione dei Tories a più di un decennio di politiche solo sulla carta alternative a quelle della Lady di Ferro ed a quelle di John Major. Dopo una fase intermedia, traghettata da Ed Milliband, sotto le vesti di un New Labour, che di nuovo aveva soltanto il claim, e forse nemmeno quello, in poco tempo hanno preso piede le posizioni classiche e quasi pre-thatcheriane di Jeremy Corbyn che, nonostante l’oscuramento del regime mediatico nelle mani dell’establishment neoliberista britannico e del Governo Conservatore, nonostante l’aperta contrapposizione di Tony Blair a qualsiasi mossa politica del comandante in pectore, sta tenendo botta e, stando all’ultimo sondaggio YouGov (Istituto Sondaggistico nelle mani di un iscritto al Partito Conservatore), è ben oltre il 40% ed attualmente diverrebbe Primo Ministro.

Labour leadership challenge
Jeremy Corbyn celebrates his victory following the announcement of the winner in the Labour leadership contest between him and Owen Smith at the ACC Liverpool. PRESS ASSOCIATION Photo. Picture date: Saturday September 24, 2016. See PA story LABOUR Main. Photo credit should read: Danny Lawson/PA Wire

Di pari passo, procede negli Stati Uniti d’America il cammino del quasi ottantenne Senatore Indipendente e Socialdemocratico del Vermont Bernie Sanders. Bernie Sanders è attualmente, e da tre anni circa, il politico più popolare negli States e, stando agli ultimi sondaggi, risulta essere il favorito alle prossime Primarie del Partito Democratico in ticket con l’ultra-progressista Elizabeth Warren, ben più avanti di Biden/Becerra e di Joe KennedyIII/Harris. Una media sondaggi lo darebbe, al primo turno, al 30%. Mentre, per quel che riguarda il dualismo Sanders-Trump, cosiccome tre anni fa, prima di subire le frodi elettorali in svariati Stati da parte del DNC, all’epoca capeggiato da Debbie Wassermann Schulz prima, e da Donna Brazile dopo, Bernie si mantiene in testa quale miglior primo sfidante per la Casa Bianca. Cioddetto, detto del peso elettorale di un politico che ha governato uno degli stati meno popolosi d’America, ma tra i più benestanti, detto della sua popolarità (solo l’altro ieri ha raggiunto e superato durante un Live sull’Ineguaglianza su FB 1,7 milioni di views), detto che è tutt’ora osteggiatissimo persino dai broadcaster più Liberal (uno su tutti NBC/MSNBC), Sanders rappresenta, oggi, alla veneranda età di 78 anni, il prototipo di politico di sinistra socialdemocratica rooseveltiana che tanto ha dato al nostro Continente dopo la sua morte, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Proprio Bernie Sanders promette la reintroduzione della Glass-Steagall e consiglia gli altri Paesi di agire in egual modo, ed il rafforzamento della Dodd-Frank, sempre Sanders ha posto all’attenzione dell’opinione pubblica statunitense il perché delle diseguaglianze e proprio grazie alla sua narrazione è possibile parlare oggi di 1% e di 99% della popolazione. Bernie Sanders ha posto fine al McCarthysmo negli Stati Uniti, contrapponendo agli effetti della crisi economica un maggiore peso da parte dello Stato nell’economia Miltoniana, laddove sembrava essere blasfemia, facendo diventare un po’ ovunque capisaldi delle offerte politiche delle forze progressiste mondiali il tema dell’Università gratuita e della Sanità Universale, in un Paese come gli USA ancor privi di ciò.

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La nostra sinistra deve ripartire dall’identificazione del principale avversario da osteggiare, dalla consegna della sua immagine, dei suoi simboli e del suo linguaggio interpretato ai cittadini, da un sano rinnovamento della classe dirigente formatasi attraverso i nuovi luminari del neo-keynesismo, dall’individuazione di un Leader né attraverso primarie né attraverso giochi di potere interni ai partiti, dalla protezione della comunità di riferimento da un mercato senza regole, dalle parole d’ordine della nostra Carta Costituzionale, dalla rivalutazione della macchina dello Stato, dalla capacità di saper affrontare quelli che sono flussi migratori inevitabili per via della crescente povertà e dei cambiamenti climatici, dal ripensamento della nostra società disillusa dalla flessibilità sul lavoro e dal precariato, dall’estensione dei Diritti Universali a coloro i quali non ne usufruiscono, dalla redistribuzione della ricchezza attraverso politiche fiscali e di lotta alla evasione, laddove più del 90% del gettito mancante è causato dalle multinazionali e dalle grandi imprese, dalla lotta alla illegalità quale collante della società, dalla cessione di parte della propria memoria storica in modo tale da renderla riscrivibile in comunione con i nostri avversari politici, dalla fine dalla faida interna nata nel mondo del socialismo italiano con la nascita della Seconda Repubblica e dai qui alla nascita di un nuovo partito socialdemocratico che sappia tener conto delle sue componenti: socialista pertiniana, socialista craxiana, cristiano-sociale, progressista, ex comunista.

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