Del perché il socialismo tarda ad arrivare

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I frame progressisti hanno sempre colpito nel segno negli ultimi 150 anni, e rappresentano tuttora enormi conquiste per la nostra Umanità (il concetto di Giustizia Sociale, ad esempio, è il motore stesso delle politiche-economiche mondiali). Le conquiste storiche del socialismo (fine del lavoro minorile, otto ore settimanali, sistema pensionistico, istruzione e sanità universale, il diritto di voto, etc.), rappresentano, infatti, i paletti oltre i quali non è possibile muoversi politicamente ed economicamente per un qualsivoglia Esecutivo di Governo che agisce in regime di Democrazia (molle volte questi paletti sono presenti nelle nostre Carte Costituzionali).

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Le forze progressiste, tuttavia, molto spesso, e soprattutto negli ultimi 25 anni, hanno disatteso quegli stessi frame, e quelle stesse conquiste, alla base delle loro identità. In questo modo, una Forza Politica priva di un’identità precisa e coerente con i propri simboli ed il proprio linguaggio: 1. Attrae molto poco le simpatie degli elettori a causa del suo tasso di incoerenza interna; 2. causa disorientamento (Dissonanza per Incoerenza Logica; Leon Festinger, 1957) rispetto alle idee impugnate dall’elettore negli anni precedenti. Cosa che, in Italia, al momento, colpisce sia gli elettori progressisti che hanno sostenuto per partigianeria la deriva liberista della sinistra, sia gli elettori del Movimento Cinque Stelle egemonizzati dal salvinismo, sia gli ex elettori progressisti che hanno votato Movimento Cinque Stelle. Questo perché la produzione di stati di dissonanza è in stretta connessione con tutte quelle situazioni post-decisionali in cui la persona si sente responsabile (‘Committment’) direttamente delle proprie azioni (Brehm & Cohen, 1962-64), e quindi negli elettori contraddistinti da attivismo e volontariato, aspetti tipici dell’elettore progressista medio.

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Nonostante la Crisi Economica del 2008 abbia posto fine alle ultime ragion d’essere del liberismo progressista, venuta meno la congiuntura economica di crescita che da metà anni novanta ne rese possibile il proliferare in quasi tutto l’Occidente, è stato assai difficile assistere ad un cambio di passo e, soprattutto, ad un ricambio generazionale. Anzi, sia Blair, che Clinton hanno venduto, e stanno vendendo cara la pelle, prima di accettare la evidente sconfitta programmatica. In questo caso, gli elettori che hanno sempre sostenuto il progressismo liberista, rimane fermo sulle proprie posizioni per differenti motivi: 1. Il nuovo leader socialista compie l’errore di demonizzare il precedente Leader (Jeremy Corbyn vs. Tony Blair; Bernie Sanders vs. Hillary Clinton); 2. La nuova classe dirigente demolisce le innegabili conquiste in tema di Diritti Civili (Simboli), opponendo posizioni conservatrici o equidistanti; 3. La nuova maggioranza elettorale interna al partito progressista induce gli elettori che hanno fatto la fortuna del vecchio Leader a provare sensi di colpa (In questo caso questi elettori voteranno il partito più simile al vecchio progressista liberista o smetterà di votare).

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È per questo motivo che gli elettori di sinistra finiscono per votare la destra? Non proprio: l’elettore non smette di votare politiche liberiste per ritrovarsi politiche ultra-liberiste. L’elettore, oggi, vota destra per lo stesso motivo per il quale votava tempo addietro sinistra: la voglia di rivoluzione (o cambiamento). L’elettore della nuova destra vota per una Rivoluzione Fiscale, o più semplicemente Rivoluzione Economica. E vota a destra, a maggior ragione, perché promette di indebitarsi pur di far star meglio i cittadini, rischierebbe persino il Default, combatterebbe contro gli establishment, che si oppongono a ‘questo atto sacrosanto’. E, per questo motivo, il Rivoluzionario Fiscale diventa un eroe. Meritevole di fiducia e stima personale. Fino a quando la fiducia non viene disattesa.

