Renzi ha lasciato il Partito Democratico


Matteo Renzi ha lasciato il Partito Democratico per fondare una nuova creatura politica il qual nome risulta ancora ignoto. Non parteciperà alle Primarie, ne attenderà l’esito per comprendere quali debbano essere le modalità d’uscita, e quali peones saranno disposti a seguirlo, e andrà via.


Dopo aver disossato dall’interno i DEM, e decomposto la classe dirigente ex diessina e margheritina, torna all’ovile, torna da dove tutto era partito: una galante cena ad Arcore con il Cavaliere. 


Renzi tiene famiglia come tutti, ed ha compreso che al prossimo giro conterà meno di zero, considerato quello che è il più grande errore politico commesso dallo stesso: non la rottamazione, non il Referendum, ma la porta chiusa in faccia al Movimento Cinque Stelle.


A Renzi si imputa in ogni dove, la nascita dell’attuale Esecutivo, la violenza generalizzata alla quale assistiamo nel Paese, la deriva xenofoba, la recessione alle porte e, cosa di apicale importanza, il dimagrimento strutturale delle quotate in Piazza Affari che, stando all’ultimo studio del Sole 24 Ore, vede il nostro comparto bancario perdere 1/3 della propria ricchezza.


Cosa che si sarebbe potuta evitare se il politico di Rignano non avesse puntato i piedi per l’ennesimo eccesso di protagonismo. Non solo gli italiani non prendono assolutamente in considerazione la possibilità di riaffidarsi a lui, ma lo ritengono la causa principale dell’imbarbarimento della nostra politica, prim’anche della dissoluzione della sinistra italiana.


Fine miserabile, la sua, quindi. In quanto al di là di alcuni sondaggi partigiani, il suo nuovo partito non dovrebbe ottenere più del 5%. E ne sono controprova i pochi voti ottenuti alle ultime Primarie del 2017, vinte con 1,25 milioni di voti, che da soli, al 75% dell’affluenza, non superano il 3,5% dell’elettorato italiano. 

Di seguito la nostra proiezione, allo stato attuale, del risultato delle prossime Elezioni Europee del prossimo anno. Affluenza stimata del 52,5%

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