La debacle della sinistra è da imputare a Renzi e Bersani

Andare divisi ha reso inutile il voto a sinistra. E la gente ha optato per il 5 Stelle ed, in parte, per la Lega. A pochi mesi dal voto, infatti, il Centro-Sinistra, sommando Partito Democratico (26,5%), Movimento Democratici e Progressisti (4,6%), Sinistra Italiana (2,4%), e la metà di ‘altri’ (2,8%), stando ad un sondaggio della Casa Sondaggistica SWG, era addirittura prima coalizione nel Paese con il 36,3%.

Come è potuto accadere? Semplice: il livore che Matteo Renzi prova nei confronti di Pierluigi Bersani, e la mancanza di un gesto distensivo, che anteponesse gli interessi dell’Italia a quelli di bottega, da parte dell’ex Ministro dell’Economia, ha distrutto il campo progressista.

Una Repubblica di Weimar in salsa Mediterranea, che potrebbe costare molto cara ai nostri cittadini. Una contrapposizione personale ed ideologica mai vista prima, se si considera la storia della sinistra dell’Italia Repubblicana. Immotivata se si pensa alle condizioni nelle quali versa il nostro Paese.

Ecco perché credo che, considerata la gravità di quanto accaduto, i due politici, assieme alle classi politiche che rappresentano, debbano fare un paso di lato. Perché, strategia sciagurata a parte, rappresentano una stagione politica che deve terminare se si vuole il bene del Paese e della sinistra.

È inutile nascondercelo: dopo la disfatta della sinistra socialdemocratica alla fine degli anni settanta, e l’avvento del neoliberismo reaganian-tatcheriano tra anni ottanta e inizi anni novanta, la sinistra ha avuto modo di ricomporre sé stessa sulla base dei fallimenti della destra, della distruzione della classe media, e la vessazione nei confronti di ceto meno abbienti attraverso la Trickle-Down Economics.

Purtroppo per le classi sub-alterne, la sedicente sinistra occidentale non ha colto l’opportunità, ha smesso di rappresentare gli ultimi, ed ha preso a rassicurare la Finanza, proponendo una sorta di neoliberismo liberale impegnato sui diritti civili, e smarcandosi dalla ‘impegnativa’ lotta di classe.

Oggi, dopo un ventennio di possibilità disattese, culminate con la Crisi Economica, la sinistra ne esce con le ossa rotta in tutta Europa ed al di là dell’Atlantico. Se non capirà che non potrà cambiare indirizzo politico senza cambiare la classe dirigente, che lo ha attuato sulla pelle dei cittadini, darà sempre un pretesto alla rinnovata Reaganomics, mascherata con il sovranismo e con il protezionismo.

La sinistra socialdemocratica deve tornare al giorno antecedente la abiura del marxismo da parte di Tony Blair a metà anni novanta, a Frank Delano Roosevelt, a Willy Brandt, ad Olof Palme, agli italiani Enrico Berlinguer, Sandro Pertini ed Aldo Moro.

Perché è in questa ottica che lavorano esponenti socialdemocratici come Bernie Sanders, Andrea Nahler, Jeremy Corbyn, nonostante le resistenze clintonian-blairiane presenti all’interno di Democrats, SPD, e Labour. È questo il treno da prendere. Ne va delle sorti della sinistra, ne va delle sorti del Pianeta

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