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Nella fattispecie, per quel che concerne la crescita di Matteo Salvini va detto, innanzitutto, che: Di Maio non regge il confronto con lui perché il Segretario della Lega è un politico di razza, è un post-ideologico della prima ora, non ha alcuna intenzione di governare, desidera dar vita ad una Campagna Elettorale permanente, in modo tale da portare il Centro-Destra, non solo a vincere le prossime Elezioni Politiche, ma ad ottenere la Maggioranza Assoluta dei Seggi;

La Lega continuerà a salire nei sondaggi (nonostante l’assoluto rischio di overloading e di overflowing a causa della voglia sfrenata di essere indexing, che può causare nel soggetto che riceve le info una sorta di repulsione) perché ha fatto propri tutti quei cavalli di battaglia che rendevano il Movimento Cinque Stelle appetibile agli elettori di Destra ed ha reso, in questo modo, il proprio partito, più coerente rispetto al Movimento Cinque Stelle e, quindi, più desiderabile (l’elettore di Destra non deve digerire le posizioni progressiste in materia di Diritti Civili e di Giustizia Sociale);

La Lega, oggi, rappresenta l’evoluzione finale del Movimento Cinque Stelle, il nuovo Movimento Cinque Stelle, perché intercetta i sogni dei meno fortunati (Reddito di Cittadinanza), le esigenze dell’establishment finanziario (Flat Tax), le paure dell’analfabeta funzionale (Lotta all’Immigrazione);

La Lega diviene così il contenitore interclassista per eccellenza della politica italiana, che egemonizzerà l’attuale e la prossima Legislatura perché staccherà la spina al Governo nello stesso momento in cui inizierà, per qualsiasi motivo, a perdere consenso. Il suo obiettivo primario è quello di esprimere il prossimo Presidente della Repubblica;

La Lega sta usando spudoratamente il Movimento Cinque Stelle, e quel che è più grave, è che Casaleggio glielo conceda, convinto com’è che Salvini gli permetterà di incassare senza problema alcuno il Taglio dei Vitalizi, il Reddito di Cittadinanza ed il Taglio delle Pensioni d’Oro. Questi provvedimenti, infatti, passeranno solo se l’elettore percepirà il ruolo fondamentale della Lega e della Destra a riguardo (Salvini potrebbe ‘ottenere’ dal Ministro Tria quello che non ha ancora otteenuto Luigi Di Maio;

La Lega, conscia del peso elettorale di tali cavalli di battaglia da spendere, magari, in Coalizione con i propri Alleati, tira sempre più Di Maio per la giacchetta con promesse elettorali che non tengono assolutamente conto del Contratto appena stipulato: ‘prima la Flat Tax del Reddito di Cittadinanza’, ‘chiudere i porti agli immigrati, invece che filtrarne gli arrivi’, ‘famiglia tradizionale vs. unioni civili’;

Salvini non è l’attuale Presidente del Consiglio, è sia l’attuale, che il prossimo Presidente: un amico che, dal dito, si sta prendendo tutto il braccio del Movimento Cinque Stelle, un Movimento Cinque Stelle che, allo stato attuale delle cose, è solo braccio.

 

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Se pensiamo solo a pochissimi anni fa, ad Occupy Wall Street, agli Indignados, riusciamo a comprendere come l’elettore abbia fatto propri tutti i cavalli di battaglia, e digerito positivamente le conquiste storiche della sinistra, ma quello che si aspetta, oggi, è che la sinistra faccia ciò che ha sempre fatto fino alla Caduta del Muro di Berlino. Insomma, l’elettore è meno moderato di quello che si pensa ed, anzi, vorrebbe che la sinistra fosse meno radicale a parole, ed ancor più radicale nei fatti. Vorrebbe che cambiasse passo. Il voto ai partiti di estrema destra ed estrema sinistra ne sono la prova, la prova di come il mondo cosiddetto moderato, in realtà, non sia mai esistito. Perché, per quanto riguarda il nostro Paese, il cristianesimo è religione tutt’altro che moderata, ma bensì rivoluzionaria. E l’elettore, a livello inconscio, non scende a patti, forse più di un elettore marxista-leninista, con il tentativo di revisione della figura del suo Dio, alfiere primo della lotta alle ingiustizie nel Tempio.

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