Come vincere la demagogia in materia di immigrazione

Sono anni che si fa un gran parlare di comunicazione emotiva a sinistra come antidoto nei confronti delle ultradestre ma, in sostanza, in tutti questi anni, è cambiato pressappoco nulla. Come mai? C’è bisogno di andare per gradi per comprendere le ragioni di tale sconfitta, che non è assolutamente solo ed esclusivamente comunicativa o strategica, ma che riguarda, soprattutto, aspetti culturali, sociali, economici, religiosi, psicologici, etici, morali, neuroscientifici.

Va detto, innanzitutto, che i politici italiani chiamati a far propria tale modalità comunicativa sono in grado solo in parte di abbracciare l’emotività. 1. Perché rappresentano una classe che non rappresenta la cittadinanza; 2. Perché peccano in empatia, sensibilità e capacità di immedesimarsi negli altri; 3. Perché dal punto di vista etico-morale sono per lo più corrotti o quantomeno ricattabili; 4. Perché con l’investitura a Pontefice di Jorge Mario Bergoglio non hanno ancora risolto razionalmente il nodo della laicità; 5. Perché, come per il tema immigrazione, per esempio, li contraddistingue una scissione schizofrenica per via delle cause prettamente politiche della stessa.

Ed è proprio partendo col trattare l’immigrazione che addurrò esempi su come il frame che vuole la destra esser favorita a priori alle Elezioni Politiche, quando son presenti sul tavolo della discussione politica temi con una importante carica emotiva. Va detto, ciò premesso, che per comunicare in modo efficace, se non quando vincente, v’è da cambiare la classe politica che attualmente rappresenta la sinistra italiana (e nulla più?). Per questo motivo rafforzerò quello che verrò a scrivere in risposta ai frame ed ai claim delle ultradestre italiane, ‘utilizzando’ il carisma e la contemporanea rettitudine indiscussa di un uomo di sinistra qual’è Maurizio Landini.

Il primo frame dal quale desidero partire è il seguente: ’Non ne possiamo più degli immigrati’. E la prima risposta al tempo stesso emotiva e di sinistra che farei opporre al Sindacalista della CGIL farebbe: ’Noi non ne possiamo più di voi’. Ed aggiungerei, incalzando: ‘Mille volte meglio un fratello musulmano che uno fascista’. Inutile dire che la risposta al frame delle ultradestre non incorrerebbe in impopolarità all’interno del vasto ingroup di italiani dotati di empatia e sensibilità, oltreché di memoria politica.

Il secondo frame fa: ‘Aiutiamoli a casa loro’. Ed a ciò farei lui rispondere seccamente ‘In casa mia aiuto chi mi pare’.

Il terzo frame, l’ultimo, son le classiche accuse pesanti: ’Delinquono e li paghiamo pure’. Ed all’ex Leader della FIOM suggerirei di dire: ’Facciamo lo stesso con milioni di italiani come te e per te non rappresenta un problema’.

A quanto pare non è poi così difficile rispondere con fare emotivo al populismo ed alla demagogia delle Alt-Right, ma come già detto non tutti possono dire tutto o, quantomeno, l’essenziale.

Non possono i politici che rappresentano la causa dei flussi migratori: la guerra e la vendita delle armi. Non possono coloro i quali hanno perso empatia (o non l’hanno mai avuta) a causa – anche – dell’estrazione sociale. Non possono quelli che fanno parte della cosiddetta ‘casta’ e ‘sono arroccati nel palazzo’. Non possono tutti quelli che per credo religioso, per motivazioni etiche e morali, non posseggono la forza o la predisposizione ad inviare determinati messaggi. Non possono, per fortuna e sfortuna, i senza talento e carisma.

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