Il sovranismo è il nuovo ‘Cavallo di Troia’ del liberismo

Asserire che il trumpismo sta navigando sul solco del protezionismo, è una sciocchezza immane. Il protezionismo di Donald Trump è pura propaganda, pura manipolazione costruita su di una efficacissima arte della distrazione. E, soprattutto, lo dicono i numeri: ad oggi, attraverso il finanziamento alle imprese che avevano delocalizzato in Messico cosiccome in Cina, si sono creati poche decine di migliaia di posti di lavoro. Meno di 5000 tra Ford ed FCA. Di cosa stiamo parlando, allora? Stiamo parlando di un protezionismo di facciata che porta tanti voti e pochi costi anche in termini di ricattabilità da parte dei mercati. Insomma, e mi duole dirlo, ci riveliamo essere la solita italietta che crede a tutto ciò che dicono i broadcasters ed i giornali ‘neocon’ d’Oltreoceano.

Donald Trump è un fuoco di paglia che ha fatto fortuna sulle frodi elettorali perpetrate da parte del DNC nei confronti di Bernie Sanders. Ha preso parte dei cavalli di battaglia appartenenti al Senatore del Vermont, e li ha vergati nuovamente (dopo le Primarie del Partito Democratico) su Hillary Clinton. Le sue posizioni interclassiste sono anch’esse propaganda ed, al contrario di quanto sostengono i nostri esperti, egli intende continuare la stagione nefasta della ‘Trickle-Down Economics’ inaugurata da Ronald Reagan, e mantenuta in vita da George Bush prima e George W. Bush dopo. In parole povere ‘crede’ nella ‘teoria dello sgocciolamento’, teoria che sostiene come dando il denaro ai ricchi, si finisce per darlo ai più poveri.

È un anarco-capitalista con la maschera del sovranista. Il figlio di un membro del Ku Klux Klan. La profezia del film ‘Idiocracy’ divenuta realtà. Un wrestler della WWE. Un narcisista molto pericoloso che, col passare dei giorni, ha praticamente azzerato lo staff con il quale si era presentato dopo il suo giuramento. E che, così facendo, ha minato del tutto quel briciolo di credibilità di cui godeva per gloria riflessa. Come direbbe Pierluigi Bersani, è un uomo solo al comando, senza scrupolo alcuno, che da qui alle Elezioni di Mid-Terms farà di tutto pur di non perdere il controllo al Congresso: andrà di feroce politica estera, per addolcire quella interna. Molto probabilmente, dopo aver incendiato i pozzi della Diplomazia con l’Iran, la Siria e la Corea del Nord, punterà sul Venezuela.

È un oligarca, un imperialista, un nazi-fascista. È un reazionario che ha come unico obiettivo quello comune a tutte le destre che egemonizzano i più grandi Paesi al Mondo: restaurare l’Ordine precedente la Seconda Guerra Mondiale. È convinto di poter competere sullo scacchiere internazionale, sottraendo denaro ai ceti meno abbienti, e consegnandolo alle élite conservatrici statunitensi. Vuole fare la voce grossa sui mercati finanziari. Con un tweet, un doppio Cheeseburger del McDonald’s, ed un cappellino rosso con su scritto ‘Make America Great Again’ ma ‘Made in China’.

È di questo che parleranno Matteo Salvini e Steve Bannon. Ed è questa la linea che adotterebbe il Governo giallo-verde una volta insediatosi. Non è una linea che sottende una ideologia ma, piuttosto, una serie di idee, proposte, promesse, pesate su evidenze scientifiche maturate sullo studio degli elettorati. È a questo che sono servite le Cambridge Analytica sparse per il Mondo: a permettere che le Alt-Right colmassero il gap, e compissero un balzo in avanti rispetto all’egemonia del neoliberismo e del neoliberalismo in campo scientifico. È il neoliberismo che si ricicla. Che assume sembianze sempre differenti, pur di farsi digerire dagli elettorati ma che, in realtà, continua per la lunga strada che porta al pensiero unico.

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